I SUCCESSORI
Ans
DON RENATO ZIGGIOTTI
Il quinto “don Bosco”
Il suo rettorato postbellico fu contrassegnato – oltre alle normali attività di governo – da uno straordinario giro del mondo che portò il Superiore a diretto contatto con la realtà della Congregazione, gli fece conoscere tutti i confratelli, gli diede modo di confermare e incoraggiare ardite programmazioni, lo spronò soprattutto a ricostruire nello spirito l’unità comunitaria che gli eventi bellici avevano insidiato con anni di separazioni e segregazioni.

Quattro anni prima che nascesse Renato, nel 1888, alla morte di don Bosco, il Parroco, Cooperatore Salesiano, ne parlò alla popolazione e la invitò a suffragare l’anima del grande Apostolo della gioventù con la raccolta di denaro e di indumenti per le Missioni Salesiane. La sorella maggiore, che aveva già dieci anni, ricorda che la mamma in quella occasione portò al Parroco un pacco di biancheria. Grazioso episodio che segna il primo rapporto intercorso tra don Bosco e quella santa mamma, che doveva dargli il quinto Successore.
Quando Renato ebbe frequentato la 1a elementare al paese, il babbo, desiderando dargli un’educazione più completa, lo affidò ai Salesiani del Collegio Manfredini di Este, dove continuò le scuole elementari. L’essere entrato in una casa di don Bosco appena settenne fu poi sempre per lui motivo di intima compiacenza e gli farà esclamare, appena eletto Rettor Maggiore: «Posso dire di essere salesiano dal primo uso della ragione!».
Al termine della 5a elementare, dovendo iniziare gli studi ginnasiali, il parroco del paese si diede premura di persuadere i genitori a trasferirlo in una sede più comoda e in un ambiente altrettanto pio e adatto allo studio, quale sarebbe stato il Seminario Vescovile di Vicenza, a soli 15 chilometri da casa. Le ragioni del buon prete pare abbiano persuaso i genitori, perché un giorno il papà decise di andare con la carrozzella a Este per ritirare il corredo del figlio e congedarsi dai suoi superiori. Papà volle che Renato lo accompagnasse per un doveroso saluto ai suoi educatori, che per quattro anni lo avevano circondato di tante cure paterne, ma quando furono al Collegio Manfredini e il brav’uomo espose il suo progetto al Direttore, don Natale Signoretti, comprese il dispiacere che avrebbe loro recato portando il figlio in altra sede. Parlò anche con qualcuno dei suoi insegnanti e si persuase ancor di più che gli volevano molto bene, sicché chiamò il suo Renato e gli domandò: «E tu vuoi restare qui o andare in Seminario?» «Ah, io sto molto volentieri qui» gli rispose.
«Allora lasciamo qui la roba: anch’io sono contento che resti».
Detto, fatto. Lasciarono in guardaroba il corredino che era già stato raccolto e ripartirono in serata per Bevadoro. Il povero parroco rimase deluso e molto spiacente, ma ormai la decisione era presa e Renato continuò il suo ginnasio sotto l’egida di don Bosco.
Vivacissimo e pronto, ma di indole felice, non tardò a distinguersi tra i compagni per la sua schietta pietà, per l’amore allo studio e per la docilità alla disciplina; e rivelò ben presto anche quelle svariate attitudini che dovevano prepararlo alla vita salesiana. Ancora bambino fece con onore le sue prime prove sul palcoscenico e nelle accademie; poi fu iscritto alla schola cantorum facendovi da solista con la sua bella voce di contralto e, passato al Collegio Civico della stessa città, pure diretto dai Salesiani, entrò nella banda suonandovi il trombone cantabile, e fu socio attivo della società sportiva, distinguendosi nei giuochi e riportando premi nelle gare ginnastiche.
Con don Bosco per sempre!
Intanto, giunto alla soglia della licenza ginnasiale, era assillato dal problema del suo avvenire. Ci pensava, pregava, si consigliava volentieri con i suoi Superiori. Nell’anno di quinta si tenne pure in relazione epistolare con don Cojazzi, che stava preparandosi al sacerdozio nel collegio di Mogliano Veneto. «Beato Lei – gli scriveva felicitandosi per l’Ordinazione Sacerdotale – che ha già raggiunto la meta! Io invece sono ancora qui agitato dal pensiero del mio avvenire…». Don Cojazzi gli rispose invitandolo a pregare e a riflettere sulla bellezza dell’ideale salesiano. Il giovane iniziò una novena di sante Comunioni, chiese ancora consiglio al suo Direttore don Felice Mussa e poi prese la grande decisione: con don Bosco per sempre! Era il 17 maggio 1908.
Pienamente libero di seguire la sua vocazione, volò a Foglizzo Canavese, dove compì il suo noviziato sotto la direzione del Maestro don Giovanni Zolin, tuttora vivente, che lo ricorda come uno fra i migliori di quell’anno.
Carattere buono, aperto, familiare con tutti, prendeva ogni cosa sul serio e dava a divedere che gustava in pieno quel genere di vita che aveva liberamente scelto e che sarà poi sempre da lui generosamente perseguito.
Il 15 settembre 1909 ebbe la gioia di emettere i voti religiosi nelle mani del 1° Successore di don Bosco, il Servo di Dio don Michele Rua, che per l’ultima volta quell’anno poté recarsi a ricevere i voti dei novelli salesiani.
Parentesi militare
Iniziato lo studio della sacra Teologia, dovette interromperlo per lo scoppio della prima guerra mondiale. Chiamato alle armi nel giugno del 1915, fu iscritto al Corpo di Artiglieria da Campagna di Verona, 8° Reggimento. Fece il soldato semplice per tre mesi e intanto, con il permesso dei Superiori, presentò la domanda per essere ufficiale. Nel settembre successivo ottenne la nomina di sottotenente.
Fu ordinato Suddiacono nel settembre del 1920, Diacono in ottobre e Sacerdote l’8 dicembre, festa dell’Immacolata.
Conseguì la laurea in lettere a Padova nel 1921 e lavorò a Este come Consigliere e Insegnante nel ginnasio superiore fino al 1924.
Progressiva ascesa
All’età di 32 anni fu eletto primo Direttore salesiano della Casa di Pordenone.
Nel 1931 il Servo di Dio don Rinaldi lo chiamava a reggere l’Ispettoria Centrale, la più cara al suo cuore perché composta in gran parte di giovani salesiani in formazione e di aspiranti alla vita salesiana e missionaria.
Nel 1935 passò a reggere l’Ispettoria della Sicilia, dove si distinse per la sua attività e per l’abilità organizzativa, trovando in quegli ardenti confratelli piena corrispondenza al suo entusiasmo per l’apostolato salesiano.
Vi rimase però soltanto due anni, perché il compianto Rettor Maggiore don Ricaldone lo chiamò a far parte del Capitolo Superiore in qualità di Consigliere Scolastico Generale, al posto del defunto don Bartolomeo Fascie. E nei Capitoli Generali XV e XVI venne confermato all’unanimità nell’alta carica che tenne fino al 1950. In questo periodo, oltre le sue benemerenze per l’ordinamento degli Studentati teologici e filosofici e lo sviluppo delle Scuole salesiane, meritano di essere ricordate la fortezza d’animo e l’abnegazione da lui dimostrate durante i bombardamenti di Torino dal 1942 alla fine della seconda guerra mondiale. Seguendo le direttive del Rettor Maggiore sempre presente, stava in vedetta, pronto a correre sui luoghi colpiti dalle bombe o dagli spezzoni incendiari per dirigervi l’opera di soccorso. Una notte dal dicembre 1942, entrò nella sala della vecchia biblioteca in fiamme riuscendo ad aprire una finestra e a salvare, con i volumi, anche le pericolanti camerette di don Bosco. E quando non era richiesta la sua opera in casa, non esitava a correre in soccorso di altri Istituti e case vicine. Cooperò così a salvare la S.E.I., il «Buon Pastore», il «Rifugio», un piano adibito a deposito di mobili della casa di via Cigna confinante con l’Oratorio, bloccando il fuoco al primo piano, e altre abitazioni.
Il 24 maggio del 1950, a colmare il gran vuoto lasciato nel Capitolo Superiore dalla scomparsa della grande anima di don Berruti, il Rettor Maggiore lo elesse Prefetto Generale, chiamandolo così a occupare il secondo posto di comando nella Società Salesiana. La nuova responsabilità non lo trovava impreparato, perché nelle prolungate assenze del Prefetto Generale lo aveva già ripetutamente sostituito con lode, arricchendo la sua esperienza di governo attraverso la progressiva ascesa alla suprema responsabilità di Erede e Successore di san Giovanni Bosco.
L’elezione
L’elezione avvenne il 1° agosto nella Casa Madre di Valdocco, sull’ampio palco del nuovo teatro, convenientemente adattato a sala. Erano intervenuti i Superiori del Capitolo cessante, il Segretario Generale, gli Ispettori e i Delegati delle singole Ispettorie, il Procuratore Generale e il Direttore dell’Oratorio Salesiano di Torino. Mancavano solo gli Ispettori e Delegati residenti al di là della «cortina di ferro». I presenti erano 102.
Quindi si procedette all’elezione del Rettor Maggiore e subito al primo scrutinio venne eletto il Reverendissimo don Renato Ziggiotti.
Il suo rettorato del dopoguerra fu caratterizzato da uno straordinario viaggio intorno al mondo che lo mise a diretto contatto con la realtà della Congregazione. Il viaggio gli permise di conoscere tutti i Fratelli e, in particolare, lo spronò a ricostruire spiritualmente l’unità comunitaria che la guerra aveva danneggiato con anni di separazione e segregazione.
Nel 1953 visitò le opere salesiane in Italia, Francia, Germania, Austria, Spagna e Portogallo. Durante questa visita inaugurò l’Istituto Missionario Salesiano di Manique. Tornò in Portogallo per la terza volta (in precedenza, nel 1940, era stato nel paese come Visitatore Straordinario) nel 1961, quando fu insignito dal Presidente della Repubblica Portoghese della Gran Croce dell’Ordine al Merito (6/11/1961).
Nel 1954 visitò il Belgio, i Paesi Bassi, il Regno Unito e l’Irlanda. Il 12 giugno 1954, il Papa canonizzò Domenico Savio. Nel 1955 visitò l’Egitto, la Giordania, la Siria, l’Iran, la Libia, l’India, il Myanmar, la Thailandia, Hong Kong, Macao, le Filippine, il Giappone, l’Australia, gli Stati Uniti d’America e il Canada. Nel 1956 visitò l’America Centrale, le Antille, il Messico e l’Argentina. Il governo argentino gli conferì il titolo di “Ospite d’Onore” e “Capo d’Onore” del popolo Ona. Nel 1957 visitò il Venezuela, la Colombia, l’Ecuador e il Brasile. Nel 1959, le reliquie di don Bosco furono portate a Roma per la venerazione. Iniziò la costruzione di una chiesa sul Colle Don Bosco. Nel 1960 visitò il Cile, il Perù, la Bolivia, il Paraguay e l’Uruguay.
Nel 1962, papa Giovanni XXIII aprì il Concilio Vaticano II. Padre Renato Ziggiotti partecipò alle prime tre sessioni. Anche padre Egidio Viganò, sdb, fu invitato a partecipare a questo evento.
Nel 1965, Ziggiotti chiese al Consiglio Generale Salesiano di eleggere un nuovo Rettor Maggiore, la prima volta che ciò accadeva nella storia salesiana. Dopo le sue dimissioni, si ritirò umilmente, prima come Rettore del Santuario Don Bosco sul colle Becchi e poi ad Albarè, dove rimase fino alla sua morte.
Morì il 19 aprile 1983 ad Albarè di Costermano.
















