IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE
Renzo Ferraroli
DON SANDRO FERRAROLI
Morto a Bologna il 7 novembre 2021, a 84 anni
Salesiano generoso e buono per natura don Sandro aveva affinato la sua sensibilità stando con i ragazzi ai quali portava il messaggio imparato da don Bosco. Nel sogno dei 9 anni Giovannino Bosco aveva sognato il Signore che gli diceva di mettersi a capo dei giovani e gli aveva indicato il metodo: “Non con le percosse, ma con la mansuetudine e la pazienza conquisterai questi giovani”. Indicazione che don Bosco aveva seguito e passato ai suoi figli ideando il sistema preventivo. Un sistema che parla di ragione, religione e amorevolezza. Per conquistare i giovani bisogna non solo voler loro bene ma è necessario cercare di entrare nel loro mondo, ascoltando i loro bisogni e le loro richieste. Don Sandro – l’aveva imparato bene – sapeva che per portare i ragazzi a Dio doveva abbassarsi al loro livello condividendo i loro gusti e le loro passioni in modo da farseli amici e portarli ad amare i valori che la sua testimonianza svelava. Così aveva fatto a Vendrogno come insegnante delle elementari ed educatore, così a Fiesco con i ragazzi delle medie e a Milano con i giovani delle scuole superiori, così a Pavia come direttore del pensionato universitario, così a Bologna come psicologo e orientatore.
Allora le battute scherzose, il modo simpatico di correggere le loro intemperanze, la ‘parolina all’orecchio’ come piaceva a don Bosco, la capacità di sdrammatizzare… tutto serviva per far rinascere il sorriso e la voglia di riprendersi in mano la loro vita. Anche la sua passione per i treni rientra in questo capitolo. A me oggi rimane il dubbio di sapere se in paradiso ci è andato con la freccia rossa 1000 (il treno preferito!) o con Italo. Di certo il Signore gli avrà riservato la carrozza ristorante già imbandita per accogliere i tanti amici che stava per incontrare.
Don Sandro in realtà era «un salesiano semplice e profondo, capace di simpatia ed empatia. Il suo fine umorismo nascondeva il suo modo di approcciarsi alla realtà, guidato da una fede e fiducia profonda nei confronti dell’umano, con una visione positiva e ottimistica della vita» (come testimonia anche suor Pina Del Core che gli è stata a fianco per molti anni nel Consiglio Direttivo del Cospes).
Anche quando l’obbedienza gli aveva dato l’incarico di insegnare psicologia a Nave, il seminario dei salesiani, i giovani chierici lo ricordano non tanto per il contenuto delle sue lezioni, per altro ben preparate, ma per la sua testimonianza di gioia nel vivere da salesiano con i giovani.
Ma il salesiano don Sandro era soprattutto orgoglioso di essere sacerdote. Le telefonate che ogni settimana mi faceva, a parte i saluti e i convenevoli, avevano spesso come tema il suo dispiacere nel vedere sacerdoti o religiosi che non si comportavano come avrebbe richiesto la dignità della loro missione. Dispiaciuto e davvero profondamente amareggiato.
Da parte sua si preparava con scrupolo l’omelia domenicale. Puntuale alle sue pratiche di pietà e disponibile ai servizi di ministero sacerdotale che la sua comunità gli richiedeva. Una dignità la sua che affondava le radici nell’educazione umana e cristiana ricevuta dai genitori e dalla nostra comunità cristiana (di Comun Nuovo) in cui aveva vissuto i primi anni della sua vita imparando a conoscere e amare il Signore. Riconoscente soprattutto verso la sua famiglia, i genitori
in particolare, di cui conservava le lettere che aveva ricevuto nel periodo passato a Torino durante gli studi teologici. Ultimamente le aveva raccolte in un libretto. Lettere piene di tenerezza e cariche di quelle raccomandazioni che ogni mamma e papà cristiani rivolgono ai loro figli. Raccomandazioni che lui aveva trasformato in preziose regole di vita.
Don Erino Leoni, che era Direttore a Nave quando don Sandro terminò il suo servizio, disse: «II suo servizio professionale espresso anche nella pubblicazione di tre testi, lo faceva da “ministro”».
I giovani salesiani alle sue lezioni, partecipavano attendendo il ricamo delle sue barzellette o delle indiscrezioni sull’lspettoria, sulla Roma dell’università e sulle sue amicizie altolocate che riempivano la profondità dell’esperienza professionale di una grande umanità, semplice ma non banale, vicina di quella prossimità che costruiva “casa”.
A Nave ha insegnato dal 1998-1999 al 2016-2017. Non so se in 19 anni ha fatto un paio di assenze. In questo era straordinario. Non prendeva troppo sul serio se stesso, era allegro e positivo, non riteneva che le sue materie salvassero il mondo e non ammazzava gli studenti di fronte ad una insufficienza, ma non smetteva di spronare».
Chi si avvicinava a don Sandro notava immediatamente in lui una semplicità di vita, un’amabilità di tratto, una facilità di relazione. Si potrebbe pensare che tutto ciò sia stato espressione di una vita ordinaria e non invece frutto di una profonda vita spirituale. La semplicità di vita spesso nasconde e non manifesta il vissuto autentico di una persona, perché “l’essenziale è invisibile agli occhi”.
















