SALESIANI
Natale Maffioli
Giulio VALOTTI
Tra le tante attività nelle quali si sono cimentati i Salesiani, vi era anche quella dell’architettura e il personaggio più ricordato nella storia della congregazione salesiana per aver esercitato questa attività in modo eminente è stato certamente il coadiutore Giulio Valotti.
Giulio Valotti era nato a Quinzano d’Oglio (in quel di Brescia) il 30 gennaio 1881 aveva compiuto il corso ginnasiale nel seminario vescovile di Brescia, in seguito si presentò a Torino al primo successore di don Bosco, don Michele Rua, come aspirante alla vita salesiana. Dopo la professione religiosa a San Benigno Canavese fu coinvolto nell’Ufficio Tecnico dell’Economato Generale nel settore delle costruzioni; nel frattempo si era laureato in architettura al Politecnico di Torino. Da allora in poi la sua attività fu tutta dedicata alla progettazione e alla direzione dei lavori edilizi dei Salesiani, nonché di alcune chiese della diocesi di Torino (il santuario di Nostra Signora di Lourdes al Selvaggio presso Giaveno.)
Un ufficio di 30 metri quadrati
Potrebbe sembrare una presenza marginale, quella di un ufficio di non più di 30 metri quadrati gestito da così poche persone che le dita di una mano possono bastare ed anche, tranquillamente, avanzare; il tutto poi paragonato all’apparato organizzativo dei Salesiani, che già all’inizio del secolo era ben presente ed esteso in Italia e che cominciava ad estendersi a tutte le altre nazioni.
Eppure in quei locali affacciati sulla piazza Maria Ausiliatrice decine di istituti, chiese, scuole, oratori vennero ideati, pensati, progettati, modificati, non sempre tutti realizzati; e in tutto questo il Valotti entrò come l’artista al quale affidarsi ciecamente sia per il suo valore, per così dire, artistico, quanto per la sua capacità di “vivere” le realizzazioni sul campo (fu direttore dei lavori in diversi cantieri torinesi), sia ancora per la sua indiscutibile formazione religiosa, la quale si poneva a sigillo e garanzia della sua opera.
E comunque di questo che è decisamente riduttivo chiamare “ufficio”, il Valotti fu colui al quale i diversi Economi Generali dell’epoca, e primo di tutti don Giraudi, diedero piena fiducia, certi della sua conoscenza dei problemi connessi alla vita salesiana, nonché persona che viveva profondamente i valori religiosi; per quanto riguarda la sua capacità dal punto di vista architettonico, questa era riconosciuta non solo a livello locale.
Sono una cinquantina gli edifici, tra religiosi e scolastici, che recano la sua firma, ma l’intervento che ebbe più a cuore fu certamente l’ampliamento della basilica di Maria Ausiliatrice di Torino dove intervenne in maniera determinante: a lui si deve la salvaguardia degli edifici retrostanti la basilica, progettò il prolungamento del presbiterio con la cupola minore che lo copre e la realizzazione delle due grandi cappelle che lo affiancano; l’altare maggiore è frutto della sua inventiva, lo progettò in stile neorinascimentale con una grande cornice che ospitasse la pala dell’Ausiliatrice del Lorenzone. Sempre per la basilica, progettò l’altare di Santa Maria Domenica Mazzarello. Merita una particolare attenzione l’urna di bronzo che accoglie le spoglie della santa, dove prese a modello di riferimento la tomba realizzata nel 1469-72 dal Verrocchio nella sacrestia fiorentina di san Lorenzo per accogliere le salme di Pietro, il padre di Lorenzo de Medici, e di suo fratello Giovanni. Gli spigoli dell’arca della Mazzarello sono fatti da diverse girali di foglie di acanto, che da un piede, sempre di foglia d’acanto e da una cornice di rose canine, salgono fino alla copertura dell’urna.
Affiancano l’urna due composizioni floreali, in bronzo dorato, realizzate a mio avviso su disegno sempre del Valotti perché rispondono appieno a modelli quattrocenteschi fiorentini; non poteva l’architetto tralasciare di accompagnare l’urna della santa senza lasciarsi influenzare dal modello dello splendido risultato delle angolature antiche.
Predicare con i mattoni
Ma quello che interessa è anche il fatto della variegata tipologia degli interventi progettati dall’infaticabile signor Valotti: infatti non costruì solo nuove chiese, ma fece sopraelevazioni, arredi interni, persino alcuni arredi sacri; e degli istituti progettò i cortili, le opere parrocchiali, i teatri ma anche le scuole, i laboratori, i convitti e poi le case per il personale salesiano.
Della sua profonda pietà cristiana e religiosa, nonché del suo valore artistico, disse giustamente monsignor Bovero, primo rettore del Santuario di Selvaggio: «La presenza e l’edificante contegno dell’architetto Valotti durante i brevi soggiorni estivi nelle visite che faceva per dirigere i lavori di costruzione e di ampliamento del Santuario erano la più bella predicazione per i fedeli che frequentavano il Santuario… Come oggi ricordiamo con ammirazione il Juvarra, il Vitozzi, il Tibaldi, il Guarino che hanno lasciato nella nostra regione meravigliosi esempi del barocco piemontese, così domani sarà ricordata l’opera del Valotti per le sue geniali concezioni romanico-lombarde». Per la sua proverbiale modestia unita ad artistico talento viene spontaneo il raffronto con un altro grande coadiutore salesiano, formato direttamente da don Bosco, il maestro e compositore di musica Giuseppe Dogliani.
È significativa la testimonianza di Arturo Poesio, presidente degli exallievi di don Bosco: “Giulio Valotti è stato tipicamente e in grado eminente la personificazione del Salesiano Coadiutore, quale con intuizione certamente celeste, lo ideò e realizzò don Bosco, formandone uno dei capolavori nuovi ed inimitabili della sua Congregazione. Don Bosco preparò e forgiò il Coadiutore, quasi sacerdote, senza Messa, nella pietà e nell’apostolato; e, nella vita pratica, proteiforme elemento di ogni moderna attività: umile cameriere o amministratore o esperto ragioniere, catechista negli oratori festivi o architetto nelle molteplici creazioni di nuovi Istituti; linotipista o editore; capo d’arte oppure operaio manovale d’ogni mestiere; provveditore di generi alimentari, magazziniere o guardarobiere; spesso suonatore di ogni strumento o maestro e direttore d’artistici concerti; il buon samaritano nelle infermerie dei collegi, e nelle missioni anche dottore in medicina e, occorrendo, perfino pronto e abile chirurgo… La lunga enumerazione che fu fatta delle opere di cui il Valotti fu progettista e sovente anche direttore dei lavori, non è in realtà che una piccola parte della sua multiforme attività. Ma al disopra di ogni titolo di rinomanza e benemerenza esteriore, il compianto carissimo Coadiutore Valotti era e rimane per chi lo ha conosciuto l’esempio delle più belle virtù del Religioso secondo lo spirito di don Bosco”.
















