BS Aprile
2025

LE CASE DI DON BOSCO

Angelo Santorsola

I Salesiani a CAGLIARI

Dal 1° settembre 2023 l’animazione di tutto il fecondo fronte educativo e pastorale della Sardegna è affidata all’unica comunità salesiana, intitolata alla Nostra Signora di Bonaria, patrona massima della Sardegna, che ha dato il nome anche alla città di Buenos Aires.

Il desiderio di avere i Salesiani a Cagliari fu manifestato a don Bosco dall’arcivescovo nel 1879, con molta insistenza, ma la possibilità si concretizzò solo nel 1908 quando si accolse l’invito di monsignor Mario Piu, rettore di Sant’Antonio Abate (una chiesa del quartiere popolare della Marina) e salesiano cooperatore, a venire in città per fondare un’opera a favore dei ragazzi più poveri, che avevano le stesse caratteristiche e davano gli stessi problemi di quelli di tutte le città d’Italia all’inizio del secolo scorso. I Salesiani erano già sbarcati in Sardegna nel 1898 aprendo il Collegio a Lanusei, con primo direttore don Ceria. Nel piccolo capoluogo dell’Ogliastra facevano già un gran bene, in mezzo ad una povertà di mezzi e d’istruzione che faceva spaventare i confratelli che arrivavano dalle moderne città del Piemonte.

L’impegno a cercare il terreno e i soldi per realizzare un primo edificio nella via degli Orti (oggi via Sant’Ignazio da Laconi) non fu di poco conto, tanto che dalla posa della prima pietra nel 1908 occorre attendere l’ottobre del 1913 per far arrivare la prima comunità religiosa e avviare il primo anno scolastico in quelle aule e in quei cortili, incastonati fra le vestigia romane dell’anfiteatro e della villa di Tigellio (amico, sembra, di Cicerone), il polmone verde dell’orto Botanico, la necropoli di Tuvixeddu e le cisterne puniche.

La scuola, l’oratorio, lo sport, insieme al pane e a tanta passione, furono il luogo della cura educativa e pastorale che i Salesiani ebbero nei confronti dei ragazzi che da tutta la città accorrevano in questa oasi felice. In pochi anni i numeri aumentano a tal punto che negli anni ’30 si resero necessari nuovi fabbricati, che andando ad aggiungersi al primo nucleo, completarono con il tipico “ferro di cavallo” dell’architettura salesiana gli spazi destinati alla scuola e all’internato.

La tragedia della Seconda Guerra Mondiale, che aveva lasciato l’isola ai margini del conflitto, colpì pesantemente la città dal 17 febbraio alla fine di maggio del 1943, con inutili bombardamenti a tappeto delle forze alleate, che avrebbero dovuto preparare lo sbarco alleato, già previsto in realtà sulle coste laziali e in Sicilia. La città fu rasa al suolo per l’80%. Morti e sfollati. In quei mesi terribili, sotto le bombe delle potenze con cui l’Italia aveva appena concluso l’alleanza, l’Istituto Salesiano ospitò nei suoi sotterranei centinaia di famiglie cagliaritane che, al suono delle sirene, si rifugiavano nelle gallerie ricavate nella roccia calcarea, riadattando antichi cunicoli come rifugi antiaerei. Anche una parte dell’edificio fu squarciata dalle bombe, per fortuna senza vittime, mentre metà dei confratelli e tutti i ragazzi erano sfollati nei paesi dell’interno.

La rinascita

All’indomani della fine della guerra, i Salesiani ricostruirono e ampliarono l’edificio scolastico, riprendendo subito tutte le attività a favore delle famiglie che rientravano in città. Assolutamente lungimiranti, comprarono anche delle vigne in riva al mare, in località Solanas, dove costruirono una Colonia Marina, ad una decina di chilometri da Villasimius. Una baia dove nulla era edificato, se non una casa cantoniera e una piccola chiesetta, lungo la mulattiera, neanche asfaltata. A metà degli anni ’50 iniziarono anche a curare la pastorale di un nuovo quartiere in costruzione nella Fonsarda, molto popoloso e popolare. Lì, nel 1961 fu aperta la nuova casa salesiana di San Paolo, oratorio e parrocchia frequentatissimi. Bisogna aspettare un’altra decina d’anni perché la configurazione della presenza salesiana sul territorio si completasse con l’apertura del grande Centro di Formazione Professionale a Selargius, comune della Città Metropolitana di Cagliari. Agli inizi degli anni ’90 la scuola media e il liceo classico vanno ad arricchirsi del Liceo Scientifico e di una Scuola Materna ed Elementare “Infanzia Lieta” che ereditiamo da una Congregazione femminile.

Il carisma salesiano in questo territorio, a servizio dei giovani di Cagliari e di tutto il Sud della Sardegna, si è potuto radicare grazie allo zelo di tantissimi confratelli che hanno dedicato la loro vita, le loro migliori energie ai giovani delle scuole, degli oratori di viale Fra’ Ignazio e di piazza Giovanni, del Centro di Formazione Professionale di Selargius. Il loro ricordo è ancora in benedizione di tanti che non mancano di manifestarlo in tante occasioni. Come non ricordare le lezioni e l’arguzia di don Natale Idda, il profumo di Borotalco e le confessioni di don Giuseppe Marongiu, le premiazioni di don Osvaldo Gobbi, le prediche di don Villasanta, i tornei e l’entusiasmo di don Riccardo Macchioni, le partite a pallone con don Aldo Meloni, i giochi e i laboratori meccanici del sig. Mario Serafin, il francese don Antonio Sechi, i pellegrinaggi di don Filippo Giua, le colonie di don Silvano Sarti o il vocione di don Salvatore Cossu? Senza tralasciare l’entusiasmo e la passione educativa dei confratelli e dei laici corresponsabili dell’unica missione educativa che hanno sempre contraddistinto queste tre comunità educativo-pastorali lungo oltre 110 anni di presenza in questo territorio.

Dal 1° settembre 2023 l’animazione di tutto questo fronte educativo e pastorale è affidata all’unica comunità salesiana, intitolata alla Nostra Signora di Bonaria, patrona massima della Sardegna, che ha dato il nome anche alla città di Buenos Aires, fondata da marinai “casteddai”. Casteddu è il nome sardo di questa città, capitale del Mediterraneo, bianca come le sue rocce calcaree, come la pietra dei suoi bastioni e delle facciate delle sue chiese e dei suoi palazzi, vivace città di mare, baciata dal sole e tirata a lucido dal vento quasi costante, afflitta, come tante città del Sud, dalla povertà di mezzi, dall’emigrare dei suoi giovani in cerca di lavoro e di futuro in “continente” (così i sardi chiamano in resto della penisola) o all’estero.

I tre poli

Oggi le case salesiane della Città Metropolitana di Cagliari, affidate ad un’unica comunità religiosa, vivono l’unica missione educativa ed evangelizzatrice differenziata nei tre poli. Il polo della cultura e dell’istruzione, affidato alla casa e alla cep di Cagliari Don Bosco, nelle 8 scuole: Asilo Nido, tre scuole dell’infanzia (una nostra e due comunali), una Scuola Primaria, una Scuola Media, il Liceo Classico e il Liceo Scientifico, che insistono su tre plessi scolastici distinti. A questo lavoro tradizionale si aggiunge l’avvio, in tempo di pandemia, di SpazioCompiti, un doposcuola cittadino che serve nel pomeriggio una cinquantina di ragazzi preadolescenti e adolescenti e che vede l’impegno di tanti volontari e l’attenzione dell’amministrazione cittadina e della Chiesa Locale. Il polo dell’evangelizzazione, affidato alla casa e alla cep di Cagliari San Paolo, che ha il suo cuore pulsante nell’oratorio – centro giovanile e nella parrocchia di San Paolo, in piazza Giovanni XXIII. Il polo del mondo del lavoro, affidato alla casa e alla cep di Cagliari-Selargius, che accoglie nei suoi cortili, aule e laboratori il Centro di Formazione Professionale, che avvia alla vita i giovani attraverso corsi di operatore termoidraulico, meccanico e saldatura, elettrico, riparazione veicoli a motore e ristorazione, presso la casa salesiana di Selargius.

A questo si aggiunge la storica casa di Solanas, affidata alla cep di Cagliari Don Bosco, che per oltre cinquant’anni è stata l’oasi estiva di migliaia di bambini e di ragazzi dell’hinterland cagliaritano, delle zone e dei quartieri più poveri, affidati dai Servizi Sociali, che trascorrevano al mare settimane di spensieratezza, gioia pura, luogo di riscatto per tanto di loro, occasione di missione educativa e pastorale per tantissimi giovani animatori e Salesiani. A questa esperienza è poi subentrata quella della Vacanza Studio di Inglese con ragazzi di varie scuole salesiane d’Italia per circa 25 anni. Oggi la casa attende benefattori riconoscenti che contribuiscano significativamente ai necessari lavori di ristrutturazione, resi importanti all’indomani delle chiusure dettate dalla pandemia.

Il lavoro di condivisione della missione comune, pur nella necessaria distinzione dell’identità e dello specifico di ciascuna cep, è reso possibile dalla dedizione dei confratelli e di tanti laici corresponsabili, e si rende concreto in particolare nella formazione dei Gruppi Apostolici, della Comunità Animatori, nell’animazione vocazionale e missionaria, nella formazione e accompagnamento delle famiglie, nella gestione della comunicazione sociale, nell’apertura sempre maggiore al territorio e alla Chiesa Locale.

La presenza salesiana in questo territorio è gravida di futuro, ha ancora da esprimere tutte le ricchezze dei valori del popolo sardo e della spiritualità ancora ben radicata in tanti ragazzi e in tante famiglie di Cagliari e dell’entroterra. Valori, come l’ospitalità, la gentilezza, la fermezza, l’attaccamento alle proprie tradizioni culturali, che trovano nella fede la loro espressione più bella e più genuina. Dopo aver donato alla Congregazione e al mondo tante vocazioni missionarie, questa terra e i suoi giovani esprimono ancora un desiderio genuino di bene, che suona come sfida operativa per gli educatori, per i docenti, per gli animatori, per i confratelli e le consorelle e tutti i membri – numerosissimi – della Famiglia Salesiana.      

Tre domande al direttore don Angelo Santorsola:

Quali sono le tue più belle soddisfazioni?

Il sentirmi a casa grazie alla squisita umanità degli abitanti di questa meravigliosa città di Cagliari.

Il desiderio delle tre CEP di rendere sempre più visibile il carisma salesiano che ha ancora tanto da dire.

Constatare sempre più la Bellezza che abita nei giovani di Cagliari e che desidera essere aiutata a sbocciare.

Il riconoscere l’importanza di avere una guida spirituale da parte dei giovani e degli adulti.

Constatare come il carisma salesiano sia accolto e desiderato dalla Chiesa che è in Cagliari.

Quali le situazioni problematiche?

Certamente la sostenibilità economica del polo della scuola è quella più pesante, che ci accomuna a tutte le scuole paritarie in Italia. Quello della scuola è una realtà bellissima come opportunità educativa che ci richiede però tantissimi sacrifici perché abbiamo bisogno di benefattori che ci aiutino a scommettere sull’educazione investendo sulla cultura. Non è facile, ma confidiamo sempre nell’aiuto della provvidenza che spesso si manifesta con exallievi che vogliono far sperimentare alle nuove generazioni quel sistema preventivo che loro hanno vissuto e di cui sono infinitamente grati.

La situazione problematica di tanti giovani sardi costretti ad emigrare in cerca di futuro e di lavoro.

Le politiche discontinue sulla formazione professionale che però sembrano aver avuto da 5 anni a questa parte un cambio di tendenza positivo che si spera prosegua a beneficio dei giovani sardi e del loro inserimento nel mondo del lavoro.

Che cosa sogni per quest’opera e i suoi destinatari?

Saper raccontare con la vita quotidiana che la Speranza è viva e che dobbiamo continuare a sognare alla grande come faceva don Bosco senza mai scoraggiarsi, rendendo protagonisti i giovani. Sogno la realizzazione di un ambiente educativo dove tutti possano maturare e vivere il proprio progetto di vita. Sogno un’opera che si apra sempre più al territorio accogliendo i bisogni dei ragazzi e giovani più poveri e abbandonati.

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