IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

Don Vincenzo Marrone

Morto a Torino, il 29 novembre 2020, a 80 anni

«Sono di Novello, stupendo pae­se delle Langhe cuneesi; sono stato ordinato nel 1967 e, dopo aver conseguito la licenza in Teo­logia, ho ricevuto l’incarico di delegato di Pastorale giovanile, a Torino Valdocco; un incarico che non aveva ancora una fisionomia precisa. Era l’anno 1968, l’anno delle contestazioni giovanili in Italia e in Europa, con manifestazioni, contestazioni in campo giovanile e grande volontà di trovare vie nuove nella società e tra i giovani. La contestazione aveva colpito anche i giovani del Centro Giovanile Valdocco; invitai i giovani dell’Operazione Mato Grosso a unirsi a quelli di Valdocco per rilanciare il Centro e le sue attività: il quartiere di Valdocco era la nostra missione.

Nel 1980 la Congregazione Salesiana aveva lanciato il “Progetto Africa” affidando ad una o due Ispettorie Salesiane una nazione africana; era una forma di gemellaggio che si realizzava inviando confratelli volontari e aiuti a questa ispettoria sorella; alla Ispettoria di Torino era affidata la Nigeria.

Nel 1982 era stato nominato nuovo Ispettore del Piemonte don Luigi Testa; con tre giovani di Valdocco siamo andati a dare il benvenuto e fare gli auguri al nuovo Ispettore, allora direttore a Lombriasco. Durante la conversazione chiesi a don Testa se avesse già delle richieste per la nuova missione Nigeria; mi rispose: “non ancora” e io aggiunsi d’istinto: “se hai bisogno conta su di me!” Tre mesi dopo mi invitava ad andare in Irlanda per studiare l’inglese e prepararmi alla partenza in Nigeria. Ai giovani presenti, sorpresi, e a tanti altri amici nei mesi seguenti dovetti spiegare il perché di quella scelta. In realtà non era una mia scelta, ma un mettermi disponibile a Dio e alla Congregazione. A Valdocco ho vissuto per 14 bellissimi anni, con difficoltà ma con molte soddisfazioni; avevo in Valdocco molti amici ed ero molto soddisfatto di quello che facevo. Ma il mondo è più vasto di Valdocco ed ero ancora abbastanza giovane per offrire me stesso a nuove sfide e nuovi orizzonti.

Il 5 novembre 1982, con un confratello, Riccardo Castellino, sono atterrato a Lagos, allora capitale della Nigeria.

Per tre mesi siamo stati ospiti del Vescovo, imparando la lingua locale e celebrando alla domenica nella cappella del seminario; il 31 gennaio 1983 il vescovo istituì una nuova parrocchia che affidò a noi; venendo da Valdocco fu immediato per noi scegliere il nome: parrocchia Maria Ausiliatrice, che diventerà anche Santuario e meta di pellegrinaggi.

Accanto alla Chiesa Santuario, negli anni, sono sorti il Centro giovanile, i laboratori e una scuola tecnica, una tipografia, una clinica per assistenza sanitaria e consulenza per i malati di AIDS; ogni mese si contano circa 1500 casi di persone che consultano il Centro.

Nell’anno 2000, dopo un “anno sabbatico” per aggiornamento spirituale e apostolico, trascorso a Gerusalemme, Roma e Moshi in Tanzania sono stato mandato a Ibadan a completare la costruzione e dare inizio al Postnoviziato; i postnovizi sono giovani salesiani, ancora in formazione, mentre completano gli studi fanno la prima esperienza pastorale nei fine settimana.
Ibadan è la città più grande e più estesa della Nigeria e in essa facilmente si rifugiano tutti i ragazzi che sfuggono dalle loro famiglie e scappano dai loro villaggi, per diverse ragioni e finiscono a vivere sotto i ponti, tra mucchi di cartone; fanno i portatori nei mercati e facilmente alla mercè di bande della malavita. Ai giovani salesiani abbiamo proposto di incontrare settimanalmente questi ragazzi, e come don Bosco, farseli amici, giocando con loro, sentendo le loro difficoltà, scoprendo il loro passato per aiutarli nell’affrontare il futuro. Ogni mese li radunano nel Centro Giovanile e trascorrono insieme una giornata di festa, di amicizia, con un buon pasto, qualche vestito, crea­ndo amicizia e solidarietà tra di loro. Ad Ibadan si sta costruendo una piccola casa di accoglienza per i più piccoli, per momenti di malattia e per incontrarsi con persone che possono aiutarli a ritornare in famiglia a progettare il futuro. Ad Ibadan la gente li chiama “Bosco Boys” e sono proprio i ragazzi a cui don Bosco manda i suoi salesiani; con questi ragazzi i giovani salesiani imparano ad amare i ragazzi poveri ed abbandonati secondo lo stile di don Bosco».

Così don Vincenzo racconta la sua feconda missione in Africa.

Tornato in Italia, per motivi di salute, non pensa minimamente alla pensione. L’ispettore lo destina all’opera salesiana di San Paolo a Torino, dove è vice parroco e aiuto all’oratorio.

Ma nel 2018 succede una particolare eleganza della Grazia. Quando lui non se l’aspettava più: ripartire per la Nigeria. Non a tempo pieno, ma come lui stesso si definisce “missionario a chiamata”.

E all’età di 79 anni, li ha compiuti a fine febbraio, father Vincenzo era ripartito per la sua Nigeria, dove il suo cuore era rimasto. Lui, il don Bosco di Akure, Ondo, Ibadan era ritornato per «essere con Don Bosco per i giovani sempre!».

Poi continuò serenamente il suo ministero al San Paolo, sempre con tanto entusiasmo. Una domenica, durante la celebrazione della Messa, un malore lo costrinse a fermarsi.

A noi lascia il suo testamento spirituale: «Sono missionario per dono di Dio, in una chiesa missionaria e una congregazione di missionari che mi hanno dato sempre ampi spazi e “croci” se vuoi, ma che ho sempre amato».

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