LE CASE DI DON BOSCO
La comunità
I Salesiani a VENEZIA
Quattro parrocchie hanno i Salesiani a Venezia, quattro magnifiche chiese, quattro incantevoli storie.
Insieme costituiscono la comunità pastorale di Venezia Castello, coordinate a livello educativo e sociale dall’attività centrale del Patronato Salesiano “Leone XIII”.

Il 19 dicembre 1894 il cardinal Patriarca Giuseppe Sarto scriveva al successore di don Bosco, don Michele Rua: “I figli di don Bosco non hanno ancora piantato le loro tende a Venezia ed io vorrei che l’opera di carità che essi esercitano si stendesse anche a questa povera Diocesi”.
Nel 1911 G. Sarto, divenuto papa Pio X, appoggiò una nuova richiesta perché i Salesiani rilevassero la Direzione del “Patronato San Pietro di Castello” operante in Fondamenta S. Gioachin n° 454, che ospitava ragazzi abbandonati bisognosi di soccorso, istruzione e lavoro.
Il 2 novembre 1911 il Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana, don Paolo Albera, invia a Venezia due confratelli. L’Opera rifiorì potenziando una scuola professionale con 82 alunni interni.
Agli inizi del 1917, in piena Guerra, la vicinanza dell’Istituto all’Arsenale di Venezia, bersaglio di bombardamenti, fece sì che tutti gli orfani e il personale fossero esodati in terraferma, a Trivignano di Mestre, in una villa affittata allo scopo. Dopo la disfatta di Caporetto, avvenuta il 24 ottobre 1917 la nuova sede a Trivignano divenne oltremodo pericolosa. In questo periodo i Salesiani, su richiesta del patriarca La Fontaine, avevano accettato di subentrare alla conduzione del Patronato Leone XIII a Castello al posto dei Fratelli delle Scuole Cristiane.
Il 7 dicembre 1917, accompagnati dal rombo incessante dei cannoni piazzati sulla foce del Piave, assieme ai pochi orfani che non erano andati a Torino e agli orfani dell’Istituto Coletti di ritorno dall’esodo a Pisa, arrivarono a Castello sei confratelli salesiani.
Nel 1952, su interesse e coordinamento di don Giuseppe Ceriotti Direttore del Patronato Leone XIII, a Castello dall’ottobre 1946, i Salesiani costituirono il Centro Arti e Mestieri – Scuola Professionale presso la Fondazione Cini nell’isola di San Giorgio Maggiore. Questa Scuola fu importantissima per molti ragazzi di Venezia: formò molti giovani avviandoli all’apprendimento di mestieri come falegnami, meccanici, tipografi e altro ancora.
Don Ceriotti fondò anche, al Lido degli Alberoni, l’Istituto Domenico Savio che all’inizio raccolse ragazzi orfani e in seguito ebbe altre funzioni.
Nella seconda metà del 1980 il Centro Arti e Mestieri di San Giorgio fu trasferito a Mestre. Dal 1990 al 2004 a S. Giorgio, negli spazi lasciati liberi dalla Scuola Professionale, ha funzionato l’isre, aggregata alla Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Pontificia Salesiana di Roma. Il 31 dicembre 2004 anche questa Entità è stata trasferita a Mestre-Gazzera dove continua ad operare fino ad oggi nell’Istituto San Marco come iusve.
La chiesa e il monastero di S. Elena
Nell’isola di Sant’Elena un monastero sorgeva già nel secolo xi. L’isola era allora molto meno estesa dell’attuale: ad un primo modesto ampliamento nel secolo xiii seguirono nell’Ottocento e nel 1915 grandi imbonimenti, su cui tra il 1926 e il 1929 sorse il moderno quartiere residenziale. Nel 1175 il vescovo di Castello Vitale Michiel vi fondò a sue spese un ospizio e ampliò il monastero, affidato ai Canonici Regolari di Sant’Agostino, dedicandolo a Sant’Elena vergine di Auxerre: caso assai raro di questo culto in Italia.
La chiesa oggi. La facciata è a capanna, con coronamento ad archetti in cotto, rosone centrale e due finestre a bifora. Il portale è opera rinascimentale; nella lunetta è stato ricollocato nella sede originaria il monumento del capitano generale da mar Vettor Capello, nel 1841 spostato a Sant’Aponal, opera di Antonio Rizzo (circa 1476). Il Capello, eminente uomo politico, fu eletto, nel 1466, generalissimo nel corso della terribile guerra tra la Repubblica e Maometto II, che si protrasse dal 1463 al 1479; ottenne importanti successi in Grecia, ma subì a Patrasso una sconfitta che lo condusse a morire di crepacuore nel 1467.
L’interno è ad unica navata con soffitto a campate rafforzate da tiranti in legno, sostenuti da barbacani, termina con un’abside poligonale con alte finestre gotiche, a bifora.
La chiesa di San Francesco di Paola
L’oratorio fu fondato nel 1296 e ristrutturato nel 1382, la chiesa fu fondata nei primi anni del ’300; furono entrambi distrutti nel 1588, al fine di costruire l’odierno edificio.
Con l’acquisto di alcune casette si era allungata fino al Rio della Tana. La comunità dei Minimi, nei secoli della sua presenza a Venezia, fu numerosa (da 25 a 40 frati), ligia alla regola che imponeva oltre ai tre voti di povertà, castità e obbedienza anche un quarto voto, quello dell’eterno quaresimale: mai carne, uova e latticini, ma pesce e verdure.
Alla metà del xviii secolo si rinnovò l’altare maggiore che era in fondo all’abside, fu costruito alla romana, al centro dell’abside.
Nel 1797 venne la bufera napoleonica, ci fu l’occupazione austriaca, poi ritornarono i francesi e il 22 luglio 1806, i frati furono trasferiti nel convento di Verona. La chiesa fu consegnata al capitolo patriarcale di San Pietro di Castello il 15 ottobre 1810 e, a questo titolo, rimase fino al 1952 quando, per decisione del patriarca Agostini, fu dichiarata Parrocchia. In seguito, nel 1966, fu affidata assieme alle parrocchie di San Pietro e di San Giuseppe alla cura dei Salesiani di don Bosco.
San Giuseppe di Castello
Con decreto del senato del 25 giugno 1512 fu stabilito di edificare una chiesa in onore di san Giuseppe.
Cinquanta monache Agostiniane provenienti da Verona costruirono con l’appoggio del senato e dell’annessa Confraternita un monastero e vi rimasero fino al 1801, quando, per effetto delle soppressioni napoleoniche (che causarono la distruzione delle attigue chiese di S. Nicolò, di S. Antonio e di S. Domenico per far spazio agli attuali giardini pubblici) abbandonarono la chiesa ed il convento. Al loro posto subentrarono le suore Salesiane della Visitazione con il compito di dedicarsi alla buona educazione delle “donzelle”. Le monache della Visitazione vennero a Venezia dalla Francia, fuggite dal terrore e portarono con sé la reliquia del cuore di san Francesco di Sales. A San Giuseppe di Castello custodirono, per un secolo, l’insigne reliquia del fondatore, che ora si trova a Treviso.
S. Pietro di Castello
Fra le isole rialtine, tra boschi e ampi stagni, Olivolo, l’isola degli olivi, fu uno dei primi insediamenti cittadini, contemporaneo a quelli di Rivolto, Gemini, Luprio, Canaleclo e Dorsoduro, le sei aree che formavano Venezia nei primi secoli.
Fin dall’viii secolo in Olivolo si svolgeva al sabato un grandioso mercato, nel quale era possibile l’acquisto di stoffe lavorate in oro ed al quale partecipavano tutti i mercanti delle isole.
Quando poi, nel 1071, Vitale Michiel I divise le isole rialtine in sei sestieri, uno di questi fu l’isola di Olivolo che si chiamò di S. Pietro, e di S. Pietro di Castello, per il castello che il doge Pietro Tribuno quasi due secoli prima edificò in Olivolo per fortificare la città.
Il 1451 segnò una data importante nella storia religiosa della chiesa.
In quell’anno il vescovo di Castello Lorenzo Giustiniani, grazie alla bolla emanata da papa Nicolò V, riunì in sé le due cariche esistenti in città, di Vescovo di Castello e di Patriarca di Grado, divenendo il I Patriarca di Venezia.
Nel 1558 il patriarca Vincenzo Diedo stipulò un contratto con Andrea Palladio per il rinnovo della facciata, opera che rimase interrotta a causa della morte del Patriarca. Soltanto verso il finire del secolo (1594 o 1596) il nuovo patriarca Lorenzo Priuli affidò la ripresa dei lavori a Francesco Smeraldi detto “Fracà”, discepolo del Palladio, che in due soli anni la eresse. Non sappiamo se effettivamente abbia eseguito fedelmente o elaborato l’originale del Palladio.
















