BS Dicembre
2023

COME DON BOSCO

PINO PELLEGRINO

I VERBI DELL'EDUCAZIONE 1 - Aspettare

È il verbo dell’Avvento. Da tempo però ha perso il senso di magia che possedeva e che fa solo più capolino tra una corsa frenetica e l’altra. Il desiderio di qualcosa di bello che deve venire ci mantiene vivi, ma oggi molte persone vogliono l’appagamento qui e ora. Attendere sembra una tensione inutile. Ma la vita ha un calendario tutto suo.

Aspettare” è un verbo che oggi proprio non piace. La velocità, la corsa, ci sono entrate nelle vene e ci stanno dominando sempre più. Non è forse vero che non sappiamo più goderci neanche un caffè seduti al tavolo? Non abbiamo più tempo per assaporare la vita, «Lavoriamo, mangiamo, guadagniamo e spendiamo talmente di corsa che tutto ci scorre addosso senza sapore e senza difesa” (Massimo Gramellini).

Il guaio è che l’ossessione della velocità ha contagiato anche l’educazione! Tanti, oggi, pensano che essere bambino sia una perdita di tempo; pensano che l’infanzia sia da superare il più presto possibile, per diventare subito adulti.

Non lo crederete, eppure è vero: un bambino di terza elementare, stressato da mille impegni ben superiori alle sue forze, alla domanda: «Che cosa farai da grande?», ha risposto: «Da grande mi riposo!». Incredibile, eppure, ripetiamo, vero. Per favore, diamoci una calmata, almeno per rispetto e per amore del bambino! Basta con i troppi piccoli che soffrono di ingorgo psichico. Piccoli con le teste ben piene, ma per nulla ben fatte. A tre anni devono leggere, a quattro ballare, a cinque suonare, a sei cantare, e poi c’è il corso d’inglese, il corso di judo, di karaté… Cos’è che non funziona?

Non funziona una cosa sola, responsabile di tutti i pasticci: e cioè l’idea già accennata che l’infanzia sia un periodo inutile della vita e quindi un’età da scavalcare.

Invece no! Decisamente no!

Ciò che Pierino non impara…

Essere bambino non è tempo perso. Anzi, proprio l’infanzia è il periodo più decisivo dell’esistenza umana. La nostra vita è come una lunga addizione. Nell’addizione basta sbagliare la somma dei primi numeri per continuare a sbagliare fino alla fine. Così, pari pari: un’infanzia non riuscita porta ad una vita fallita.

Ormai questo è un principio accettato da tutti. Il bambino è, davvero, il padre dell’uomo. In Persia circola questo indovinatissimo proverbio: «Se hai piantato un cardo, non aspettarti che nasca un gelsomino». In Svezia dicono: «Ciò che Pierino non impara, Pietro non lo imparerà mai”. Insomma, l’infanzia non si dimentica. I primi anni sono come l’anfora che conserva a lungo, talora per sempre, il primo profumo con cui è venuta a contatto. La conclusione si impone: buttiamo via, per sempre, l’idea dell’inutilità dell’infanzia. Qualora ciò avvenisse, scomparirebbero immediatamente due categorie di genitori che sono una vera sventura per i figli: i genitori-turbo e i genitori-taxi. I genitori-turbo sono i genitori affetti dal “complesso di Mozart”. Mozart era un bambino prodigio che a cinque anni già componeva sinfonie. Se tale era Mozart, così deve essere anche nostro figlio, pensano i genitori-turbo. Ed eccoli investire su di lui i loro sogni, sovente ben superiori alle reali possibilità del piccolo, con conseguenze pesanti: la depressione e la disistima.

I genitori-taxi sono quelli che scorrazzano tutto il giorno di qua e di là a portare e a riprendere il figlio a scuola, a danza, a nuoto, al campo sportivo… No, così non va!

Lasciamo che il bambino sia (non che resti!) bambino; che viva da bambino: che giochi, corra, si imbratti, sogni, fantastichi, rifiuti il brodo e vada matto per le patatine fritte, che creda di toccare la luna con il dito, che creda a Gesù Bambino, a Babbo Natale, che faccia schizzare l’acqua dalle pozzanghere, che si incanti davanti alle bollicine di sapone… Un bambino tutto bambino oggi, sarà domani un ragazzo tutto ragazzo, un giovane tutto giovane. Un adulto tutto adulto. Bruciare l’infanzia è scardinare la vita! Lo scrittore cecoslovacco Franz Kafka ha un’immagine bellissima: “Lasciate dormire il futuro. Se lo svegliate prima del tempo, otterrete un presente assonnato”.

Otterrete un bambino triste, oggi, e un adulto povero, domani. I fiori artificiali si fanno in un giorno, ma restano sempre senza profumo.

Troppo presto

Oggi succede tutto troppo presto ai nostri bambini. Troppo presto assistono a scene di violenza, troppo presto vedono scene erotiche… “Hanno tre anni o poco più, e davanti ai loro occhi è già passato di tutto. Nella loro mente si è depositato di tutto: le siringhe nei parchi, gli incidenti per la strada, le piaghe dell’aids sul viso di un ragazzo. Hanno visto la vita, hanno visto la morte»: chi si sfoga in questo modo è la psicologa Anna Maria Battistin. Che ne dite?

È lecito sbattere tutto in faccia ai piccoli in modo così brutale?

È vero che oggi vi sono alcuni che pensano che non si deve nascondere nulla, né il proprio corpo né la propria anima. Ma è un dato di fatto che i bambini si sentono feriti nella loro sensibilità, nei loro sentimenti. Roberto Ossicini, titolare della Cattedra di Psicologia all’Università di Roma, da decenni impegnato nello studio della salute mentale dei bambini, nota che oggi abbiamo “bambini fin troppo sviluppati sul piano intellettivo, relazionale e straordinariamente immaturi su quello affettivo… Bambini a forte rischio di manie ossessive, depressioni, malattie psicosomatiche che una volta non intaccavano l’infanzia”. Non la intaccavano perché il bambino poteva essere bambino, vivere da bambino.      

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