BS Dicembre
2025

IL TEMPO DELLO SPIRITO

Don Silvio Roggia

GUADALUPE

La Virgen del rinascere.

Carissimi tutti,

sono in partenza dall’aeroporto di Città del Messico, dove ho avuto la gioia di poter incontrare giovani che si stan formando alla vita e missione salesiana in diverse comunità di questo grande paese, e con loro tanti ragazzi e ragazze, in particolare nelle zone rurali del sud est.

Ma tra tutti, il volto giovane che più mi è rimasto impresso è quello di una giovane donna, incinta, la più amata tra tutte in questa terra. È un volto su cui si posano ogni anno 12 milioni di sguardi: tanti sono quelli che vengono a trovarla là dove è venuta a incontrarli tra il 9 e il 12 dicembre del 1531.

Non è un’esagerazione per far colpo: la Virgen de Guadalupe è davvero una giovane donna incinta che così si presenta e così viene amata e “vissuta” da questa sua gente, sempre ugualmente giovane, sempre niña e sempre madre.

Quando si entra nella grande spianata della nuova Basilica, a forma di tenda circolare, da ogni parte, sia fuori sia dentro, si può già contemplare la sua presenza, impressa sulla tilma di Juan Diego da quel 12 dicembre in poi. 

I paralleli e i meridiani del nostro pianeta e il rosario dei secoli sono costellati di santuari mariani nati dallo stare di Maria tra di noi e dall’affetto di chi in varia forma è stato toccato dalla sua vicinanza materna. Guadalupe ha un dono di permanenza che non si può non cogliere, anche se si passa di lì solo per qualche ora, come ho avuto la grazia di fare arrivando a Città del Messico dal nord del paese.

Le prime navi spagnole avevano raggiunto il porto naturale di Veracruz il Venerdì Santo del 1519 (da qui il nome Veracruz). Erano tempi tumultuosi. Nelle convulsioni della nostra storia, con gli incontri-scontri di popoli e civiltà, è successo qualcosa di silenzioso e insieme capace di segnare i secoli da lì in poi. Siamo sull’altopiano a 2200 mt, là dove in seguito sorgerà la capitale di questo grande paese.

Sabato 9 dicembre 1531 Juan Diego incontra per la prima volta vicino alla collina di Totontepec questa giovane donna, mentre si recava alla chiesa francescana per la catechesi. Lei gli lascia come compito di andare dal vescovo per chiedere che si costruisca in quel luogo un “templo para en el mostrar y dar todo my amor, auxilio, compasion y defenza…”. Queste parole in spagnolo traducono il dialogo che Juan Diego intrattiene nella sua lingua materna con questa giovane così bella e insieme così vicina, vestita secondo il loro costume. Il nastro nero e il fiocco attorno al ventre sono, tra la sua gente, il simbolo della maternità in divenire.

Al primo racconto di Juan Diego il vescovo non crede. Chiede un segno. Il giorno dopo Juan Diego deve ripercorrere lo stesso tragitto in cerca di un aiuto per lo zio molto malato. Vuole evitare il luogo dell’incontro perché si sente incapace di compiere quanto gli era stato richiesto da lei. Ma ecco che lei lo aspetta dall’altra parte della collina, dove lui aveva scelto di passare per evitarla. Lo conforta con queste parole che ora in spagnolo si trovano scritte a grandi caratteri sotto la sua tilma: “¿No estoy yo aqui que soy tu madre?” Non sono forse io qui con te, che sono tua madre?

Lo rassicura sulla salute dello zio e gli chiede di salire in cima alla collina per raccogliere dei fiori (del tutto fuori stagione) e portarli al vescovo. Juan Diego va e riempie di fiori la sua tilma, la tipica tunica/mantello dei contadini di quel tempo, tessuta con fibre di agave. Nel lasciar cadere i lembi della tilma e i fiori davanti al vescovo francescano, ecco che su quel rozzo tessuto c’è l’immagine che ho potuto finalmente anch’io contemplare, unendomi per qualche ora al flusso ininterrotto di pellegrini del santuario mariano più visitato al mondo.

Ho osservato a lungo chi è passato in silenzio sotto quel mantello, con quella immagine con cui ciascuno si incontrava: un incontro tra vivi, non la visita a un museo. La fede di quel pueblo di figli e figlie non ha bisogno di altro. Ma altro, tuttavia, c’è: quella tilma mantiene la temperatura corporea di 37°, le stelle impresse nel manto riflettono le costellazioni del cielo di Totontepec del dicembre 1531, nelle pupille della Virgen, con gli ingrandimenti possibili oggi con la nostra tecnologia, si vede la scena del vescovo e di chi era vicino a lui quando quel 12 dicembre Juan Diego gli porta i fiori raccolti dentro quel tessuto.

In internet si trovano tante altre informazioni, inclusi i tentativi lungo la storia di distruggere quella immagine, troppo influente e inarrestabile.

Che la Virgen sia viva e che non desideri altro che “dar todo my amor, auxilio, compasion y defenza” lo dice il dialogo ininterrotto con lei lungo i secoli di milioni di figli e figlie, fratelli e sorelle suoi. Tra loro san Giovanni Paolo II, che per ben 5 volte da Papa è venuto a incontrarla a Guadalupe.

Non tutti possono fare lo stesso e andare a Città del Messico. Però tutti possiamo lasciarci incontrare da lei, che già porta dentro di sé l’autore della vita. “Non sono forse io qui con te, che sono tua madre?”.

La giovinezza del nostro cuore rinasce ad ogni Natale se torniamo a lasciarci incontrare, amare, difendere da questa sorella e madre che sempre ci dona suo Figlio, l’autore della nostra vita.

Insieme alle tante cose che riempiono il calendario che ci avvicina al 25 dicembre e poi passa oltre… fino a lasciarci le feste dietro le spalle, mettiamo in conto uno spazio riservato per lasciarci da lei incontrare, guardare, guarire, sorprendere. Ogni anno che passa è un numero che si aggiunge alla nostra anagrafe, ma ogni ritorno a questa Madre, che è per noi sempre Virgen, ci fa diventare sempre più giovani, fino ad essere come bambini, come quel Figlio che lei continua a donarci, giovinezza e novità assoluta in questo universo.

Buon Natale!

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