DON BOSCO NEL MONDO

MARCELLA ORSINI

I Salesiani nella guerra invisibile del Messico

Con l’Ispettoria Salesiana di Messico Guadalajara, la Fondazione DON BOSCO NEL MONDO è impegnata con un progetto per salvaguardare i minori in condizioni di povertà e vulnerabilità.

 

La giornalista messicana Anabel Hernández è spietata. Scrive: «Il Messico è devastato. La profonda cultura di illegalità e corruzione ha messo in pericolo ciò che c’è di più prezioso nel paese: le famiglie, il loro patrimonio, le imprese legali che danno lavoro sicuro, la sicurezza nelle strade e a scuola, la salvaguardia delle risorse naturali e degli esseri viventi, e l’integrità dello Stato e delle sue istituzioni. La corruzione è penetrata in tutti gli ambiti della vita quotidiana: il governo, la politica, l’industria e il commercio, la cultura, lo sport e lo spettacolo. La società ha tollerato e accettato di essere parte del fenomeno e ha coniato frasi vergognose come “ciò che non è corrotto non progredisce”. In Messico il costo della corruzione si misura in migliaia di persone diventate vittime della guerra tra narcotrafficanti, migliaia di desaparecidos, centinaia di migliaia di desplazados che hanno dovuto abbandonare le loro case e strapparsi alle loro radici e milioni di noi che sono stati vessati dal sequestro e dall’estorsione. La paura è diventata parte della nostra vita quotidiana e la paura o ci paralizza o ci spinge all’azione. Poiché è impossibile oggi non avere paura in Messico, facciamo di questa paura una forza vera di cambiamento: Diffondiamo a partire dalle nostre famiglie una cultura di legalità e giustizia. Non diventiamo indifferenti come sono stati i nostri governanti davanti al dolore e alla disgrazia dei più. Non giriamo lo sguardo dall’altra parte…»

I Salesiani non hanno girato la testa dall’altra parte e sono scesi in campo incominciando, com’è nel loro stile, dai giovani. I salesiani sono tra i principali attori che a livello nazionale hanno individuato una risposta efficace e sostenibile alle situazioni emergenti di violenza e di povertà.

Grazie al 5×1000 della Fondazione Don Bosco nel mondo è possibile realizzare le attività del progetto “Medidas Socioeducativas de Medio Abierto” in tre comunità salesiane: María Inmaculada, a Ciudad Juárez, San Felipe de Jesús, a Los Mochis e Cristo Resucitado, a Tlaquepaque.

VITTIME E COLPEVOLI

Il Messico è un paese prevalentemente giovane, un terzo della sua popolazione è compresa tra i 12 e i 29 anni. In Messico ci sono attualmente sette milioni di giovani definiti con disprezzo “ninis”, tra i 15 e i 29 anni, che non hanno la possibilità di accedere allo studio e al mondo del lavoro. Un gigantesco esercito di riserva di giovani potenzialmente disponibili, o suscettibili, nel vuoto di alternative, ad incorporarsi alle reti criminali. Le bambine, i bambini, i giovani, gli adolescenti usati dalla rete del crimine organizzato hanno due caratterizzazioni sociali e giuridiche: sono vittime e colpevoli. Bambine, bambini, adolescenti e giovani sono utilizzati da bande criminali come soldati per la guerra contro lo Stato messicano, sono addestrati in campi, dove ricevono istruzioni paramilitari con tecniche nell’uso delle armi da fuoco corte, lunghe, tecniche di tortura, tecniche d’assalto e strategie per intercettare i comandi della polizia federale, dell’esercito e della marina, nonché per garantire la sicurezza e la protezione delle loro proprietà e degli affari illegali.

Le condizioni di rischio, di povertà e di vulnerabilità sono tali per cui la maggior parte delle ragazze e dei ragazzi messicani vive in una situazione di conflitto strutturale.

Il segreto dell’Oratorio

L’opera salesiana di Ciudad Juárez è costituita da tre grandi centri giovanili, sempre aperti e funzionanti, che da oltre 25 anni rispondono agli interessi e alle esigenze di ragazze, ragazzi, adolescenti e giovani in situazione di rischio. In questi centri si dà grande valore alle attività sportive, ai laboratori culturali e alle iniziative artistico-ricrea­tive in spazi adeguati e accoglienti. L’esperienza e le capacità gestionali della comunità di Ciudad Juarez hanno permesso agli interventi che qui si realizzano di diventare un riferimento e un modello da replicare.

Los Mochis è una città dello Stato di Sinaloa, territorio di uno dei cartelli del narcotraffico più potenti e violenti dello Stato. I Salesiani hanno due oratori molto frequentati e anche un oratorio “di strada”.

Anche la città di Tlaquepaque è assediata dal narcotraffico. Tlaquepaque è uno degli epicentri di uno dei cartelli più pericolosi del Messico che recluta migliaia di minori ogni anno. In questo contesto di estremo rischio opera la comunità salesiana, con le attività pastorali per i giovani appartenenti a contesti di povertà e di vulnerabilità.

Il Messico non dispone di programmi di reinserimento sociale per i minori. Una delle principali sfide che il Paese deve affrontare è rappresentata dal fatto che molti degli adolescenti che si trovano nei centri di detenzione richiedono una revisione delle misure di privazione della libertà e vengono rilasciati. In pochi anni moltissimi adolescenti si sono ritrovati liberi dalla reclusione, ma privi di strumenti e di programmi di sostegno per l’inclusione sociale. Sono quindi molto inclini a commettere nuovamente atti criminali.

È proprio in questa fase che il progetto “Medidas Socioeducativas de Medio Abierto” gioca un ruolo fondamentale, in assenza di meccanismi governativi che forniscano misure specialistiche non solo per i ragazzi in detenzione che devono scontare la pena, ma anche per quanti in uscita siano alla ricerca di una vita dignitosa e rispettosa della legge, nel superamento della loro situazione di doppia vulnerabilità, la mancanza di opportunità e lo stigma di ex detenuti.

La dimensione sociale e culturale dei contesti in cui il modello dei salesiani del Messico si sviluppa è articolata su più livelli e ad ampio raggio.

Obiettivo generale del progetto è contribuire all’accompagnamento dei giovani accusati di aver commesso atti di infrazione e reinserirli in un ambiente educativo e sociale favorevole al loro sviluppo integrale.

Obiettivi specifici sono fornire supporto ai giovani nel loro processo di recupero, migliorare la loro salute psico-fisica, potenziare le loro abilità sociali e lavorative e fornire loro strumenti pratici per il reinserimento educativo e sociale.

I ragazzi beneficiari del progetto sono 100 per ogni comunità salesiana, 300 in totale, hanno età compresa tra i 14 e i 20 anni e sono stati individuati con il supporto dell’organizzazione messicana “Documenta” tramite le sue ricerche in carcere.

L’accompagnamento

La stragrande maggioranza dei beneficiari del progetto dei salesiani in Messico proviene da quartieri emarginati dove la violenza è quotidiana, sistematica e normalizzata.

Tra i beneficiari del progetto “Medidas Socioeducativas de Medio Abierto” sono stati inseriti anche alcuni bambini non accompagnati, di cui non esiste alcuna possibilità di identificazione e che in condizioni di estrema povertà commettono atti criminali. Questi bambini vengono reclutati e costretti dalla criminalità organizzata a partire dall’età di circa nove anni a commettere crimini, rientrano nel sistema giudiziario all’età di 16 anni e sono loro ad avere grande impatto sul tasso di mortalità giovanile. Si stima che circa quattro di questi bambini e adolescenti muoiano ogni giorno.

Lo spirito del progetto nell’incontro con i ragazzi è quello dell’abbandono di ogni forma di pregiudizio, del riconoscimento delle varie situazioni di vulnerabilità e dell’aiuto ai bambini e ai ragazzi a diventare soggetti attivi nel processo di cambiamento. È possibile osservare che, grazie all’azione di accompagnamento, molti ragazzi che sono stati esposti a cicli di violenza li hanno interrotti, consapevolmente o inconsciamente, diventando loro stessi agenti di mantenimento della pace nel loro territorio.

La condizione essenziale perché questo processo trasformativo si realizzi è rendere efficace la libertà assistita. Essa consente all’adolescente di scontare la sua pena in un ambiente aperto, insieme alla famiglia, sotto il controllo delle autorità competenti, degli operatori della struttura di presa in carico e della comunità.

Le prime attività specifiche del progetto sono la presa in carico del singolo ragazzo assegnato dal sistema giudiziario all’interno del progetto per un minimo di sei mesi, estendibili a un anno e la fornitura di un servizio di consulenza e di aiuto al ragazzo e alla sua famiglia, al fine di garantire il corretto monitoraggio del provvedimento sanzionatorio. Compito dei responsabili del progetto rispetto alle autorità giudiziarie è presentare le relazioni periodiche sull’accompagnamento individuale e sulle attività svolte dal ragazzo. Per quanto riguarda gli aspetti di accompagnamento psicologico, vengono realizzate sessioni di terapia individuale e di gruppo sulle tematiche dell’accettazione di se stessi, dell’autostima, del saper avviare processi decisionali e della riconciliazione. Sempre in gruppo si seguono programmi di sviluppo delle capacità fisiche e intellettive e si organizzano laboratori per il potenziamento delle abilità artistiche, associative e sportive, in base ai propri interessi. Ai ragazzi è assicurato un accompagnamento personalizzato per realizzare un progetto di vita completo che includa le fasi dell’orientamento professionale e dell’inserimento nel mondo del lavoro.

Ogni attività è seguita da un’équipe interdisciplinare che prevede figure specializzate, oltreché educatori e educatrici professionali, che aiutano i ragazzi a vedersi inseriti in un sistema di valori quali la legalità e la cittadinanza.

Una famiglia solida

In tutte e tre le comunità salesiane di Ciudad Juárez, Los Mochis e Tlaquepaque il modello di riferimento per lo sviluppo del progetto prevede l’accoglienza, lo sviluppo di un Piano di Assistenza Individuale (pia), la realizzazione di attività individuali e collettive di accompagnamento, il lavoro con le famiglie e l’accompagnamento verso il ripristino della leadership familiare.

La famiglia è uno spazio privilegiato di protezione e di cura, in cui avviene la socializzazione primaria. Lo spazio familiare è la migliore strategia per la formazione delle capacità umane. D’altra parte, la famiglia può anche essere uno spazio segnato da conflitti, disuguaglianze e violazioni, che può portare soprattutto i più piccoli a una situazione di rischio e di fragilità.

Grazie al progetto che i missionari salesiani realizzano in Messico con il 5×1000 della Fondazione Don Bosco nel mondo, centinaia di ragazzi a rischio e in conflitto con la legge possono oggi contare sul sostegno della Famiglia Salesiana per trasformare la reclusione e la mancanza di alternative in libertà e opportunità di un percorso di vita migliore.        

“Grazie al 5×1000 ricevuto, la Fondazione DON BOSCO NEL MONDO  collabora con i salesiani del Messico 
per la  realizzazione delle attività del progetto “Medidas Socioeducativas de Medio Abierto” in tre comunità salesiane:
María Inmaculada, a Ciudad Juárez, San Felipe de Jesús, a Los Mochis eCristo Resucitado, a Tlaquepaque.”
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