BS Febbraio
2022

IL TEMPO DELLO SPIRITO

Francesco Motto

I gemelli salesiani delle Ande peruviane

Dai poveri ragazzi di Arese alle popolazioni povere dell’America Latina

Nati nella stessa terra lombarda, formatisi nelle stesse case salesiane, accomunati dalla passione dell’Operazione Mato Grosso per i poveri, hanno condiviso drammi e tragedie, sono stati entrambi purificati da anni di malattia, sono sepolti in chiese parrocchiali attigue, ma a 10 mila km dal loro paese: sono don Ernesto Sirani (1945-2020) e don Elio Giacomelli (1948-2021).

El Padre de Jangas

Padre (don) Ernesto Sirani nasce a Chiari (Brescia) il 26 novembre 1945 in una cascina affittata dai 5 fratelli, che lavoravano una vasta azienda agricola per sfamare i loro 23 figli. Ernestino ha solo 7 anni quando una tragedia si abbatte su tutti loro. Nel tentativo di rimettere in moto una pompa di un pozzo per l’estrazione del concime organico atto ad irrorare la terra, uno dei fratelli scende nel pozzo, ma le esalazioni gli fanno perdere conoscenza e cade sul fondo del pozzo. Gli altri fratelli, uno dopo l’altro, scendono in aiuto ma tutti rimangono asfissiati. Inutili i soccorsi. Una ferita, questa, apertasi nel cuore di Ernestino, che lo ha forgiato a “soffrire con chi soffre” negli anni di missione e lo ha preparato ad affrontare colà un’altra tragedia.

Grazie all’aiuto della nonna, benefattrice della vicina casa salesiana, può concludere le scuole elementari nella casa salesiana di Montodine (Cremona) e poi tornare a frequentare le scuole medie e ginnasiali nella casa di formazione della “sua” Chiari. Qui ha la sorte di trovare come insegnante di italiano, latino e greco don Silvio Galli, di cui è stata introdotta la causa di beatificazione.

Seguono per Ernesto l’anno di noviziato a Missaglia (Lecco), la prima professione nel 1964, la seconda nel 1967 dopo gli studi liceali a Nave (Brescia) e quella perpetua nel 1970. Ernesto è un giovane serio, riflessivo, poco appariscente, formidabile giocatore di calcio. La prima “obbedienza” lo manda a svolgere il triennio di tirocinio pratico (1967-1970) nell’ospizio-scuola di Darfo (Brescia), dove incontra come direttore don Luigi Melesi, il salesiano appena ritornato dall’aver accompagnato i volontari dell’Operazione Mato Grosso nella loro prima spedizione a sostegno del fratello missionario, padre Pedro, a Poxoreo in Brasile.

A 35 anni i superiori gli concedono di partire e si ritrova così sulle Ande peruviane, parroco di Jangas, diocesi di Huaraz, cui fanno riferimento una trentina di comunità disperse sulla Cordigliera Bianca e sulla Cordigliera Negra. Vi rimarrà 39 anni. Lo spettacolo davanti a lui della cima dell’Huascarán (m. 6768) è mozzafiato, ma lo è anche quello dei campesinos che, schiene a terra, lottano giorno dopo giorno per ricavare il necessario per vivere. Suo vicino di parrocchia è padre Elio Giacomelli, giunto colà due anni prima, proveniente pure da Arese. Non troppo lontano, a Chacas, da tempo c’è pure padre Hugo che sta costruendo sulle Ande la Valdocco di don Bosco: oratori, scuole, laboratori, cappelle…

Padre Ernesto non si risparmia: prepara le prime comunioni, promuove attività oratoriane, avvia laboratori, fonda una cooperativa… È tutto per la sua gente, sempre disponibile e generoso, instancabile. Ha fatto suo lo slogan dell’omg: “meno parole, più fatti”. Riprende fiato di tanto in tanto nei momenti di incontro (e qualche affettuoso scontro) con padre Elio e nel costante dialogo con padre Hugo, che gli chiede di essere il suo confessore. I due evidentemente sono fatti per intendersi.

La tragedia

Padre Ernesto vede così realizzarsi il sogno di sempre: mettersi al servizio dei poveri, fino a dare la vita. Ma il Signore non la chiede a lui, ma al giovane Giulio Rocca, un volontario che lavora con lui: ucciso a sangue freddo dai terroristi di Sendero luminoso nel 1992. Sul suo cadavere la scritta: “No alla carità, sì alla rivoluzione”. Evidente la ragione del suo martirio!1.

Padre Ernesto è scosso, come tutta l’omg, ma non recede… e rimane per altri 18 anni. È o non è El Padre de Jangas, come ormai lo chiamano tutti?

In quegli anni sulle Ande peruviane si va concretizzando un progetto a lungo sognato da padre Hugo: dare vita a un seminario per la formazione di sacerdoti che possano coltivare la fede cristiana nell’anima semplice della gente andina. Zona prescelta è Pomallucay, (oggi nella diocesi di Huari). Le strutture non ci sono, ma ci penserà la Provvidenza. Vi insegneranno alcuni parroci locali, perché con le nozioni teoriche possano trasmettere elementi di una prassi verificata sul campo.

Con il nuovo rettore del seminario (1997) padre Gaetano Galbusera, padre Ernesto e padre Elio, Gaetano formano i nuovi sacerdoti con lo spirito di don Bosco. Padre Ernesto continua le sue lezioni in seminario rimanendo stabile a Jangas, fino a quando lo raggiunge la malattia. Non cessa di lavorare, lotta contro il male che lo consuma, ma non si arrende come un perdente. Nel 2019 rientra in Italia, si fa operare e appena possibile ritorna fra i suoi poveri. Il male persevera, è costretto a scendere a Lima per la dialisi. Alloggia nella camera che tempo addietro era stata del padre Hugo, come se un filo sottile, impercettibile ma solido li unisse. Colà muore il 27 maggio 2020.

La sua parrocchia si mobilita e prepara la tomba all’interno della chiesa, privilegio dei grandi missionari. Mentre la sua salma entra in Jangas, la gente ammassata lungo la strada rompe le misure precauzionali imposte dal governo per il problema del covid. Su uno striscione si legge “Grazie padre Ernesto per averci amato”. Padre Ernesto aveva fatto sua l’espressione di san Giovanni della Croce: “Al tramonto della vita sarete giudicati sull’amore”.

 

  1. Dopo di lui l’OMG ha avuto due altri “martiri della carità” in Perù: padre Daniele Badiali (1962-1997, di cui è in corso la causa di beatificazione) e la volontaria laica Nadia de Munari (1971-2021).

 

Padre Elio Giacomelli, l’idealista che ha pagato di persona

Padre (don) Elio Giacomelli nasce a Isolaccia, frazione del comune di Valdidentro (Sondrio) il 10 luglio 1948. Cresce all’ombra del campanile. Fin da piccolo si distingue per lo spirito di pietà, per cui il parroco ne parlò ai salesiani come possibile vocazione. Segue le orme di padre Ernesto Accolto nell’aspirantato di Chiari (Brescia) vi trascorre cinque anni di studio, accompagnato da note positive: “ragazzo aperto, sereno, di buone capacità intellettuali, dotato di buon spirito religioso e apostolico”. A 16 anni, il 15 agosto 1964 entra in noviziato a Missaglia, dove, viste le predisposizioni “pietà lodevole, buone capacità, carattere sereno e generoso, buono spirito salesiano e buona moralità” è ammesso alla prima professione triennale il 16 agosto 1965, professione che rinnova tre anni dopo e definitivamente il 15 agosto del 1971. Ordinato sacerdote nella sua Valtellina (Sondrio 16 giugno 1976) due anni dopo conclude anche gli studi civili con la laurea in filosofia.

Ormai è pronto per dedicarsi all’apostolato a tempo pieno. L’obbedienza destina anche lui come padre Ernesto ad Arese: tutto collabora a creare a padre Elio le condizioni per realizzare il suo sogno missionario al seguito del fondatore dell’omg, il suo conterraneo padre Hugo.

E così nel 1979, a 31 anni, diventa parroco a Marcarà (diocesi di Huaraz con un vescovo salesiano), raggiunto poco dopo dall’amico e compagno, padre Ernesto Sirani, a sua volta parroco a Jangas, a pochi km da lui. Sarà, come si è visto, un’amicizia sincera, stimolante, fra due personalità molto diverse fra loro ma unite nella stessa passione per i poveri.

Padre Elio ama la sua gente, si commuove di fronte alla loro povertà, cresce sempre di più nel suo cuore il proposito di dedicare ogni battito per loro, per testimoniare l’amore di Dio. Ma Dio gli prepara una sorpresa, che segnerà il resto della sua vita. Per visitare la maggioranza delle varie comunità c’è solo il cavallo di san Francesco o una moto. Quel giorno di primavera del 1983 padre Elio stava viaggiando sulla strada principale con la moto quando davanti a lui un camion carico di panche e tavole di legno, per un sobbalzo, lascia cadere una tavola che investe in pieno padre Elio. Cade rovinosamente, batte la testa, resta in coma per quasi due mesi. Lesionato gravemente a livello neurologico è costretto a rientrare in Italia, accolto nella casa di Arese.

Non intende fermarvisi: “Il Signore mi ha salvato per la mia gente di Marcará , devo tornare da loro”. Recupera molto, ma non è e non sarà mai più quello di prima, ma quello che ha perso gli viene ridonato dalla sua amata parrocchia di Marcará che lo accoglie all’entrata del paese: su una portantina in processione lo portano alla chiesa. Padre Elio non è più lo stesso di prima, la gente lo capisce e per l’amore che da lui avevano ricevuto, lo accettano così come è. I suoi gesti di amore finiscono per procurargli il rispetto anche dei terroristi di Sendero luminoso, per aver consegnato uno di loro alla polizia salvandolo da sicuro linciaggio.

Dal 1997 al 2007 rettore del nuovo seminario è il conterraneo don Gaetano Galbusera, arrivato in soccorso (e futuro vescovo di Pucallpa, nella selva peruviana). Così padre Elio e padre Ernesto tutte le domeniche pomeriggio raggiungono il seminario per l’insegnamento dell’inizio settimana. Tra i tre salesiani si approfondisce l’amicizia che già era nata nella casa di Arese anni prima.

Padre Elio spiega la filosofia con entusiasmo, mentre fatica a tenere la parrocchia di Marcarà per evidente peggioramento della salute. Arrivato il nuovo parroco, dal luglio 2012 si stabilisce definitivamente al seminario, assistito e circondato dall’affetto dei volontari della omg. Là lo colpisce il terribile covid che lo porta alla morte il 18 maggio 2021. In osservanza delle norme in vigore la salma è cremata ma le ceneri riposano nella chiesa di Marcará ai piedi del crocifisso del Señor de Chaucaya’n, oggetto della sua grande devozione.

Pochi giorni prima con padre Umberto Bolis aveva condiviso il canto simbolo di Arese che così terminava: “conducimi per mano e insieme andiamo / con te raggiungerò il mio suol / sento già il batticuor, / temo di piangere…/ E l’ora di tornar alla terra che mi vuole laggiù a morir / e li salir con te Signor”. Il sogno giovanile di padre Elio si era realizzato.           

 

 

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