LA LINEA D'OMBRA
ALESSANDRA MASTRODONATO
ESTATE
Tempo di introspezione
Proprio oggi che era uscito il sole, / mentre gli altri se ne vanno al mare, / voglio stare da solo, / così magari mi trovo, sì…

L’estate è ormai alle porte e un altro anno lavorativo volge al termine. Mentre in molti si apprestano a partire per le tanto sospirate ferie e si affannano a organizzare viaggi, giornate al mare, scampagnate con gli amici e serate mondane, c’è chi anela a un tempo “vuoto”, fatto di solitudine e silenzio, lontano da quel rumore di fondo che per tutto l’anno accompagna ogni nostra azione. Un tempo “lento” in cui disconnettersi dal lavoro, dai dispositivi digitali e dalle tante incombenze che appesantiscono la nostra quotidianità, per riconnetterci con noi stessi e con il nostro mondo interiore.
Il tempo “sospeso” dell’estate non rappresenta, infatti, solo un’occasione di svago, di evasione dalla routine di giornate frenetiche e sempre uguali a se stesse: è una soglia protesa sugli anfratti più segreti della nostra anima, in cui il ritmo esteriore rallenta fino ad assecondare il nostro desiderio di quiete, uno spazio di riflessione dove prenderci cura di noi stessi e in cui lasciare emergere pensieri e domande di senso per troppo tempo ignorati e trascurati.
È in questa “pausa dal fare” che, come giovani adulti, abbiamo finalmente l’opportunità di dar voce a interrogativi che spesso restano relegati sullo sfondo: dove sto andando? quale felicità sto inseguendo? su quali progetti vale la pena investire per il mio futuro? Un tempo di bilanci e di discernimento per ascoltarsi nel profondo e fare chiarezza dentro di sé, mettendo ordine in quel caos interiore che spesso ci portiamo dentro e che per gran parte dell’anno viene alimentato dal sovraccarico di stimoli ed esperienze che saturano le nostre giornate.
Da questo punto di vista, l’estate può diventare un’occasione preziosa per intraprendere un viaggio interiore che, anziché portarci verso qualche località esotica o in una delle mete turistiche più gettonate del momento, ci conduce alla scoperta di noi stessi, in uno spazio teologico e umano in cui imparare a dare un nome alle nostre emozioni e riattivare la comprensione di sé e degli altri, recuperando nel contempo la dimensione intima della preghiera e del dialogo con l’Assoluto, cui spesso facciamo fatica a riconoscere il giusto spazio, schiacciati come siamo dall’urgenza del contingente.
Del resto, anche nel Vangelo Gesù invita i discepoli a seguirlo in un luogo deserto, in disparte, per riposarsi un po’, riconoscendo implicitamente l’importanza di ritagliarsi alcuni momenti di solitudine per coltivare la dimensione della spiritualità e rinfrancare l’anima affaticata dall’impegno missionario. Una ricerca di pace interiore per soddisfare la quale non è necessario andare dall’altra parte del mondo: talvolta basta una passeggiata in collina e il contatto con la natura che ci circonda per disintossicarci dalla “fatica di vivere” e sperimentare una connessione profonda con il mistero della vita! È sufficiente un sentiero di montagna o un tramonto silenzioso nella città svuotata dalle ferie d’agosto per trasformare il “tempo misurabile” della nostra quotidianità convulsa in un “tempo fecondo” vissuto all’insegna dell’introspezione e dell’autenticità!
Ciò che conta è rifuggire dalla tentazione di riempire il tempo “vuoto” dell’estate di attività ed esperienze fini a se stesse per esorcizzare la paura della noia, restituendo valore anche ai momenti di solitudine e di riposo quali occasioni tanto più necessarie quanto sempre più rare per far spazio al dialogo interiore e al discernimento.
Proprio oggi che era uscito il sole,
mentre gli altri se ne vanno al mare,
voglio stare da solo,
così magari mi trovo, sì!
Quando non c’è qualcuno che mi aiuta,
vado a correre fino a San Luca,
così magari mi trovo,
in qualche sentiero nuovo, lì
dove la luce si fa camminare,
come tra i portici in un temporale,
ti fa prendere il volo
e non ti senti più solo, qui.
Vorrei volassimo come due piume,
ma come un persico sto in fondo a un fiume
a immaginare l’oceano:
chissà se è come dicevano
che, se ci pensi, lo puoi toccare?
Capita anche a te
di camminare giorni interi, interminabili,
e sprofondare nei pensieri,
abbandonata a desideri inconfessabili?
Sì, capita anche a te
di non volere più aspettare la felicità?
Proprio come me, sì…
Io non la so fare una preghiera,
chiedo solo quello che si avvera,
così sono sicuro,
non ci perde nessuno, qui.
Siamo tutti figli della luna,
guardiamo la Madonna di San Luca,
quando brilla nel buio
e poi pensiamo al futuro, sì!
Poter volare come fa una piuma,
a fari spenti sopra la pianura,
la nebbia sembra un oceano,
quanti ragazzi ci annegano?
Se ci pensi, fa male al cuore…
Capita anche a te
di camminare giorni interi, interminabili,
e sprofondare nei pensieri,
abbandonata a desideri inconfessabili?
Sì, capita anche a te
di continuare ad aspettare i suoi miracoli?
Io, come te, non li so fare,
ma poi è bellissimo sperare che non sia tutto qui.
Sì, capita anche a te
la felicità?
Proprio come me,
non lo dici, ma
capita anche a te…
Proprio oggi che era uscito il sole,
mentre gli altri se ne vanno al mare,
voglio stare da solo,
così magari mi trovo, sì…
(Cesare Cremonini-Luca Carboni, San Luca, 2024)

















