DON BOSCO NEL MONDO
Marco Borraccino – Responsabile Comunicazione Fondazione DON BOSCO NEL MONDO
Frontiera
di SPERANZA
A Tijuana, un rifugio per donne e bambini migranti: un’opportunità di rinascita.
“Se ti sedessi su una nuvola, non vedresti la linea di confine tra una nazione e l’altra, né la linea di divisione tra una fattoria e l’altra. Peccato che tu non possa sedere su una nuvola” scriveva Khalil Gibran. Se è vero che sulle nuvole nessuno può sedersi e vedere la Terra come un tutt’uno, è però altrettanto reale, invece, che sui confini e sulle frontiere può capitare di arrivare e doversi poi fermare, restando in bilico tra due mondi.
Uomini, donne e bambini, trattenuti, molto spesso imprigionati, ancora troppe volte torturati. Succede nei porti della Libia e del Mediterraneo orientale, nello stretto di Gibilterra come in Messico. Tanti arrivano alla frontiera con il proposito di varcarla, ma si ritrovano poi ad essere stanziali, naturalmente senza aver previsto, pianificato né tantomeno desiderato un esito del genere.
È breve, in questi frangenti, il passaggio da migrante pieno di paure (ma anche di speranze) a indigente del tutto privo di prospettive e di sicurezza.
A due passi dal sogno
Tijuana, Messico, si trova nell’estremo ovest della linea di frontiera con gli Stati Uniti, appena sotto la California, a pochi chilometri da San Diego e dalle suggestioni luccicanti del sogno americano.
Secondo il “World Migration Report 2024” redatto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (oim), quello messicano è il primo corridoio migratorio del mondo, con un totale di undici milioni di persone in transito nell’ultimo anno: un flusso che risulta più che raddoppiato nell’ultimo biennio.
Il Messico è, del resto, lo Stato a più alto tasso di emigrazione di tutta l’America latina, e allo stesso tempo, insieme a Perù, Brasile e Costarica, è il Paese dell’area con il più alto numero di richiedenti asilo. Sono in tanti ad arrivare nella città di Tijuana e a non poter proseguire: migranti, sfollati, migliaia di persone destinate a vivere una sorta di sospensione dell’esistenza, improvvisamente immersi in una metropoli straniera da due milioni di abitanti già connotata, di suo, da diseguaglianze sociali, criminalità, aree di emarginazione e criticità ambientali date da un clima semi-arido.
A Tijuana, ogni singola giornata di un migrante è scandita dalla difficoltà di soddisfare bisogni primari ed oppressa dall’impossibilità di tracciare un sentiero che porti a un domani migliore. Non ti trovi fisicamente in una terra di nessuno, ma è la tua vita che rischia di diventare una terra di nessuno. I più esposti ai rischi di violenza, sfruttamento e mancanza di accesso ai servizi di base sono, naturalmente, donne e bambini.
Il Rifugio Salesiano Don Bosco di Tijuana nasce esattamente in questo scenario.
Frutto dell’impegno del Proyecto Salesiano Tijuana A.C. guidato da padre Juan Carlos Solís Pérez dell’Ispettoria salesiana di Messico Guadalajara, questa struttura ha la vocazione di essere un luogo di rinascita.
L’edificio che ospita questa attività è oggi la casa di centoventi donne migranti di età compresa tra i 25 e i 50 anni e dei loro figli, ottanta bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni.
Grazie all’assistenza dei Salesiani di Don Bosco e di un personale interno di dodici persone, le donne e i bambini accolti nel Rifugio ricevono servizi per uscire dalla vulnerabilità della loro condizione e continuare a pensare al futuro: istruzione, per i bambini, nell’ottica di garantire la continuità scolastica; supporto psicologico e formazione professionale, per le donne, in una prospettiva di progressivo recupero dell’autonomia lavorativa e di cura dello stato socio-emotivo delle donne; cure sanitarie e assistenza legale per tutti i residenti.
L’obiettivo consiste quindi non solo nel migliorare la qualità della vita, ma anche nel garantire un’efficace integrazione sociale e lavorativa delle ospiti e, in prospettiva, dei loro bambini. Nel deserto organizzativo di enti e amministrazione, a Tijuana l’opera del Proyecto Salesiano diviene fondamentale per le vite di molte persone.
Un rifugio sicuro
Per mettere il Rifugio Salesiano nelle condizioni di rispondere sempre meglio alle esigenze di un’utenza così vulnerabile, la Fondazione Don Bosco nel mondo ha deciso di promuovere in questo mese la campagna di raccolta fondi “Un rifugio per rinascere a Tijuana: dona accoglienza e protezione a mamme e bambini migranti, trasforma la frontiera in luogo di speranza”.
Molto si può e si deve ancora fare per ottimizzare gli sforzi del Proyecto in relazione alla formazione professionale. Dopo un primo ciclo formativo importante sulle competenze relazionali, è infatti necessario implementare programmi che rafforzino realmente le capacità professionali delle donne ospiti, in termini di conoscenze e strumenti in settori ad alto potenziale occupazionale come la cucina e l’infermieristica. E per realizzare questo passo in più, serve però un investimento adeguato alle ambizioni, che sono alte: accelerare l’aumento percentuale di donne destinatarie che ottengono un impiego entro un certo periodo; veder allungare la durata del rapporto di lavoro; completamento dei programmi formativi.
Altrettanto determinante nel Rifugio Salesiano di Tijuana sarà il rafforzamento della consulenza legale. Donne e bambini che beneficiano del Rifugio necessitano quasi sempre, infatti, di un affiancamento appropriato che supporti le loro richieste di asilo, così come domande di documenti necessari, eventualmente, a riprendere il viaggio in sicurezza.
L’offerta di un’assistenza medica e psicologica continuativa è basilare per ogni progettualità sulle persone: garantire cura e benessere consente tanto il recupero socio emotivo delle persone, quanto il progressivo adattamento alla nuova realtà e l’acquisizione di competenze utili, come quelle di primo soccorso. Non solo prestazioni emergenziali quindi, ma una continuità assistenziale che supporti le residenti e i bambini a 360 gradi. Il progetto del Rifugio prevede sessioni di terapia settimanali per donne e bambini, in cui, grazie alla facilitazione dello psicologo, verrà affrontato il tema della gestione dello stress.
Per bambini e adolescenti, la sfida dei Salesiani di Tijuana è, come sempre, il contrasto alla povertà educativa. Una priorità da perseguire quotidianamente attraverso la realizzazione di programmi educativi multi-graduali della Scuola Salesiana di Don Bosco di Tijuana. Agli ospiti verranno forniti anche workshop, corsi e un’assistenza scolastica individuale, nell’ottica non solo di continuità e mantenimento, ma anche di sviluppo di nuove competenze utili, in base all’età, durante il periodo di residenza nel Rifugio.
Per misurare l’efficacia di questo ambito fondamentale di attività ci saranno indicatori specifici, come la frequenza giornaliera e il tasso di permanenza nel corso dell’anno, ma anche criteri più relazionali e ludici, come l’ampiezza della partecipazione ad iniziative extrascolastiche (sportive, artistiche e culturali) di bambini e adolescenti residenti nel Rifugio.
Infine, alla base di tutta l’opera del Proyecto Salesiano c’è la complessa e costante operatività del Rifugio Salesiano di Don Bosco.
L’andamento efficiente della struttura è la base affinché ogni altro pilastro progettuale possa esistere e funzionare, e questo significa garantire ogni giorno servizi essenziali, solo in apparenza banali: tre pasti sani, nutrienti e completi al giorno; prodotti puliti e sicuri durante il soggiorno degli utenti; accesso regolare ad acqua potabile, elettricità e servizi igienici.
Manutenzione degli alloggi ed ottimizzazione continua dei servizi saranno essenziali nella pianificazione del potenziamento del Rifugio, che vuol essere un luogo di vita di qualità, non soltanto una struttura di protezione.
Il traguardo finale del progetto del Rifugio Salesiano di Don Bosco di Tijuana è la riconquista dell’autonomia per consentire così alle residenti e ai bambini di riappropriarsi definitivamente del proprio futuro.
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