BS Aprile
2025

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

La comunità

Don Michelangelo Crippa (DON MIGUEL)

morto il 30 agosto 2017 ad Arese (MI), a 81 anni.

Don Michelangelo (Miguel) Crippa nasce il 24 ottobre 1935 in una famiglia numerosa, penultimo di cinque sorelle e tre fratelli (un fratellino morirà alla nascita), in un quartiere di Melegnano, alle porte di Milano, chiamato Carmine, per via di una chiesetta dedicata proprio alla Madonna del Carmine. Don Miguel dirà che tutta la sua vita è stata vissuta sotto la protezione di Maria Santissima. A dodici anni, nel 1947, entra all’Istituto salesiano “Cardinal Cagliero” di Ivrea, in Piemonte, dove lo aveva preceduto il fratello don Mario. Quasi diciottenne entra al Noviziato di Villa Moglia, località poco distante da Chieri, cittadina ricca di ricordi e suggestioni perché qui don Bosco fu studente in seminario. Il 24 ottobre 1954 riceve il Crocifisso dal Rettor Maggiore don Ziggiotti, pronto a partire come missionario, destinazione Brasile. Viene ordinato sacerdote il 6 marzo 1965 nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino. Molto amato dai suoi parrocchiani, all’anagrafe don Miguel era iscritto come Michelangelo (perché Michele era il nonno e Angela la nonna). Il cambio di nome gli proveniva da quell’esperienza missionaria in Brasile, laddove le persone, non riuscendo a pronunciare bene il suo nome, lo avevano ribattezzato con il nome più familiare di Miguel. Un cambio di nome che da sacerdote salesiano avrebbe adottato e conservato per sempre in ricordo di quella sua esperienza così unica e irrepetibile. Dopo l’ordinazione don Miguel, ad eccezione dei suoi primi tre anni di apostolato spesi nella Scuola, lavorerà sempre nella pastorale parrocchiale come incaricato di Oratorio a Brescia (dal ’68 al ’79), Treviglio (dal 1980 al 1988), Bologna (dal 1988 al ’91) e, successivamente, come Parroco a Brescia (dal ’91 al ’99) e Pavia (dal ’99 al 2008). Nel 2008, l’ultima obbedienza lo destinerà alla Comunità Pastorale di Arese.

Il sorriso. Prima il sorriso, il suo sorriso. Poi, dopo… arrivava lui, don Miguel. Così lo abbiamo conosciuto. Sorriso aperto, cordiale, quello dell’amico. Il sorriso di chi prima ti accoglie e poi ti chiede chi sei e che cosa fai. Come uno spalancare le porte della propria casa e dire “Entra. È casa tua”. Sorriso luminoso, come una giornata di sole. Che riscalda e dà luce tutt’intorno. Che ti colpiva dritto al cuore. “Sorriso dolce, sorriso che raggiunge gli occhi e che scende a scaldare il cuore” ha ricordato con affetto una sua catechista dei primi anni. Un dono grande. Certi tutti quanti che il sorriso di don Miguel, di questo prete, era un sorriso di Dio. Don Miguel l’aveva dentro questo sorriso, questo sguardo buono aperto a tutti e che donava a tutti sempre, in ogni occasione.

Uomo del dialogo, è stato un cercatore di verità, uomo libero e sincero. Don Miguel, pur non rinunciando alla sua identità e ai valori fondanti del suo titoli o autorità. Sapeva andare al di là delle etichette, delle appartenenze politiche, culturali o sociali. Convinto che bisogna cercare insieme la verità, perché ognuno ne è portatore. Ricorda una parrocchiana: “Don Miguel ci ha insegnato ad essere amici di tutti. Ci ha insegnato ad amare anche quelli che non la pensano come noi. Ci ha insegnato a includere non ad escludere, ci ha insegnato a vivere il Vangelo”. Un’altra testimonianza lo conferma: “Aveva una parola e un saluto per tutti, dai parrocchiani più vicini a lui, la gente dei cortili di Valera, a quelli più lontani”. Coerente e franco nel suo agire, non si adattava però a un facile compromesso per una falsa idea di dialogo o di pace. Mai passivo di fronte al male, come uomo e come sacerdote era portato a reagire e indignarsi di fronte ad ogni forma di iniquità. Non mettendo mai a tacere la propria coscienza se vedeva o veniva a sapere di qualche prevaricazione o imparzialità, più volte ha fatto sentire la propria voce quando qualcuno veniva ingiustamente accusato o calunniato.

Miguel risponde bene all’immagine che papa Francesco desidera dei preti quando dice che dovrebbero avere l’odore delle pecore, stare con la gente fino a essere parte di loro. Miguel è stato il nostro buon pastore.

L’abbiamo amato perché lo abbiamo sentito sempre come colui che era in mezzo noi, come colui che quando lo cercavi non solo c’era, ma ti veniva incontro. Si poteva anche litigare, ma poi non potevamo fare a meno di cercarlo. Miguel ci ha insegnato e ci insegna che la vita è dono e va donata e il suo senso profondo è nel volerci bene. Miguel è vivo, è con noi e ci accompagna ogni giorno nell’avventura delle nostre vite.

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