IL TEMPO DELLO SPIRITO

CARMEN LAVAL

I gesti della preghiera

Esprimiamo con il corpo i nostri sentimenti più profondi: il nostro amore, il nostro stupore, la nostra speranza, il nostro bisogno, la nostra fiducia, la nostra paura, la nostra impotenza e il nostro desiderio. Lo stesso avviene nei confronti di Dio. Con il corpo comunichiamo, con il corpo anche preghiamo.

Un celebre professore di famiglia ebraica ha scritto: «Mio padre pregava non per dovere, ma perché Dio era là, vicino a lui. Due volte al giorno, per una ventina di minuti, sussurrava in ebraico parole che comprendeva appena, sulle quali non rifletteva mai, parole che per lui erano una musica del cuore. Due volte al giorno, immancabilmente, al mattino e alla sera, inquadrando i momenti della notte, fecondi e pericolosi, si metteva in piedi, – il mattino rivestito dal suo scialle di preghiera, con i filatteri sul braccio e la fronte, e la sera con lo stesso libro di preghiere usato, ingiallito. Era il suo solo messaggio. Nessun proselitismo, nessuna ingiunzione. Mio padre non mi ha mai rimproverato perché non pregavo. Non ci ha mai spiegato la preghiera, né la sua necessità. Non si giustificava né si gloriava. Ci dimostrava solamente, con i suoi appuntamenti quotidiani, in tutta umiltà, ritirato in un angolo della casa, il suo amore personale per Dio. Non lo condivideva né se ne vantava. Non si lamentava né se ne rallegrava. Non era un obbligo, né ragione di fierezza. Era come l’aria che respirava».
Il nostro corpo siamo noi e nel nostro corpo rispecchiamo la nostra anima. Il nostro corpo non riesce a nascondere nulla: parla anche se la nostra bocca tace. Il corpo allora non è solo uno specchio, ma anche un magnifico strumento per comunicare con gli altri e con Dio. Ecco alcuni esempi di gesti che esprimono ed aiutano la preghiera.

Gridare

Quando ci troviamo in una situazione, sentendoci totalmente impotenti a uscirne, istintivamente gridiamo. Il salmo 129, che risuona da secoli nella bocca dei credenti, comincia proprio così: «Dal profondo a te grido, o Signore». Ogni Messa comincia con un grido: «Kyrie eleison (Signore, abbi pietà di me)!» È magnifico, liberante. Pregare insieme a voce alta che risuona è sentirci solidali, uniti, più forti.

Cantare

«Nel canto si forma la comunità, favorendo con la fusione delle voci, quella dei cuori, eliminando le differenze di età, di origine, di condizione sociale, riunendo tutti in un solo anelito nella lode a Dio» (San Paolo VI).

Stare in piedi

Lo stare in piedi è il gesto originario della preghiera umana, gesto diffuso in tutti i popoli. Anche la Bibbia conosce lo stare in piedi come l’atteggiamento normale dell’orante.
Stando in piedi, i primi cristiani sperimentano che essi sono risorti con Cristo e perciò possono stare in piedi. Nella risurrezione Dio ci ha messi in piedi e ha posto i nostri piedi su una roccia sicura, così che nessun avversario ci può più far cadere.

Le mani come ciotola

Iniziamo l’esercizio del gesto delle mani stando in piedi eretti. Apriamo poi le nostre mani in avanti piegando le braccia ad angolo, così da formare con le mani una ciotola. Stiamo per qualche momento in questa posizione davanti a Dio. È un atteggiamento di apertura, di offerta, tendiamo a Dio le nostre mani vuole, perché sia lui a riempirle. In questo atteggiamento potremmo pronunciare lentamente la preghiera che i cappellani di Lubecca, davanti ai nazisti, hanno recitato prima della loro esecuzione capitale: «Signore, ecco le mie mani. Deponi in esse ciò che tu vuoi. Prendi da esse ciò che tu vuoi. Portami dove tu vuoi. In tutto sia fatta la tua volontà».

L’orante

Dall’atteggiamento della ciotola passiamo a quello dell’orante, come viene rappresentato di continuo nelle catacombe. Portiamo le braccia verso l’alto, teniamole ampiamente distese all’altezza delle spalle, le mani aperte verso l’alto. In questo atteggiamento possiamo lodare e glorificare Dio. Avvertiremo un’ampiezza interiore e una grande libertà. Non siamo più concentrati su noi stessi, ma guardiamo a Dio.
Abbassiamo poi le braccia a formare con i gomiti un angolo, lasciando le mani aperte in avanti. Ci ritroviamo allora nel gesto di benedizione, come viene praticato presso tutti i popoli da millenni. Nelle diverse religioni questo gesto ha ricevuto di volta in volta interpretazioni diverse. Le mani diventano specchio del volto di Dio. Con questo gesto facciamo risplendere il volto di Dio sulle persone. Nella liturgia questo gesto viene raccomandato nella recita del Padre nostro.

Mani giunte

Congiungere le mani è un gesto largamente praticato presso molti popoli. In ambito cristiano viene usato solo a partire dal IX secolo. Con le mani giunte si offrono dunque a Dio i propri servizi, e allo stesso tempo ci si sottomette alla sua volontà.

Il Rosario

«Preghiera dei poveri di tutti i tempi, dei piccoli ovunque. In questo stesso momento, pregato da fratelli e sorelle ne-gli ospedali, nelle profondità delle prigioni, nel lontano Nord come nella savana africana. Una preghiera infinita-mente lenitiva, un profumo sulle mie innumerevoli ferite, si condensa in questi due Nomi, attorno ai quali ogni parola ruota, come attorno al loro centro di gravità: Maria… Gesù. Sì, Maria, dacci il potere di pronunciare il Nome sopra tutti i nomi, come bisognava sussurrarlo la notte di Natale e ai piedi della croce. E Tu, Gesù, nostro Gesù, dammi di chiamare Tua madre con questo nome che solo Tu dovevi pronunciare al massimo dell’Amore» (Daniel-Ange).

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