BS Dicembre
2022

La casa di Maria Ausiliatrice

Natale Maffioli

I due altari della basilica di Maria Ausiliatrice

Generazioni di salesiani e di artisti hanno fatto crescere lungo gli anni la bella e tanto amata Basilica, vero dono di fede e venerazione a Maria.

Contemporaneamente alla consacrazione del santuario di Maria Ausiliatrice lo fu anche l’altare maggiore, di cui il particolare più rimarchevole doveva essere la pala, dipinta dal pittore Tommaso Lorenzone nel 1865. Don Bosco non aveva disponibilità economiche, doveva pensare anche al mantenimento dell’Oratorio e a tutte le sue incipienti iniziative, per cui la decorazione delle mura della chiesa e la realizzazione degli apparati liturgici penso che li abbia rimandati a momenti più propizi.

Le pareti della chiesa erano decorate con pitture trompe-l’æil e la grande pala doveva essere circondata da contorni dello stesso stile.

Bisognerà aspettare qualche decina d’anni perché il suo successore, don Michele Rua, dia il via ad un rinnovamento dell’aspetto esterno e interno della chiesa. Altrove abbiamo accennato alle variazioni della facciata, ora ci soffermeremo sulle migliorie apportate all’elemento più importante del santuario: l’altare maggiore.

Nel 1890, don Michele Rua affidò la progettazione del nuovo altare all’architetto Crescentino Caselli, l’architetto era alessandrino, di Fubine; era nato nel novembre del 1849, si era trasferito a Torino dove aveva frequentato la scuola per gli ingegneri, dove si era laureato. Allievo di Antonelli, si trasferì a Roma, viaggiò molto e ritornò a Torino: la sua realizzazione più nota in città fu l’Istituto di Riposo per la Vecchiaia (Poveri Vecchi) e per la città di Cagliari progettò il Palazzo Civico. Morì nell’agosto del 1932.

Arrivano gli artisti

Di sicuro la realizzazione dell’altare del santuario di Valdocco fu preceduta da numerosi disegni, purtroppo andati tutti dispersi, si è salvata unicamente la foto del bozzetto perché pubblicata sulle pagine del Bollettino Salesiano dell’agosto del 1890; la didascalia che accompagna l’illustrazione contiene delle inesattezze. Si scrive che l’altare doveva essere corredato di due statue una di san Francesco di Sales l’altra di san Vincenzo de Paoli, sappiamo però che le sculture affidate a Giacomo Ginotti non andarono oltre i bozzettoni in gesso e anche questi finirono non a Maria Ausiliatrice, ma sull’altare della chiesa della casa salesiana di Valsalice, una era dedicata, com’è scritto, a san Vincenzo de Paoli e l’altra a san Filippo Neri.

Alla realizzazione dell’altare collaborarono diversi artisti: il pittore Enrico Reffo realizzò i cartoni del mosaico apicale con l’eterno Padre, dei due angioletti del triangolo di risulta della pala del Lorenzone (riutilizzati nell’altare successivo) e la serie di splendidi cherubini alati, su lastra di rame, nei triangoli di risulta delle due facciate della galleria sotto la pala.

La grande ancona fu realizzata con marmi pregiati: la breccia africana servì per le coppie di colonne che inquadrano la pala maggiore, le colonnine della galleria sono di marmo rosso antico, capitelli e cornici sono tutti in bianco di Carrara; una nota sui capitelli delle colonne maggiori: contengono scolpiti gli elementi dello stemma salesiano. Alcuni particolari: i clipei con i santi fondatori e l’esterno del tabernacolo faranno la loro comparsa nell’altare successivo del Valotti.

L’anno 1911 fu per il santuario un anno memorabile: fu elevato a dignità di basilica minore, questo onore e la rinomanza che era accresciuta in meno di un secolo di vita avevano fatto nascere nel cuore del Rettore Maggiore di allora, don Filippo Rinaldi, il desiderio di ampliarlo; fu interpellato l’architetto Mario Ceradini, che approntò alcuni progetti per ingrandirlo, ma le soluzioni da lui prospettate non furono bene accolte dai salesiani: le sue erano eccessivamente invasive perché prevedevano la demolizione di buona parte della fabbrica voluta da don Bosco e, non ultima difficoltà, la penuria di fondi fecero desistere i salesiani dall’impresa. L’occasione per riprendere in mano la progettazione si presentò successivamente, nel 1934, pochi anni dopo la beatificazione di don Bosco. Non si ripresero i disegni del Ceradini, ma si incaricò della progettazione l’architetto salesiano Giulio Valotti. La soluzione da lui presentata non prevedeva drastiche demolizioni: si sarebbero dovuti abbattere l’antico presbiterio e la cappella del coro e si dovevano costruire, oltre al nuovo presbiterio, le due ampie cappelle ai suoi lati: quella del Crocifisso e, dirimpetto, quella dell’organo minore; i due ambienti erano delimitati da maestose colonne di ordine composito in marmo verde issorie e arabescato orobico.

Il nuovo altare

Al Valotti fu anche richiesta la progettazione del nuovo altare maggiore che avrebbe dovuto esaltare l’antica pala del Lorenzone. Purtroppo non sono giunti a noi né bozzetti, né disegni del manufatto; il nuovo altare presupponeva un presbiterio adeguato, alle sue spalle non c’era altro ambiente se non la grande galleria che circondava tutto il presbiterio e collegava le due cappelle laterali. Furono impiegati i marmi colorati più preziosi, forniti dalla ditta Remuzzi di Bergamo. Il marmo predominante è il diaspro rosso di Garessio, una pietra semipreziosa di colore rosso acceso su pasta rosso chiara con screziature di quarzo, che si cava a Villarchiosso presso Garessio (cn).

Dalle cave giunse una gran quantità di pietra che servì a costruire parte dell’altare maggiore; oltre ai due montanti, che racchiudono la pala, si realizzò il dossale con le teste dei cherubini in marmo carrarino (opera del Luisoni) racchiusi in cornici di bronzo dorato e la trabeazione culminante con un timpano (come si diceva che racchiude l’Eterno Padre a mosaico su cartoni di Enrico Reffo). Alcuni particolari dell’altare: il tabernacolo contiene taluni elementi del precedente, quello del Caselli è sormontato da un crocifisso in bronzo dorato con due mistici cervi (realizzato dalla ditta Barenghi di Milano), e questo supportava il tronetto, per l’esposizione del Santissimo, affiancato da due angeli, in marmo bianco di Carrara (opera del Luisoni) che un tempo sostenevano una corona dorata, attualmente collocati sul gradino inferiore a reggere le lampade del Santissimo. L’altare è affiancato da due coppie di balaustri in alabastro mentre la mensa è sostenuta da due angeli in bianco di Carrara, opera dello scultore Luisoni, al centro del paliotto; a completamento della specchiatura centrale vi è un’Ultima Cena, in bronzo. I salienti che racchiudono la pala sono ornati con le statue di otto santi e quattro sante che hanno maggiormente venerato la Madonna e sono opera dello scultore torinese Vignali, realizzati in legno e stucco. Le due fasce laterali hanno inferiormente il monogramma della Vergine in bronzo dorato su fondo di marmi pregiati e superiormente, sopra i due finti coretti, sono scolpiti gli stemmi dei salesiani e delle figlie di Maria Ausiliatrice.

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