IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE
La comunità
Don Nazzareno Centioni
morto a Roma il 20 febbraio 2024, a 91 anni d’età.
Nazzareno nasce a Morrovalle provincia di Macerata il 25 ottobre 1932 da papà Agostino, mugnaio e da mamma Carola Foresi, casalinga. Due fratelli, Pierino e Ferdinando, e una sorella Maria. Il vicario abbaziale di San Claudio al Chienti (la sua parrocchia) nel 1943 scrive di lui come di “un giovane di ottima condotta religiosa e morale distintosi tra i giovanetti nell’Azione Cattolica che mostra evidenti segni di inclinazione allo stato religioso”; Nazzareno entra nell’aspirantato ad Amelia con il pieno consenso dei genitori, nel 1946; al termine di questo periodo il 24 maggio 1948 chiede di essere ammesso al noviziato. Il noviziato lo vive a Roma a San Callisto dal 15 agosto 1948 ed emette la prima professione il 16 agosto 1949; poi la teologia a Torino Crocetta dal 1955 al ’60; e il presbiterato a Torino l’11 febbraio 1960.
L’obbedienza lo porta a Faenza, a Fossombrone, a Macerata, poi parroco a Ravenna dal 1970 all’83 (gli ultimi 4 anni anche direttore); poi parroco a Terni dal 1983 al ’93; poi diventa vicario dell’ispettore dal 1993 fino al 2008. È stato anche Vicario episcopale per la vita consacrata ad Ancona nominato dall’arcivescovo monsignor Festorazzi; va come direttore a Loreto per un anno e poi torna ad Ancona dal 2009 fino al 2023, quando le sue situazioni di salute chiedono il trasferimento nella casa di riposo per confratelli sant’Artemide Zatti.
Il maestro dei novizi nel 1948 scrive di lui di «ritenere che rafforzata la sua costituzione fisica potrà riuscire un buon elemento». In effetti la salute di don Nazzareno è sempre stata un po’ precaria, tanto è vero che fu esonerato dal servizio militare per motivi di salute. Nel giudizio di ammissione alla prima professione si dice chiaramente che «va causa della debolezza della sua costituzione si rimane perplessi sulla sua possibilità di affrontare la vita dello studentato»; i fatti poi daranno ragione a lui, ma questa croce della salute malferma lo ha accompagnato tutta la sua vita, dando però l’occasione a numerosi benefattori di farsi in quattro per assisterlo nelle sue necessità.
Nella domanda per il primo rinnovo nel 1952 Nazzareno scrive che ha «ferma volontà di passare tutta la vita insieme a don Bosco». In generale i giudizi di chi ne ha curato la formazione sottolineano sempre il suo spirito religioso buono, lo zelo apostolico, la bontà e la generosità d’animo.
Nell’omelia funebre, l’ispettore don Stefano Aspettati afferma: «L’incarico pastorale che ha vissuto di più è quello del parroco per oltre vent’anni tra Ravenna e Terni e che cosa significhi per lui lo dice nella lettera con cui saluta nel 1993 proprio la comunità di Terni «ho sperimentato ancora una volta come la missione del parroco si incarni e si intrecci con la vita della comunità, delle famiglie, dei singoli, in uno scambio e un arricchimento reciproco profondo; ho condiviso gioie e dolori, trepidazioni e speranze». Invece nella lettera di saluto alla comunità di Santa Maria in Porto a Ravenna nel 1983, don Nazzareno ripercorre gli anni degli inizi della sua permanenza in quella città «gli anni ’70… il tempo dell’immediato dopo Concilio, anni di fermento e di rinnovamento non facili, ci si chiedeva un modo nuovo di essere cristiani di fare pastorale giovanile, di fare comunità cristiana, bisognava rinnovare la liturgia, la catechesi, l’associazionismo, la presenza nel sociale… abbiamo cercato di camminare insieme con pazienza e con costanza fiduciosi nella presenza del Signore e del suo spirito, insieme con tutta la Chiesa italiana, insieme con tutta la comunità cristiana cittadina, insieme all’interno della comunità parrocchiale. Un “insieme” che conosce, con le gioie della fraternità cristiana, le difficoltà del dialogo e della ricerca. Non sono molti 10 anni per fare terra nuova; eppure, quanta strada si è fatta nonostante tutto insieme». E poi altre sue parole che, dette quarant’anni fa, suonano oggi tristemente profetiche: «c’è ancora molto da fare, il Regno di Dio è in perpetua crescita e il suo spirito spinge la nostra porzione di Chiesa a farsi sempre più segno e strumento di salvezza per tutti gli uomini. Penso ai tanti “lontani” dalla vita della nostra comunità, ai giovani che “hanno tagliato i ponti”, al raffreddarsi dell’esperienza di fede di tanti ragazzi dopo la cresima». Ma don Nazzareno non era uno che guardava indietro; alcuni confratelli testimoniano come l’abbiano sempre sentito un salesiano che «stava avanti, camminava con noi, non guardava indietro a rimpiangere il passato».
I confratelli ne ricordano soprattutto il periodo vissuto al servizio dell’autorità come Vicario Ispettoriale: il senso istituzionale, la capacità di accoglienza verso tutti, il suo equilibrio e la sua serenità. «Era l’incarnazione della parola all’orecchio, i suoi commenti arrivavano dritti senza trambusto e frastuono». I laici e in particolare quelli della Famiglia Salesiana ricordano alcuni suoi tratti: la fermezza, la cura, lo sguardo, la profondità delle sue parole, l’arguzia, la sua incredibile capacità di stare al passo con i tempi, don Neno c’era. Con la fede più “giovane e rivoluzionaria” di tanti altri, la conoscenza e il sostegno alla Famiglia salesiana. La sua gioia raggiungeva il culmine ogni anno il 25 aprile a Loreto quando, in occasione della Festa della Famiglia Salesiana, poteva incontrare tutti i gruppi insieme.
Mentre era nella comunità A. Zatti ha potuto godere della vicinanza dei confratelli, delle Sorelle di Gesù Abbandonato, del personale e di coloro che sono venuti a visitarlo. Ha goduto anche del concerto a lui dedicato il 15 ottobre scorso ad Ancona dal maestro Andrea Berardi collegandosi da remoto.

















