FMA
Emilia Di Massimo
HAUS MORNESE
Un posto non semplicemente dove far passare il tempo, ma dove provare gioia per il resto della vita.
«La casa non è stata costruita per questo. È un’unità abitativa”, dunque anche una ricostruzione o un ampliamento erano fuori questione. Seguivano comunque pianificazioni e ricerche, d’altronde suor Gisela era stata trasferita con il compito di pensare a che cosa si poteva fare con questa casa”. Le venne subito in mente l’idea di farvi trasferire delle studentesse, poiché l’impegno verso i giovani è una pietra miliare della spiritualità delle suore salesiane, ma era anche chiaro fin dall’inizio che non era prevista una residenza studentesca standard.
Tutto unico
L’unica soluzione: una sola casa. È così che nasce e si sviluppa il concetto di “WG”, ovvero di un appartamento condiviso: “Haus Mornese”, fondata nel 2017.
Siamo nella periferia nord di Salisburgo, tre Figlie di Maria Ausiliatrice, suor Gisela Porges, suor Ulrike Weiss e suor Maria Christine Rathgeb, ed otto studentesse vivono (non abitano) sotto lo stesso tetto, davvero insieme, non soltanto una accanto all’altra. Suor Gisela sta andando al lavoro, mentre una studentessa è appena tornata dall’università; si scambiano brevemente delle battute, ci si rende subito conto che tutte si conoscono e ciascuna si sente a proprio agio, a casa. “Abbiamo un unico ingresso, una cucina, un soggiorno e una sala da pranzo.
Viviamo sullo stesso piano, porta a porta e parete a parete. Non viviamo l’una accanto all’altra, ma l’una con l’altra”, ci fa notare suor Gisela. La realtà che sia “tutto unico” emerge visibilmente: il programma di pulizia appeso accanto al frigorifero, ad esempio, è tipico di un appartamento condiviso. Sono tipici anche i piatti nella lavastoviglie, le chiacchierate al tavolo della colazione, l’andirivieni di persone, le tante biciclette nel giardino e l’ansia prima di dare gli esami. Le persone si salutano nei corridoi, chiedono come stanno e parlano di università, lavoro e vita quotidiana. L’affiatamento della comunità è particolarmente evidente nella cucina e nella sala da pranzo, ovviamente condivise. “Se hai bisogno di qualcuno con cui parlare, vai in cucina. C’è sempre qualcuno!”, concordano le suore. Suor Maria Christine partecipa volentieri alla vita delle giovani, con loro brinda agli esami superati, condivide ricette, “ma non sostituiamo la mamma”, precisa ridendo, “nessuna di noi è iperprotettiva con le ragazze: ciascuna è personalmente responsabile del successo della convivenza!” Raramente gli undici residenti sono tutti a casa, le studentesse hanno orari diversi, le suore lavorano fuori casa, per questo circa una volta al mese si svolge “la serata della comunità”, la quale inizia sempre con un momento di riflessione nella cappella della casa; dopo cena si sta semplicemente insieme, oppure si fa una passeggiata, si vede un film.
… per il resto della vita
“Vivere insieme in un appartamento non è insolito per noi suore, è costitutivo della nostra spiritualità. Avere in casa giovani donne con idee di vita completamente diverse è splendido”, afferma suor Ulrike. “Si impara l’una dall’altra”.
Alcune studentesse trascorrono solo un semestre ad “Haus Mornese”, altre vi restano sino alla laurea. suor Gisela spiega che prima di entrare nell’appartamento, le ragazze sostengono un colloquio nel quale, principalmente, si chiede se davvero la ragazza è disposta a condividere la vita con le altre.
Le studentesse non devono essere cattoliche o studiare teologia, possono provenire da qualunque parte del mondo, per le suore è importante che siano aperte alla spiritualità. “Offriamo alle giovani una casa” e, poiché la condivisione stessa dona felicità, questa è già un’esperienza nella quale affiora la religiosità della vita perché tuttavia “anche se ufficialmente non c’è un programma religioso, l’argomento emerge naturalmente in molte conversazioni”. Suor Ulrike aggiunge: “Viviamo la nostra vita religiosa e abbiamo i nostri momenti di preghiera quotidiani insieme. È raro che qualcuna delle studentesse si unisca a noi perché preghiamo alle sei del mattino, ma la cappella è sempre aperta a tutte e tante volte vediamo alcune studentesse entrare.”
Sia le suore sia le studentesse sono felici di vivere l’esperienza comunitaria, concordano che sia semplicemente bellissimo. Le suore affermano di essere felici che le studentesse siano con loro, fa cambiare l’atteggiamento nei confronti della vita dando la possibilità di vedere come vivono le giovani di oggi. La loro presenza è un grande dono”.
L’esperienza di “Haus Mornese” fa pensare a quanto afferma lo scrittore Sergio Bambarén: “Chiunque ad un certo punto della vita mette su casa. La parte difficile è costruire una casa del cuore. Un posto non soltanto per dormire, ma anche per sognare. Un posto dove crescere una famiglia con amore, un posto non per trovare riparo dal freddo ma un angolino tutto nostro da cui ammirare il cambiamento delle stagioni; un posto non semplicemente dove far passare il tempo, ma dove provare gioia per il resto della vita.” Come ogni giovane vissuta ad “Haus Mornese”.


















