BS Ottobre
2025

MISSIONI 150

ANS

Era un VESCOVO A CAVALLO

Abbiamo un Papa missionario

Un cuore traboccante di felicità è un cuore audace e coraggioso che sfida timidezze e imbarazzi. È il cuore di suor Grace Karina Gonzales Risco, francescana dell’Immacolata Concezione, che all’indomani dell’elezione di papa Leone XIV scrive ai media vaticani per esprimere la sua gioia nel «sentire di nuovo quella guida, quel trepidante messaggio di speranza nella ricerca della pace». Racconta di appartenere alla diocesi di Chiclayo, in Perù, la stessa che dalla Loggia della basilica Vaticana il Pontefice ha voluto salutare, ricordando «il popolo fedele che ha accompagnato il suo vescovo». E quelle parole pronunciate in spagnolo per suor Karina, da qualche tempo a Roma, e per le sue consorelle, sono un tuffo nel passato quando con il vescovo Prevost condividevano la missione nel Paese sudamericano.

«Mi ha emozionato – scrive – perché si è ricordato della nostra terra, quel gesto dice molto di un uomo che ha amato il suo gregge, da oggi ci terrà tutti nel suo cuore».

Todos, todos, todos

C’è un momento che suor Karina non dimentica, è quando proprio nel 2023 El Niño colpisce il Perú con piogge intense e inondazioni che mettono in ginocchio l’agricoltura del Paese e non solo. «Il vescovo aveva voluto dare il suo contributo, fino alla fine del suo mandato nella diocesi, chiedendo aiuto per gli anziani che erano rimasti senza casa, per i bambini che avevano perso tutto». La francescana aggiunge poi un particolare: «Lui era così, partiva a cavallo per raggiungere la zona della Sierra del Nord», una regione montuosa andina. Un particolare che racconta un aspetto nuovo di Leone XIV. «In Perú – sottolinea suor Karina – misuriamo le distanze con il tempo che impieghiamo per arrivare: dalla diocesi a quell’area ci vogliono tre, quattro ore, non ci sono le strade ma dei cammini tortuosi per raggiungere quei posti». «Lui è veramente un missionario e ieri, con la scelta del nome, ha espresso il suo programma di vita richiamando Leone XIII e la Rerum Novarum, quindi l’aspetto sociale. Mi auguro che continui sulla linea di papa Francesco e quindi del Vangelo, che è la linea di tutti i Papi, ognuno nel suo tempo, nel suo momento».

L’ultimo auspicio di suor Karina è che arrivi al Pontefice la forza della preghiera del popolo di Dio e che si spenda per la pace: «Ne abbiamo tanto bisogno – ammette la francescana –. Mi auguro che continui a far sentire al mondo che Dio è vicino, che Dio ci ama, ama tutti. Ieri dalla Loggia quando Leone XIV ha detto “tutti”, abbiamo pensato a Todos, todos, todos, di papa Francesco». Un segno di continuità sul soglio di Pietro.

Un grande Papa

“Credo che l’esperienza in Perù – sottolinea il sindaco di Roma, Gualtieri – sia stata per lui bellissima sia come missionario, sia come docente, sia come vescovo di Chiclayo. Lui è una persona molto semplice però determinata, un grande pastore, lo definirei così. Sarà un grande Papa”. Un ministero che sarà comunque impegnativo “ma – aggiunge il presule – nel segno dell’unità, perché si possa camminare insieme come una Chiesa collegiale, una Chiesa sinodale, una Chiesa che cammina come popolo e, come lui stesso ha detto, per illuminare la notte del mondo. È necessario infatti promuovere unità e pace in un mondo che vive, diceva papa Francesco, una guerra mondiale a pezzi”.

LA STRATEGIA MISSIONARIA DI DON BOSCO

L’evangelizzazione mediante le vocazioni locali

Don Bosco aveva proprie idee sul modo di condurre le missioni tra le popolazioni della Patagonia. Eugenio Ceria cita la cronaca di don Barberis del 12 agosto 1876: “Sono quindici giorni che don Bosco non sa parlare d’altro che delle missioni e della Patagonia”. E continua: Il Beato si studiava di risolvere il problema missionario sotto tutti i suoi aspetti. Così la questione del clero indigeno, che oggi si è affacciata più imperiosa che mai, ne preoccupava già la mente, quand’egli era appena sulla soglia della sua attività missionaria: fin d’allora si propose la creazione di quel clero come un obbiettivo da raggiungere nel più breve termine possibile; in sette anni credette di potervi riuscire.

Cominciare dai piccoli

Don Bosco pensava che, per raggiungere questo scopo, più che dispiegare una quantità di missionari sul campo, fosse preferibile aprire delle scuole lungo il confine della Patagonia per formarvi le vocazioni dei nativi. San Nicolàs sarebbe servito da esperimento pilota.

Certo, nessun sacerdote da solo avrebbe potuto raggiungere questo obiettivo, ma una Congregazione religiosa ne aveva i mezzi. Il Santo citava l’esempio di don Daniele Comboni che, nel cuore dell’Africa, aveva cercato invano di formare da solo un clero locale; riteneva invece che fosse necessario erigere un seminario minore con molti ragazzi, provvedendo a tutti i loro bisogni, al fine di incentivare le vocazioni sacerdotali autoctone.

Nutriva grandissime speranze di un futuro carico di successo per le sue missioni, purché i salesiani continuassero a lavorare preferibilmente tra la gioventù povera. “Chi si mette per questa via, […], non da più indietro”, affermava. Inoltre, rammentava che alcune congregazioni religiose, pur avendo operato molto bene nelle missioni, in fine avevano dovuto ritirarsi. Era convinto che fosse necessario fare un passo oltre, ovvero raggiungere la massa del popolo attraverso l’educazione e l’istruzione dei giovani poveri; di conseguenza non si sarebbero mai ritirati dal proprio apostolato.

NUMERO DEI MISSIONARI INVIATI DAL 1875 AL 2024

Don Bosco (1875 – 1888): 153;
Don Rua (1888 – 1910): 1528;
Don Albera (1910 – 1921): 501;
Don Rinaldi (1922 – 1931): 1984;
Don Ricaldone (1932 – 1951): 2665;
Don Ziggiotti (1952 – 1965): 1455;
Don Ricceri (1965 – 1977): 740;
Don Viganò (1977 – 1995): 870;
Don Vecchi (1996 – 2002): 196;
Don Chávez (2002 – 2014): 355.

Infine, tra il 2014 e il 2024 – durante il Rettorato del Cardinale Ángel Fernández Artime, fino all’ultima Spedizione Missionaria Salesiana presieduta dal Vicario del Rettor Maggiore, don Stefano Martoglio – i missionari inviati sono stati 253.

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