LE CASE DI DON BOSCO
La comunità (da Vittorio Chiari)
FERRARA
Una formidabile lezione di speranza
San Benedetto, tempio di vita spirituale e di memorie storiche.
Dov’era e com’era!
Guerra e arte non sono mai andate d’accordo, lo leggiamo anche nel piccolo tratto di storia del tempio di San Benedetto. Negli anni della guerra è ricordato il 28 dicembre 1943: gli aerei arrivano all’improvviso, segnalati dall’urlo straziante delle sirene d’allarme. Altrettanto rapidamente se ne vanno, lasciando dietro di loro decine di morti. Senza preavviso, gli aerei ritornano il 28 gennaio 1944, alcuni giorni dopo il primo attacco che ha seminato morti e distruzione. Questa volta non mietono vittime umane, ma colpiscono tragicamente una delle chiese più familiari nel panorama di Ferrara, il tempio di San Benedetto, che sorgeva su via dei Prioni, oggi corso Porta Po.
Fotografie dell’epoca rappresentano i cumuli di macerie che circondano lo scheletro dei pilastri rimasti in piedi, alberi senza foglie, tragico simbolo di bellezza profanata e violentata: affreschi, quadri, statue, arredi distrutti per sempre. San Benedetto era una chiesa stupenda, facilmente riconoscibile per il campanile pendente come la Torre di Pisa, progettata su disegno dell’Aleotti nel 1621 e completata nel 1646. Era la chiesa dei monaci dell’Abbazia di Pomposa, che nel 1553 la malaria aveva costretto a emigrare in città, a Ferrara.
I Salesiani
Nel 1912, i Salesiani ottengono parte dei chiostri e nei locali trasferiscono la scuola-convitto dell’Istituto San Carlo, che aveva avuto la sua prima sede in via Brasavola, dove era sorto per opera di monsignor Baldi e affidato loro nel 1897.
Il San Carlo come scuola e convitto che ha accolto migliaia di studenti della provincia e della regione, è rimasto aperto fino agli anni ’80 quando, scaduto il contratto, fu restituito al demanio proprietario dell’immobile.
Nel 1927 si conclusero i lavori di restauro del Tempio ritornato all’antico splendore d’arte per l’opera intelligente e coraggiosa del canonico monsignor Benedetto Pavani, deciso a dare nuova veste, solenne e appropriata, a un’opera riconosciuta da secoli patrimonio della città estense.
Nel 1930, l’arcivescovo Ruggero Bovelli sollecita i Salesiani ad assumersi l’impegno della parrocchia. Primo parroco è don Michele Gregorio, un piemontese di grande cultura e umanità, che inizia la sua opera aprendo un oratorio per i giovani e cercando un rapporto diretto con le famiglie più povere e abbandonate della città, tentando di creare un ambiente favorevole all’educazione e all’evangelizzazione. Valente compositore, è ricordato come autore della musica di “Giù dai colli”, canto in onore di don Bosco conosciuto in ogni angolo del mondo salesiano. Durante il conflitto bellico nel 1944 a causa di tre ripetuti bombardamenti, come già detto, chiesa e collegio vengono distrutti. Si salva il campanile.
Di fronte alle macerie il parroco don Gregorio ripete a tutti “È inutile piangere! Dobbiamo ricostruire la nostra chiesa ‘dov’era e com’era’”, citando la frase degli abitanti di Venezia, dopo il crollo del campanile della Basilica di San Marco.
Nella sua “testardaggine” trova come collaboratori altri due tenaci “testardi”: l’arcivescovo di Ferrara monsignor Ruggero Bovelli e l’onorevole Natale Gorini, allora deputato eletto in città. Non pochi in città sconsigliano di ricostruire, suggerendo di progettare una nuova chiesa e abbandonare i disegni del Rossetti. La gente di San Benedetto è invece d’accordo con il parroco: il tempio è memoria familiare del quartiere e le memorie non si possono distruggere azzerandole.
La guerra è stagione effimera, violenta, sanguinosa, ma passa e rinasce la speranza, che per la gente sta nel ricostruire il tempio.
I lavori cominciano nel 1951 per terminare nel 1954, il 21 marzo, con la solenne consacrazione da parte di monsignor Bovelli alla presenza del cardinale di Milano, Ildefonso Schuster benedettino.
Santi e beati
Non è stato possibile purtroppo riparare le ferite inferte al patrimonio d’arte del tempio. Sono andate distrutte opere, tele e affreschi pregevoli dei più noti artisti ferraresi ed emiliani del xvi secolo. Distrutto pure il prezioso ciborio proveniente da Pomposa.
In tre anni di lavoro, il tempio è risorto nello spazio pensato dal Rossetti: è una realtà ricuperata nella memoria delle sue linee e nell’aspetto di chi lo ha edificato per primo.
A San Benedetto hanno soggiornato alcuni santi e beati: san Carlo Borromeo, che lo Scarsellino ha avuto modo di ritrarre dal vivo; il beato don Michele Rua, il primo successore di don Bosco che ha accolto l’invito della chiesa ferrarese di aprire una Casa salesiana in città; infine il beato cardinale Schuster che in San Benedetto ha celebrato la messa dei suoi cinquant’anni di sacerdozio.
All’inizio di questo nuovo secolo non sono mancate traversie e dolorose vicissitudini. Nel 2007 un incendio ha danneggiato il presbiterio e l’intera chiesa, lasciando miracolosamente illeso il crocifisso in bronzo e intatto il legno della croce, annerito solo dal fumo provocato dall’incendio. Dopo due anni, il tempio ha potuto di nuovo riprendere vita con le funzioni religiose. Una gioia davvero breve perché il 12 maggio 2012 un forte terremoto si abbatté su Ferrara, rendendo di nuovo inagibile la chiesa. Bisognava ricominciare – ancora una volta – tutto da capo.
Completate importanti opere di sicurezza e manutenzione, la chiesa di San Benedetto nell’aprile del 2019, ha finalmente riaperto le porte ai fedeli della contrada e della città.
Le memorie, dono di un passato antico e recente, permettono di riconoscere quelle radici che garantiscono il futuro del quartiere, fatto di persone, di vicende liete e tristi, che non possiamo dimenticare.
È triste il paese che non ha memorie e dimentica il suo passato.
La storia continua
Una storia gloriosa e, a tratti, faticosa e tragica ma sempre segnata da semi e germogli di speranza. La comunità salesiana, dopo la chiusura del Collegio San Carlo, accanto al tempio ha edificato, nel 2000, un moderno Oratorio-Centro giovanile, punto importante di riferimento educativo e culturale per i giovani della città e per le famiglie: vera casa che accoglie, scuola che avvia alla vita, parrocchia che evangelizza e cortile per vivere in amicizia e allegria.
Lo frequentano ragazzi e ragazze della circoscrizione, ma anche giovani della città e del forense, in spazi che favoriscono l’integrazione, la partecipazione nel sociale, nel volontariato più vivo e operoso, insostituibile “pietra viva” della Comunità. Particolare attenzione viene posta in Oratorio sulla Catechesi per l’Iniziazione cristiana, i percorsi di mistagogia per giovani delle Superiori ed Universitari, la Scuola di Formazione per Animatori ed Educatori. Tante sono le proposte che in parrocchia vogliono coprire i temi di vita delle varie età. Ben accolta è la catechesi rivolta ai genitori che chiedono il Battesimo per i loro figli, così come è desiderata e partecipata, nel Gruppo Giovani Famiglie, la proposta mensile di incontri e catechesi per famiglie con bimbi piccoli.
Per la formazione permanente alla vita cristiana, viene offerta ogni settimana la Catechesi degli Adulti. Anche la tradizionale Benedizione delle case viene mantenuta nell’ottica di creare quelle relazioni con le famiglie, indispensabili per ascoltare, cogliere risorse, esigenze e problematiche del variegato territorio parrocchiale.
In parrocchia sono attivi e operosi i Salesiani Cooperatori e la Caritas con il suo Centro d’ascolto. Vari gruppi di volontari si rendono disponibili per ogni esigenza pastorale. Anche i Giovani da Tanto Tempo (ottant’anni è l’età minima richiesta!), gruppo di anziani che si ritrovano un pomeriggio alla settimana per un incontro di formazione e attività varie, offrono una bella testimonianza di vita cristiana, speranza e allegria salesiana.
L’Opera Salesiana gestisce pure il Cinema San Benedetto, che è Sala della Comunità e ricercato spazio per proiezioni di qualità. In esso si svolgono, da più di vent’anni, i Tè Letterari, incontri culturali a cadenza mensile ben conosciuti, stimati e partecipati dalla città. Se all’oratorio salesiano è nata la s.p.a.l. (Società Polisportiva Ars et Labor), oggi è soprattutto il luogo dello sport e del gioco per tutti, sia nella Palestra “pgs San Benedetto” sia nei campi ben attrezzati, dove piccoli e grandi si ritrovano per vivere il loro tempo libero. Tutti i giorni il salone e i campi sono aperti al gioco e alle corse dei ragazzi, ma è soprattutto nel periodo estivo che tutti gli ambienti oratoriani risuonano di canti, bans, risate fragorose e grida delle centinaia di ragazzi che frequentano il Grest.
A San Benedetto tornano volentieri anche gli exallievi, presenti oggi in vari settori della città e della provincia, come affermati professionisti o generosi lavoratori.
Tanti Salesiani hanno lasciato una traccia indelebile nel cuore di diverse generazioni che a Sambe (così è conosciuta l’Opera salesiana) sono cresciute e si sono formate. Ancora oggi, a cuore aperto, San Benedetto accoglie tutti nel segno della carità, come voleva e sognava don Gregorio, fedele copia di don Bosco a Ferrara, città dalle mille memorie, che ci impegna a guardare al futuro e ai suoi giovani con grande speranza.
“UNA FORMIDABILE LEZIONE DI SPERANZA”
Dopo aver visionato con attenzione e cura la serie di pannelli con foto e didascalie che ben descrivevano la storia e le vicissitudini subite dalla chiesa nel corso degli anni, una turista di passaggio sussurrò a mezza voce: “Incredibile storia, questa del San Benedetto. Non potrò più dimenticare queste foto!” Il parroco, che si trovava lì vicino e che aveva sentito queste parole, pensò bene di completarne il pensiero: “Ha proprio ragione, mia cara signora. Davvero questa chiesa ne ha viste di tutti i colori: distruzione e macerie nell’ultima guerra; poi incendio e terremoto… disgrazie continue, povera chiesa”. Ma non poté aggiungere altro perché fu subito interrotto: “No! No! Volevo dire che, nonostante tutti i colpi e le ferite che ha dovuto subire, questa chiesa ha dell’incredibile perché ogni volta si è rimessa in piedi, è sempre rinata”. Il parroco, sentita quell’osservazione, totalmente inattesa, restò interdetto e senza parole: lui aveva posto l’accento sul buio di quella storia, mentre quella donna ne aveva colto la capacità di ricominciare da capo, la forza e il coraggio di risollevarsi di nuovo dopo ogni batosta, di riprendere a vivere dopo ogni caduta! “Una formidabile lezione di speranza”, confessò più volte il parroco, ricordando quell’incontro e quel semplice dialogo avvenuto nella chiesa di San Benedetto.
















