COME DON BOSCO
PINO PELLEGRINO
I verbi dell'educazione 13 - COMANDARE
Il bambino deve essere guidato, non guidare! Vivere senza comandi è come giocare a tennis senza rete. La disciplina è la seconda cosa più importante che i genitori devono ai figli, dopo l’amore.
Il famoso pediatra americano Benjamin Spock che, come sappiamo, è stato accusato per le sue idee pedagogiche troppo lassiste, ad un certo punto della vita di studioso, ha sentito il dovere di dire: “Ci sono dei momenti in cui il bambino ha bisogno di trovare nei genitori un atteggiamento severo, deciso, sicuro. Un bambino che le ha sempre tutte vinte, che può fare qualsiasi cosa senza che nessuno gli dica: «No, questo non si fa», un bambino lasciato, insomma, completamente in balia di se stesso, non avrà mai un senso del limite. Non avrà nessuna sicurezza su ciò che è giusto o non è giusto fare.
Non avrà nessun riferimento, nessuna guida inferiore, perché gli è mancata la prima guida che ogni bambino ha bisogno di avere: quella dei genitori. Vivrà senza mai uscire da quel senso di onnipotenza infantile che da bambino ne faceva un piccolo tiranno infelice.
Un bambino ha bisogno di una guida sicura, senza di essa si sente infelice.
Ed anche i genitori non sono felici. In una famiglia regna il caos quando i bambini sfuggono di mano, fanno tutto quello che vogliono. Senza mai essere contenti.
Il grosso rischio di molti genitori, oggi come in passato, è quello di confondere la flessibilità con un’indulgenza assoluta che a volte rasenta l’indifferenza: ma sì, fa quello che ti pare! Chi non interviene mai con fermezza, e si lascia tiranneggiare, a volte insultare dai figli, ha rinunciato al principio fondamentale di ogni educazione”.
Adattata, addolcita, negata, rovesciata, esaltata, invocata, comunque sia, la “disciplina” continua a far più male ai genitori che ai bambini. La sentono, giustamente, come la vera sfida della famiglia attuale.
Ormai tutti concordano sul fatto che la disciplina abbia ripreso il suo significato originario. Disciplina significa semplicemente insegnamento. I figli dovrebbero essere perciò semplicemente dei discepoli. Nulla a che fare quindi con il capitolo punizioni e castighi.
La disciplina è la seconda cosa più importante che i genitori devono ai figli, dopo l’amore.
Diciamolo subito: chi vuole educare deve comandare. A prima vista l’affermazione può sembrare forte, esagerata, autoritaria. In realtà è il bambino stesso ad attendere i nostri comandi.
Già sappiamo che i bisogni fondamentali del figlio sono tre: bisogno di sazietà (bisogno di cibo), bisogno d’amore, bisogno di sicurezza. Ebbene, la sicurezza gli viene dalla nostra fermezza, dal nostro comando.
Dunque non gli facciamo nessuna violenza a comandare. E neppure dobbiamo pensare che il comando ci faccia perdere l’applauso e l’affetto del figlio. La verità sta tutta all’opposto: se lo comandiamo, dimostriamo di pensare a lui, di interessarci di lui, di volergli bene. Lo stesso Benjamin Spock considerato a torto il grande teorico di una educazione molle e arrendevole diceva: “II bambino ha bisogno di una guida sicura: si sente infelice se non la trova nei genitori”. Ma passiamo subito al concreto. Dunque, come comandare?
Ecco: perché il comando sia pedagogicamente accettabile, deve avere cinque doti.
Comando raro
Insistere troppo, comandare in continuazione (“Non correre; attento a dove metti i piedi; saluta il signore; non sporcarti; pulisciti il naso…”) oltre ad irritare il bambino, fa perdere efficacia ai comandi.
Comando concorde
Gli ordini dati dai genitori devono essere gli stessi di quelli dati dai nonni, dagli zii, dalle zie. Se non c’è un’unica strategia educativa, non si combinano che pasticci. Mai come in questo caso è indovinato il proverbio che dice: “Troppi comandanti portano la nave in montagna”.
Comando costante
Il comando non deve dipendere dai nostri umori. Se al lunedì proibiamo quello che al martedì concediamo, il figlio non capisce più nulla, si sente disorientato, insicuro. Il bambino deve capire che comandiamo perché la cosa va fatta o non fatta in quanto è buona o cattiva in sé, indipendentemente dai nostri quarti di luna.
Comando esigente
Abbiamo appena detto che è bene andare adagio a dare ordini, ma quando abbiamo stabilito una cosa perché la riteniamo giusta, guardiamoci bene dal cedere, anche se il bambino strilla, pesta i piedi, fa capricci da manuale. Mollare, significa far scattare nella mente del piccolo la convinzione che con i capricci può ottenere quel che vuole. Ed allora, addio educazione!
Comando giustificato
Il comando urlato e liquidato con un: “Qui comando io!”, non costruisce. Per essere buono, il comando deve far comprendere il motivo, la ragione dell’ordine, in modo che il figlio, gradualmente, arrivi a capire che ciò che ora fa per comando, lo dovrà fare sempre per dovere. Solo se è giustificato, il comando raggiunge il suo scopo. Infatti, qual è il motivo per cui l’educatore comanda? L’educatore comanda per non dover più comandare! Si comanda perché chi ci è affidato impari ad essere buono non per legge, ma per convinzione. Impari ad esser buono da solo.
CHI COMANDA IN CASA?
Ho domandato ad una bambina: “Chi comanda in casa?” Sta zitta e mi guarda.
“Su, chi comanda da voi: il babbo o la mamma?”
La bambina mi guarda e non risponde.
“Dunque me lo dici? Dimmi chi è il padrone.” Di nuovo mi guarda, perplessa.
“Non sai cosa vuol dire comandare?” Sì che lo sa.
“Non sai cosa vuol dire padrone?” Sì che lo sa.
“E allora?” Mi guarda e tace. Mi debbo arrabbiare?
O forse è muta, la poverina.
Ora poi scappa addirittura, di corsa fino in cima al prato.
E da lassù si volta a mostrarmi la lingua e mi grida, ridendo:
“Non comanda nessuno, perché ci vogliamo bene!”.
(Gianni Rodari)


















