BS Luglio/Agosto
2024

STORIA DI DON BOSCO PER I PIÙ PICCOLI

Disegni di Nino Musio

HANNO SOLO BISOGNO DI UN AMICO

Continua dal numero precedente…

Don Bosco decide di rimanere ancora a Torino per prepararsi meglio. Don Cafasso gli dice: «Vai, guardati intorno». Conosce soltanto la povertà delle campagne. Non sa cosa sia la miseria delle periferie cittadine.

Incontra un gran numero di giovani di ogni età che vagano per le vie e le piazze della città, specialmente nei dintorni del mercato, giocando, rissando, bestemmiando e facendo anche di peggio.

Scrive: «La parte più vicina a Porta Palazzo brulicava di merciai ambulanti, venditori di zolfanelli, lustrascarpe, spazzacamini… tutti ragazzi che vivacchiavano alla giornata».

L’impressione più sconvolgente Don Bosco la prova entrando nelle prigioni. Anche i ragazzi sono rinchiusi in stanzoni collettivi, dove i più mascalzoni diventavano i maestri di vita.

Porta pane, frutta e cioccolata. Ma è tutto inutile. Un giorno scoppia a piangere.
«Perché quel prete piange?», domanda qualcuno. «Perché ci vuole bene. Anche mia madre piangerebbe se mi vedesse qui dentro».

Don Bosco pensa: «Se questi ragazzi avessero avuto un amico pronto a prendersi cura di loro, non sarebbero finiti qui dentro».

Il primo ragazzo del quale Don Bosco diventa amico è Bartolomeo Garelli: è orfano, non sa né leggere né scrivere. Il sacrestano vuole cacciarlo fuori dalla chiesa perché non è capace di servire la Messa. «Però sai fischiare!» gli dice Don Bosco.

Dopo la messa, Don Bosco insegna a Bartolomeo a fare il segno della croce. L’opera di Don Bosco comincia con un’Ave Maria e un semplice catechismo.

Tre giorni dopo Bartolomeo porta con sé degli amici. Sono selciatori, scalpellini, muratori, spazzacamini, che vengono da lontani paesi.

CI CHIAMEREMO SALESIANI

«Durante la settimana andavo a trovarli in mezzo ai loro lavori, nei cantieri, nelle officine», ricorda don Bosco. Nasce così l’oratorio.

Alla sera, i più intelligenti di quei ragazzi vanno a gruppetti da Don Bosco che fa loro scuola.

«Specialmente nei giorni di festa, il mio confessionale era attorniato da centinaia di giovani». Don Bosco insegna che il segreto della felicità è l’amicizia con Dio.

Dopo una grave malattia, Don Bosco torna a Torino accompagnato dalla sua mamma, Margherita: «Ho affittato tre stanze a Valdocco e presto ospiterò dei ragazzi abbandonati. Non verreste a fare da mamma ai miei ragazzi?».

Nel maggio del 1847, un ragazzo bussa disperato alla porta di Don Bosco. «Vengo dalla Valsesia. Non ne posso più. Per favore, non mandatemi via».

Altri ragazzi lo seguiranno. Don Bosco apre la sua casa a tutti.

I piccoli pensionanti aumentano e don Bosco organizza la vita “familiare”. Mentre mamma Margherita si occupa della cucina, presiede al bucato, adatta e rammenda la biancheria e gli abiti logori.

Qualcuno dei ragazzi chiede a Don Bosco di diventare come lui, cioè di spendere la vita per altri ragazzi in difficoltà. Nascono così i Salesiani.

Nel 1854 arriva da Don Bosco un ragazzo di 12 anni, Domenico Savio. Con semplicità chiede a Don Bosco: «Mi aiuti a farmi santo».

Don Bosco donò a Domenico Savio la sua ricetta per la santità: Primo: allegria. Ciò che ti turba e ti toglie la pace non piace al Signore. Secondo: i tuoi doveri di studio e di preghiera. Terzo: fare del bene agli altri».

Per Domenico la comunione era il centro della giornata. Nella sua prima Comunione aveva scritto in lettere grandi questo impegno: «I miei amici saranno Gesù e Maria».

Domenico cercò di formare un gruppo di piccoli apostoli in mezzo agli altri ragazzi. Ma aveva anche poca salute e volò in cielo pochi mesi dopo, piccolo grande santo.

Nell’autunno del 1853 Don Bosco inizia all’interno dell’oratorio, il primo laboratorio per giovani apprendisti.

Negli anni che seguono Don Bosco allarga la sua casa, apre laboratori per falegnami, sarti, legatori di libri, tipografi, fabbri. Dice: «Voglio fare di questi ragazzi degli onesti cittadini e dei buoni cristiani».

Nel 1864 Don Bosco inizia a costruire, nei prati di Valdocco, un grande santuario a Maria Ausiliatrice: «Ogni mattone di questa chiesa è una grazia concessa dalla Madonna a chi l’ha invocata».

Quattro anni dopo Don Bosco, con l’aiuto di una grande donna, Maria Domenica Mazzarello, fonda le Figlie di Maria Ausiliatrice. A loro dice: «Voi farete alle fanciulle il bene che i Salesiani fanno ai ragazzi».

Nel 1875 Don Bosco consegna il crocifisso ai primi dieci salesiani che partono missionari per l’America del Sud: vanno a fare i «Don Bosco» in altre parti del mondo.

Papa Pio IX considera Don Bosco suo grande amico, e sovente lo invita a Roma chiedendogli consiglio per decisioni importanti.

Don Bosco ha inventato un sistema di educazione familiare che presto tutti riconosceranno come il «sistema ideale» per educare i giovani.

Nel 1876 Don Bosco fonda una nuova famiglia: i Cooperatori Salesiani. Prima di morire, all’alba del 31 gennaio 1888, Don Bosco dice loro: «Senza la vostra carità, avrei potuto fare poco o nulla».

LE ULTIME PAROLE DI DON BOSCO: «DITE AI MIEI RAGAZZI CHE LI ASPETTO TUTTI IN PARADISO».
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