LA NOSTRA BASILICA
Natale Maffioli
DUE SCULTURE interessanti
A perenne ricordo di due giovani martiri.
Nella cappella delle reliquie sono conservate due sculture che meritano la nostra attenzione: san Tarcisio martire e santa Cecilia, quest’ultima è una copia della ben più famosa scultura del Maderno conservata nella basilica romana dedicata a questa santa.
La statua di san Tarcisio è opera dello scultore francese Alexandre Falguière. Jean-Alexandre-Joseph Falguière era nato a Tolosa nel 1831, fin da adolescente si dedicò alla scultura e alla pittura, per la prima disciplina fu allievo dello scultore francese François Jouffroy. Partecipò al Prix de Rome del 1859 dove si classificò primo. Ottenne in seguito una borsa di studio triennale che gli permise di soggiornare a Villa Medici a Roma.
Nel 1882 venne nominato professore all’École delle Belle arti di Parigi; come pittore dipinse il soffitto della Salle des Illustres del Campidoglio di Tolosa e morì a Parigi, il 19 aprile 1900.
Nella cappella contigua a quella di san Tarcisio è conservata una copia della statua di santa Cecilia scolpita nel 1600 dallo scultore Stefano Maderno; l’originale si trova nella basilica romana in Trastevere dedicata alla santa. L’opera fu scolpita dopo che fu rinvenuto, nel 1600, il corpo incorrotto di santa Cecilia, martire romana del ii secolo, al di sotto dell’altare della chiesa. In seguito al ritrovamento del corpo, il cardinale Paolo Emilio Sfondrati commissionò il restauro della chiesa, inclusa una nuova tomba per la Santa.
La scultura di Maderno riproduce la posizione nella quale fu ritrovato il corpo della santa. Da notare, il messaggio eloquente di Cecilia, che con la mano destra forma il numero tre e con la sinistra il numero uno, ad indicare le tre Persone della santissima Trinità ma un’unica sostanza, ma anche i tre colpi della lama subiti nella decapitazione.
Il capo reciso è dolcemente avvolto da un sudario.
Cecilia: il Vangelo sul cuore
La Legenda Aurea, la raccolta medievale di biografie agiografiche composta in latino dal domenicano Jacopo da Varagine, nella quale sono confluiti molti elementi narrativi della Passio, racconta che fu papa Urbano I, con l’aiuto di alcuni diaconi, a seppellire il corpo della giovane martire presso le Catacombe di San Callisto, in un posto d’onore vicino alla Cripta dei Papi.
Nell’821, papa Pasquale I, grande devoto della Santa, invocata come “la vergine Cecilia che portava sempre sul suo petto il Vangelo di Cristo”, traslò le reliquie nella cripta della Basilica di Santa Cecilia in Trastevere, costruita in suo onore. Alla vigilia del Giubileo del 1600, durante i lavori di restauro della Basilica voluti dal cardinale Paolo Emilio Sfrondati, venne ritrovato il sarcofago contenente il corpo della giovane Santa in ottimo stato di conservazione, avvolto in un abito di seta ed oro.
Tarcisio: l’Eucaristia stretta al petto
La sua storia si snoda nel terzo secolo. In quel periodo l’imperatore Valeriano perseguita i cristiani e Tarcisio è un giovane ministrante della Chiesa di Roma. Frequenta le catacombe di San Callisto e, un giorno, si offre di portare il Pane consacrato ai carcerati e agli ammalati.
Ma lungo il cammino incontra alcuni giovani pagani. Si accorgono che Tarcisio stringe qualcosa al petto e tentano di strapparglielo. Il ragazzino non cede e allora viene preso a calci, qualcuno afferra delle pietre e gliele tira contro. Tarcisio resiste e riesce a non far profanare le ostie. Soccorso ormai in fin di vita, tra le mani serrate strette al petto c’è ancora un pezzo di stoffa con l’Eucaristia. Dopo la morte, Tarcisio è sepolto nelle catacombe di San Callisto.

















