IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE
Giovanni D’Andrea
DON RODOLFO DI MAURO
Morto a Catania il 6 novembre 2024, a 106 anni

Il 6 novembre 2024 all’età di 106 anni a Catania – Salette, è rinato al cielo don Rodolfo Di Mauro. Era nato a Militello in Val di Catania il 16 maggio 1918 dal 2 settembre 1938 è salesiano, dal 1947 sacerdote. L’obbedienza sempre pronta e schietta l’ha portato in diverse case della Sicilia con varie mansioni: catechista, consigliere, economo, Direttore. Quella di Catania – Salette, da lui fondata nel 1947, è quella con un posto speciale nel suo grande cuore di degno figlio di don Bosco. La sua figura, di cui resta una testimonianza indelebile di entusiasmo e passione, di generosità e di spirito di sacrificio ci porta a considerare noi stessi nani sulle spalle di “giganti”, quali sono i tanti confratelli che hanno arricchito la storia dell’Ispettoria e dell’intera Congregazione tra cui il nostro “patriarca”.
“A disposizione!”. Era la sua consueta affermazione, il suo intercalare, mettendo la propria vita a servizio degli altri. Una traduzione del “vado io” e l’opposto del “non tocca a me” di cui riferivano i primi eredi della spiritualità di don Bosco. Quando ormai alle soglie dei 100 anni chiedeva all’Ispettore don Ruta a che punto erano le obbedienze, e gli si rispondeva che mancavano dei direttori e degli economi, egli rispondeva immediatamente: “A disposizione” e lo avrebbe fatto perché aveva teorizzato questo suo atteggiamento in questi termini: “Quando l’Ispettore mi chiede una cosa da fare è perché la posso fare”. Superficialità? Presunzione? No, una fede immediata e direi “istintiva” di voler compiere la volontà di Dio, nonostante tutto e mettendo a frutto tutte le proprie indubbie qualità.
L’obbedienza sofferta e pur sempre dialogata, al di là degli incidenti di percorso avuti con qualche ispettore della vita passata, egli ne parlava con naturalezza e tanta schiettezza, finiva sempre con la convinzione che andava fatto tutto per amore e mai per forza. Durante i festeggiamenti alla Salette per il suo compleanno secolare, il sindaco di Militello Val di Catania rimase prima perplesso e poi ammirato, quando invitandolo a prendere un caffè fuori dell’Opera in un bar, don Di Mauro chiese un attimo per avvisare il direttore, don Marcello Mazzeo, o come si diceva una volta chiedere il permesso al Direttore. Questo è stato don Di Mauro. Egli sapeva guardare avanti e, dimentico del passato, avanzava verso il futuro… questo è forse il segreto della sua lunga vita spesa sulle orme di don Bosco fino all’ultimo respiro, fino ad assopirsi nell’ultimo sonno che apre all’eternità. Il giorno dei funerali prima di sigillare la bara il Direttore della Casa, don Marcello Mazzeo, gli metteva al collo la croce della Professione Perpetua. Don Rodolfo ha vissuto in maniera esemplare la fedeltà a Cristo ed alla Chiesa, è stato un “Buon Pastore” come quello raffigurato nella croce della Professione Perpetua.
Lo spirito di appartenenza a don Bosco e alla Congregazione salesiana lo esprimeva particolarmente partecipando alle consultazioni ispettoriali per il rinnovo del mandato dell’Ispettore, dei Membri del Consiglio e dei direttori. Amava confrontare e commentare i suoi suggerimenti espressi nelle schede con i risultati definitivi ed era soddisfatto che ne azzeccava un’alta percentuale. Scherzando, gli si diceva che sarebbe stato più utile consultare prima lui e la sua scheda e poi provvedere al resto in sede di Consiglio: ed egli gradiva il tono familiare e scherzoso, lasciando intuire forse che le cose potevano andare in quel modo con grande risparmio di tempo.
È stato un confratello che incoraggiava soprattutto nei momenti più difficili della storia dell’Ispettoria. Manifestava in questi momenti tutta la sua fede in Dio e la fiducia nei confratelli e in coloro che reggevano l’Ispettoria e le comunità in quel momento. Questi ed altri elementi erano segni di forte appartenenza al carisma di don Bosco fatto di fedeltà gioiosa e sacrificata per amore a Dio e ai giovani, specialmente ai più poveri.


















