BS Settembre
2022

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

I giorni dello smarrimento

Sono i giorni dello smarrimento, dell’amore che non si inventa, i giorni senza destinazione e senza un movimento; quando il gioco si fa serio e si smette di giocare, ed è tutta una salita fino a sera.

Capita a volte, mentre ci si addentra nei meandri del cammino dell’adultità, di avere la sensazione di aver perso il giusto ritmo di marcia, di procedere a rilento o, peggio ancora, di essersi arenati nelle secche dell’abitudine e del compromesso.

Mentre gli altri sembrano avanzare spediti nel loro percorso, immuni da ogni fatica o esitazione, ci sentiamo smarriti, inadeguati, costantemente in affanno nell’inseguire gli obiettivi che ci siamo prefissati e nel dare concretezza ai nostri progetti di vita. Talvolta, finiamo persino con il perdere di vista la destinazione verso cui stiamo camminando e, prigionieri di un’apatia che fiacca ogni desiderio e ogni residua energia, non riusciamo neppure a dare un senso al nostro sterile vagabondare.

Percepiamo allora con chiarezza un doloroso sentimento di estraneità rispetto alla realtà che ci circonda, ai coetanei della nostra stessa generazione, di fronte ai quali ci sentiamo come uno strumento stonato, incapace di suonare in sincronia con il resto dell’orchestra in cui è inserito. Perennemente fuori tempo in relazione alle tappe obbligate di un percorso che ci appare quanto mai in salita, ma anche fuori luogo, stranieri dappertutto, intrappolati nei vicoli ciechi di scelte sbagliate o affrontate con superficialità che sembrano allontanarci dalla possibilità di realizzare le nostre aspirazioni più autentiche.

Non è affatto semplice, quando ci assale questa consapevolezza, riuscire a ritrovare la strada per tornare in noi stessi, magari individuando una stella polare che squarci il buio delle tenebre in cui siamo sprofondati e ci guidi nella ricerca del sentiero che abbiamo smarrito. Nessuna ricetta preconfezionata può, infatti, offrirci piena garanzia di riuscita, e certo non è utile allo scopo forzarsi ad essere diversi da ciò che si è, modificando artificiosamente la propria natura e pretendendo di far risuonare il proprio strumento con un timbro differente da quello che lo caratterizza.

Mai come nei giorni dello smarrimento è, al contrario, importante rammentare che, sulla strada che conduce verso la condizione adulta, ognuno ha i suoi tempi di andatura e nessun premio è previsto per chi arriva prima al traguardo. L’essenziale non è, infatti, bruciare le tappe, correndo a perdifiato verso la meta e battendo tutti gli altri sul tempo, ma compiere un percorso significativo, in cui il ritmo del passo sia in armonia con la nostra maturazione interiore. E se anche ci saranno momenti in cui rallenteremo il cammino e avremo l’impressione di suonare in controtempo rispetto a chi ci è accanto, questo non significa che non saremo comunque capaci di generare una meravigliosa e originalissima melodia, che magari potrà essere unica nel suo genere, differente da quella interpretata da chiunque altro, ma non per questo meno intensa, sincera e appassionata.           

Sono i giorni dello smarrimento,

dell’amore che non si inventa,

i giorni senza destinazione

e senza un movimento;

quando il gioco si fa serio

e si smette di giocare,

ed è tutta una salita fino a sera,

fino al sonno che ristora.

Sono i giorni dello smarrimento,

i giorni senza desideri,

degli eventi in controtempo,

senza un ruolo nel reale;

degli occhi chiusi contro il sole

in attesa di un barlume,

quando non senti più calore

ed il vuoto ti assale…

Sono i giorni del vagabondo,

di un mondo brutto e chiuso a riccio,

cittadino di un bel niente,

straniero dappertutto;

del pacifico e determinato

esercizio del dissenso,

i giorni in cui capirsi è complicato,

i giorni fuori tempo…

Sono giorni complicati

i giorni dello smarrimento,

dove ti cerchi in una sola persona

e ti perdi in altre cento;

e il re brucia la corona,

e il silenzio trova le parole,

il mare vuole essere collina

per contemplarsi dall’alto,

come fa uno specchio…

Il mattino è così stanco di illuminare,

che mi ripete all’infinito buonanotte…

Anche un orologio rotto ha ragione

per due volte al giorno

e allora perché non posso sentirmi

come mi sento?

I tempi stanno cambiando,

ma l’unica cosa che conta

è amare quello che ho intorno

e sentire in faccia il vento…

Dov’è, dov’è, dov’è, dov’è, dov’è

la strada per tornare?

Dov’è, dov’è, dov’è, dov’è, dov’è

la stella da seguire,

la stella da seguire…

(Niccolò Fabi, I giorni dello smarrimento, 2019)

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