I FIORETTI DI DON BOSCO
B.F.
Giovannino PAN e VINO
Anche al seminario di Chieri, Giovanni Bosco era sempre lui. Lo chiamavano ’l cieric di risolin, il chierico dei riccioli, per quella sua testa che sembrava la chioma di un castagno. Una sera, in cortile, circondato come sempre da un bel gruppo di compagni, dopo aver raccontato, come era sua abitudine, qualche storia avvincente, cominciò a descrivere i giochi di destrezza che aveva imparato fin da piccolo e la celebre sfida al saltimbanco. Molti degli ascoltatori non avevano studiato a Chieri e non riuscivano a credergli. «Non mi credete, eh!» sbottò Giovanni. «Guardate!» Notò un pesante seggiolone, si chinò, lo prese per una gamba con un braccio solo, lo sollevò e se lo pose sul mento in equilibrio, lo fece saltare sulla fronte e cominciò a danzare. Gli spettatori scoppiarono in un fragoroso applauso.
Quell’anno, Giovanni aveva passato tutta l’estate a dare ripetizioni di latino a tanti ragazzi di Castelnuovo, a casa della sua mamma Margherita, nella cascina Sussambrino.
Ma non era più il ragazzone di un tempo. Sembrava indebolito e sofferente. Sapevamo tutti che trascorreva testardamente gran parte della notte a leggere e studiare.
Cercava di resistere, ma la sua salute era seriamente minata. Per un anno intero, passò più tempo a letto che in piedi. Gli ripugnava ogni sorta di cibo, era travagliato da un’ostinata insonnia, e i medici, con poco tatto, sentenziarono che era spacciato e che era ora dell’Estrema Unzione.
Ma avevano fatto i conti senza la mamma.
Appena lo seppe, Mamma Margherita riempì un fiasco del miglior Barbera invecchiato della cantina e mise in forno una pagnottona di pane di miglio. E partì per Chieri. Giovanni era pallido, debilitato, sorrise appena. «Non ce la faccio a mangiare, mamma. Riportali a casa». Mamma Margherita invece lasciò tutto sul tavolino.
Rimasto solo, Giovanni fu preso dalla smania di mangiar quel pane e di bere il vino. Incominciò a prendere un boccone di pane, che masticò ben bene e che gli parve gustosissimo. Allora ne tagliò una fetta, poi una seconda, e via via lo mangiò tutto, innaffiandolo con il vino forte e generoso. Dopo di che si addormentò d’un sonno così profondo, che durò due giorni e una notte interi. I superiori del seminario lo ritennero un assopimento che annunciava la morte e cominciarono i preparativi per il funerale. Invece, allo svegliarsi, Giovanni si sentì guarito.
Mamma, pane e vino furono candidati per la laurea ad honorem in medicina.
















