COME DON BOSCO
PINO PELLEGRINO
I verbi dell'educazione 10 - Rispondere ai PERCHÉ
«Vorrei morire con la mente di un bambino, perché è il più grande dei ricercatori».

Non sta zitto due minuti, neanche a pagarlo a peso d’oro. “Mamma, perché l’erba è verde? Papà, perché il fumo vola? Perché il nonno ha i baffi? Dov’è il vento quando non soffia? I pesci fanno la pipì? Dov’ero io quando non c’ero?”.
È un bombardamento continuo che ci asfissia. Eppure non dovremmo mai stancarci di ringraziare il buon Dio che ha fatto i bambini così insaziabilmente curiosi.
“Perché?” è una parola meravigliosa: rivela che l’intelligenza è pronta e scattante. Un “perché?” al giorno toglie la ruggine mentale di torno! “Perché?” è una parola preziosa: senza “perché?” non c’è scoperta, non c’è progresso. Senza “perché”, l’uomo sarebbe bestia! Dunque dobbiamo difendere il “Perché?”, dobbiamo proteggerlo. In che modo?
La prima e più importante difesa è la nostra risposta. Se continuiamo a dire al bambino: “Lo saprai domani, smettila di disturbare…”, gli blocchiamo la curiosità, gli impigriamo il cervello. Dunque, è dovere rispondere.
✦ Rispondere a tono, non dicendo una frase qualunque, distrattamente, mentre pensiamo ad altro.
✦ Rispondere in modo breve. Il bambino ha un’attenzione che è lunga quanto un francobollo. “Perché non mi lasci prendere il coltello?”. “Perché taglia!”. Tutto qui e basta.
✦ Rispondere in modo chiaro. Certo non rispettò questa regola quel papà che, alla domanda del bambino: “Papà, che frutti sono quelli?”, rispose: “Prugne nere, caro”. Al che il piccolo: “Ma, papà, sono rosa!”. E il padre: “Sono rosa perché sono verdi!”. Rispondere in modo intelligente. Non fu tale la risposta data ad una bambina che, osservando i leoni in gabbia allo zoo, domandò: “Perché il leone ha la testa così grossa?”. Risposta: “Ma è chiaro! Così non passa attraverso le sbarre!”
✦ Rispondere tenendo d’occhio l’età. Nei primi anni il bambino non cerca la causa vera, ma vuole conoscere qual è la funzione di una cosa o di un fatto, “Perché nevica?”, “Perché così tu puoi andare a sciare”. A mano a mano che il figlio cresce, dovremo dare risposte ‘cresciute’ in profondità. Esempio: “Perché le stelle brillano così piccole?”. “Le stelle sono brillanti come il sole, ma dato che sono lontanissime, le vediamo piccole piccole…”.
✦ Rispondere valutando la qualità dei «Perché?». Vi sono, infatti, vari tipi di “Perché?”.
Abbiamo il “Perché?” che il bambino dice in continuazione solo per il piacere di dire qualcosa, passando subito ad un altro argomento, senza neanche aspettare la risposta. Abbiamo il “Perché” che nasce dal desiderio del piccolo d’essere guardato e considerato. Abbiamo i “Perché” di ricerca, di interesse vero. A questi dobbiamo rispondere, come stiamo dicendo.
✦ Rispondere con partecipazione!
“Bravo! Mi hai fatto una bella domanda! Proviamo a rispondere insieme”.
✦ Rispondere in modo sincero. La cosa non è sempre facile, ma si può. Si può rispondere in modo da non dover mai ritrattare quello che diciamo, anche su argomenti delicati come il sesso, la morte, Dio. Ci spiace che lo spazio ci impedisca di provarlo in questa sede. Abbiamo cercato di farlo altrove. D’altronde l’obiettivo del poco detto era un altro: essere un convinto invito a rispondere ai “Perché?” del bambino.
✦ Rispondere, per non spegnere la sua intelligenza inquirente.
✦ Rispondere, perché la curiosità è tra le sue doti più preziose. Il grande psicologo svizzero Jean Piaget confidava: “Vorrei morire con la mente di un bambino, perché è il più grande dei ricercatori”.
FRASI DA NON DIRE
Dobbiamo proteggere il punto interrogativo: il punto che ci ha permesso di passare dalle caverne alla conquista dei cieli. Ebbene, condizione fondamentale per non uccidere il “Perché?», è quella di evitare sempre alcune frasi, come quelle che seguono.
✦ “Sono cose che non ti riguardano”
Se il piccolo fa la domanda, è segno che la cosa gli interessa, lo riguarda.
Non rispondere, è come invitarlo a cercare da altri la risposta; oppure, peggio ancora, è spegnergli la curiosità e preparare un ragazzo passivo, abulico. Gli psicologi affermano che il bambino che non ha soddisfatto la sua curiosità nel momento in cui nasce, non si sentirà poi spinto, a scuola, ad interessarsi ad argomenti che gli sembrano tanto meno interessanti.
✦ “Te la dirò quando sarai grande”
Ogni età ha la sua pienezza. Il bambino è ‘grande’ quando è tutto bambino; così il fanciullo, il ragazzo, l’uomo maturo. Dunque a ogni età la sua risposta adeguata. Rispondendo: “Te lo dirò quando sarai grande”, si trasmette al piccolo l’idea che vi sono zone vietate, il che può favorire una curiosità morbosa.
✦ “Non hai altre domande più intelligenti da farmi?”
Il bambino è convinto che non vi siano domande idiote, per questo non molla. “Mamma, perché nel formaggio vi sono tanti buchi?”. La madre: “Non hai altre domande da farmi?”. Il piccolo tace mortificato. Ma qualche minuto dopo domanda: “Mamma, potresti almeno dirmi perché attorno ai buchi c’è il formaggio?”. Se il bambino fa una domanda che a noi sembra strana, non correggiamolo in modo brusco, ma partiamo da essa per ampliare il discorso e, se del caso, rettificarlo.
✦ “Questo chiedilo a papà”
Il piccolo potrà pensare che non siamo all’altezza della situazione, che non siamo preparate a rispondere o non ne abbiamo autorità. Dunque cerchiamo di rispondere, magari aggiungendo: «Lo chiederemo anche a papà». Questo modo di parlare rassicura e soddisfa molto il bambino che gode intensamente dell’intesa dei genitori.
✦ “Chi ti ha insegnato queste cose?”
Reagire in tal modo significa non accettare che il figlio possa anche apprendere fuori dell’ambito familiare; significa che disapproviamo il fatto che qualcuno gli abbia parlato a nostra insaputa. Una tale risposta può rallentare lo sviluppo sociale del figlio, rinchiuderlo in se stesso e renderlo diffidente verso gli altri.


















