BS Ottobre
2022

In Prima Linea

O. PORI MECOI

«Faccio don Bosco nel paese dei Khmer»

Incontro con Roberto Panetto, SDB, a Sihanoukville, Cambogia.

Qual è la tua carta d’identità?

Uno dei non pochi “difetti” di noi salesiani è di essere innamorati di don Bosco. Quando qualcuno ci chiede chi siamo, la pronta risposta è “salesiani di don Bosco”. Ci sentiamo figli di don Bosco prima ancora che figli del buon Dio, ma penso che il Signore si compiaccia di questa nostra debolezza perché qualsiasi mezzo porta l’essere umano ad essere buono è gradito alla Fonte di ogni Bene.

Confesso il mio orgoglio di essere nativo di Torino, dove don Bosco ha realizzato la sua avventurosa missione. Dopo i pochi giorni nel reparto maternità nel dicembre del 1951, fui portato al paesino di Ceresole d’Alba che fa come un triangolo equilatero di 40 km con Torino e Colle don Bosco.

Non rimasi però a lungo al paese perché dopo 5 mesi mi fu diagnosticata una tubercolosi miliare, un male per il quale, se si sopravviveva, c’era il grande rischio di gravi menomazioni dovute alle forti medicine in uso a quei tempi.

Cominciò così il piccolo calvario per la mia famiglia perché mia mamma, per assistermi all’ospedale dei bambini di Torino, dovette lasciare o meglio distaccare con la forza mia sorella di 2 anni che a buon diritto piangeva aggrappata alla mamma in partenza da casa lasciandola sola con mio padre. Il periodo passato all’ospedale fu di quasi due anni.

Racconta mia mamma delle pesanti cure con iniezioni di antibiotici tre volte al giorno alle quali immancabilmente reagivo con l’unico mezzo che hanno i neonati per farsi sentire ed esprimere il loro disappunto…

In queste situazioni è naturale ricorrere a tutti i santi e mia madre ricorse a quello giusto perché scrisse una lettera di supplica di aiuto a padre Pio di Pietrelcina. Padre Pio rispose con un semplice scritto su un foglio di carta strappato da un quaderno: “Prega ed il Signore ti concederà quello che chiedi”.

Il grave ostacolo alla guarigione era il fatto che rifiutavo regolarmente il latte. Senza nutrimento non c’è via di guarigione! Fu così che, seguendo il consiglio di padre Pio, dopo una breve visita e preghiera nella cappella dell’ospedale mia mamma mi accostò il biberon alle labbra mentre stavo dormendo… miracolo! Racconta mia mamma come sentì il biberon di plastica appiattirsi in mano per il risucchio così forte… e da allora ripresi forze e salute. Immagino in quel momento cosa possa aver provato mia mamma!

Com’è nata la tua vocazione?

Grazie ad una “buona notte”! Non proprio come per Samuele, ma per tutti i chiamati a seguire Cristo nella vita religiosa, la vocazione ha qualcosa di misterioso: un qualcosa di mezzo fra una chiamata ed un ordine… lascia tutto, vieni e seguimi! Questo avvenne per tutte e due le vocazioni, quella salesiana e quella missionaria.

Negli ultimi mesi del triennio ecco la buona notte che mi cambiò la vita.

Il salesiano, don Bianco allora catechista della scuola, parlò delle due strade che hanno di fronte i giovani come ad una biforcazione; la strada del matrimonio è quella più battuta e porta ad un cerchio ristretto di persone che compongono la famiglia. L’altra strada è quella di seguire un’eventuale vocazione alla vita consacrata, come quella salesiana: questa strada porta ad una famiglia così grande che comprende tutto il mondo. Ogni giorno si scoprono nuove persone e tutte parte della nostra grande famiglia.

Come hai conosciuto i salesiani?

Dopo due tentativi falliti per diventare sacerdote, il primo al seminario di Alba dal quale fui cacciato via per una marachella (con il favore delle tenebre fra le buie mura del seminario avevo preso e nascosto la bandiera che l’ardito velocista di una squadra non trovò mentre tutto lo sciame della squadra avversaria gli piombava addosso…), che però i superiori considerarono come indisciplina, ed il secondo presso la casa per aspiranti dei salesiani di Chieri, perché non era prudente accettare gli scarti del seminario. Fu così che detti addio alla vocazione sacerdotale e iniziai gli studi nella scuola professionale dei salesiani di Bra nel reparto congegnatori meccanici. Qui iniziai a conoscere i salesiani, con i loro pregi e difetti, quelli severi e quelli indulgenti, quelli espansivi e quelli riservati, ma tutti, ispirati dalla stupenda persona di don Bosco, emanavano un’attrazione trascinante.

Qual è il tuo compito attuale?

Attualmente sono economo della delegazione Cambogia che è parte del trio di nazioni dell’ispettoria thailandese che comprende Thailandia, Laos e Cambogia. Come parte dell’incarico dell’economo sono anche responsabile dell’ufficio pianificazione e progetti per la nostra missione in Cambogia.

Risiedo nella cittadina balneare di Sihanoukville a 230 km sud della capitale, Phnom Penh. Posso così dare una mano anche nei reparti tecnici della scuola professionale Don Bosco Technical and Hotel School.

Come sono i giovani cambogiani?

I giovani cambogiani sono desiderosi di imparare, allegri e figli del loro tempo. A loro viene offerta sia la triste storia dei loro genitori, che in maggior parte hanno vissuto la loro giovinezza sotto il regime del genocidio dei Khmer rossi, sia le tecniche più avanzate della comunicazione tramite telefonini smart, tablet e portatili che sul mercato dell’usato si comprano con pochi dollari. È un passaggio di generazione vertiginoso e sotto certi aspetti sconvolgente.

Dai genitori non hanno ricevuto un’educazione solida, la corruzione è a portata di tutti ed inizia fin dai primi anni di scuola ad essere una prassi “normale” per poter passare l’esame.

I giovani sono volonterosi, come tutti, ma la società non gioca dalla loro parte. All’educatore spetta il delicato compito di lanciare loro delle sfide, incoraggiandoli e motivandoli per continuare ad andare controcorrente.

A completare la serie di ostacoli per arrivare alla vetta dell’adultità si aggiunge l’attrattiva di un guadagno immediato in contrapposizione al seguire il percorso formativo che offre la scuola come la nostra. L’arrivo degli investimenti cinesi offre una remunerazione immediata in cambio di un lavoro semplice, indossando una bella divisa, che fa sembrare tutto facile ma che gradualmente porta ad uno stato di schiavitù, visto i prestiti che i lavoratori ricevono e che non saranno mai in grado di restituire.

Don Bosco gioca dalla loro parte lanciando delle sfide a scegliere fra una vita di lavoro e studio allo stesso tempo e non adagiarsi nella vita facile che fanno quasi tutti.

Quali sono le opere salesiane?

Le opere salesiane in Cambogia sono sette: la scuola tecnica Don Bosco Technical School di Phnom Penh con circa 500 studenti. I reparti sono quelli di meccanica, elettromeccanica, elettronica, saldatura, informatica e grafica. Annesso alla scuola c’è un ostello per una sessantina di ragazze studenti.

La seconda scuola si trova alla città balneare di Sihanoukville. Anche questa scuola offre alla gioventù una preparazione al lavoro nei rami tecnici più richiesti della meccanica, elettromeccanica, saldatura, auto-meccanica e scuola alberghiera.

La terza e la quarta scuola si trovano a Battambang, 300 km a nord della capitale Phnom Penh. Una scuola ha l’obiettivo di preparare una sessantina di giovani nel settore agricolo, sia come scuola agraria sia come agri-meccanica per riparazione di mezzi usati nell’agricoltura in Cambogia.

L’altra scuola offre l’educazione di base dalla scuola materna fino alla 12ma classe, gli studenti sono oltre 800.

La quinta scuola si trova a 2 km dal confine fra Cambogia e Thailandia nella cittadina di Poipet. I giovani seguono il percorso formativo della scuola dell’obbligo e negli ultimi tre anni possono scegliere l’orientamento tecnico integrato nelle classi superiori dalla 10-11-12ma classe. Questa scuola accoglie un gran numero di bambini lavoratori per trasporto merci al confine, salvandoli dal grave pericolo di sfruttamento ed abuso al quale sono esposti in questo rischiosissimo lavoro di contrabbando.

Nella cittadina balneare di Kep, uno dei posti preferiti dai francesi nel periodo coloniale (1850-1950) abbiamo una scuola che si affaccia proprio sul mare. Questa scuola offre corsi di segreteria, comunicazione sociale, informatica ed elettromeccanica a 500 studenti. Annesse ci sono le strutture di accoglienza di bambini e bambine oltre i 10 anni che provengono da famiglie molto povere di villaggi della zona. Una delle meraviglie del mondo è Angkor Wat nella città di Siem Reap a 350 km a nord della capitale Phnom Penh. Nel centro città sulla sponda del torrente che attraversa la città abbiamo una casa di accoglienza Don Bosco & Vary Guesthouse. Una benefattrice cambogiana ha offerto la sua proprietà ed anche la sua presenza nel seguire la gestione di questa struttura. Per ora è solo un sogno, ma un giorno potrebbe diventare una realtà con una scuola al servizio della gioventù della zona.

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