BS Marzo
2024

SALESIANI

O. PORI MECOI

DON MARCO PANERO

Professore di filosofia morale e Consigliere della Penitenzieria Apostolica.
Autore di La tenda del convegno una raccolta di Meditazioni di vita spirituale.

Ti puoi presentare?

Sono un salesiano. Ho 41 anni e, ormai, più di metà della mia vita l’ho trascorsa nella Congregazione Salesiana. Sono contento che sia così, non lo cambierei anche se potessi. Esigenze inaspettate mi hanno poi condotto dal Piemonte, mia terra d’origine, a Roma, presso l’Università Pontificia Salesiana (UPS), dove risiedo e svolgo il mio compito principale di insegnamento.

Com’è nata la tua vocazione?

Sono originario di Bra, cittadina in provincia di Cuneo, a cui i Salesiani hanno fatto un gran bene, con un’opera fondata nel 1959 e tuttora fiorente. Il mio legame con la casa salesiana risale alla fanciullezza, attraverso l’oratorio e la catechesi, che hanno accompagnato la mia adolescenza e la gioventù, ritmandone le tappe con il progressivo coinvolgimento nei servizi di animatore e catechista. Vi erano all’epoca gruppi formativi ben strutturati per le varie fasce d’età, cosicché divenne abituale per me vivere la confessione mensile, durante tutti gli anni del liceo.

Con il senno del poi, riconosco che questa forma discreta di accompagnamento fu l’elemento decisivo per la maturazione di una relazione personale con il Signore Gesù e, all’interno di questa, per la scoperta della mia vocazione salesiana sacerdotale, sebbene nessuno me l’avesse mai proposta. Così, a 19 anni, il giorno del conseguimento della maturità classica, annunciai la mia scelta, lasciando tutti di stucco, compagni di classe e commissione esaminatrice!

Delle tue esperienze passate, quale ricordi con più gratitudine?

Senza dubbio gli anni del tirocinio pratico trascorsi nella casa di Châtillon, in Valle d’Aosta. Tre anni intensissimi, vissuti al ritmo serrato del convitto scolastico, nel contatto prolungato con i giovani e con una comunità educativo-pastorale vivace… e pure con numerose ascensioni alle principali cime valdostane! L’anima di quell’esperienza benedetta, però, era la Comunità salesiana e lo stile che la permeava. Fu lì, negli anni di tirocinio, che iniziai a comprendere vitalmente quello spirito oratoriano di cui avevo sentito parlare negli anni di formazione precedenti. E compresi la grandezza e la bellezza della vocazione salesiana alla scuola di don Bosco, la sua profondità apostolica, a dispetto di possibili riduzionismi funzionalisti. Fu per me un’importante conferma vocazionale, maturata gradualmente.

La persona che non dimenticherai.

Non sono poche le persone a cui debbo tanto… Una tra tutte: don Giuseppe Abbà († 2020), confratello salesiano che fu mio predecessore nella cattedra di filosofia morale all’ups e, prima ancora, mia guida nella preparazione della tesi dottorale. Un mae­stro autorevole e stimato nella propria disciplina, un ricercato appassionato, che seppe fare della vita di studio una spiritualità, e della ricerca accademica un apostolato nobile ed efficace. Gli debbo molto, e resta per me esempio e monito.

Professore di filosofia morale e Consigliere della Penitenzieria Apostolica: che cosa implica?

Sono contento della porzione di missione salesiana che mi è stata affidata. Mi convinco sempre più che l’insegnamento universitario, strettamente connesso con la formazione superiore delle nuove generazioni, è un campo di missione altamente salesiano. Tutt’altro che un rifugio nelle retrovie. Quanto bene può fare una parola chiara e fondata! In certi casi, può indirizzare una vita. La filosofia morale, in effetti, si interessa proprio alla direzione della vita nel suo insieme, alle “grandi scelte” che plasmano un’esistenza e sono gravide di innumerevoli implicazioni. In fondo, l’analisi filosofica e lo studio dei grandi autori del passato mirano proprio a ragionare con i giovani a questo livello. Qui siamo ormai oltre la semplice trasmissione di informazioni, o le prestazioni d’esame: è il punto in cui l’erudizione matura in cultura e, forse, in sapienza di vita. Questo è il fascino dell’università.

Ormai da quasi cinque anni, presto inoltre servizio come consigliere presso la Penitenzieria Apostolica, un dicastero vaticano (tecnicamente, un tribunale) dedicato principalmente alla promozione e alla tutela del sacramento della Confessione, unitamente alla trattazione delle problematiche che ne possono derivare (il cosiddetto “foro interno”). Tra le altre iniziative, la Penitenzieria organizza annualmente un Seminario sulla confessione, destinato a sacerdoti, religiosi e fedeli laici; ci ha sorpresi il grande interesse suscitato e la vasta diffusione che hanno avuto le conferenze tenute, accessibili anche su YouTube. È recentemente uscito anche un volume che ne raccoglie gli atti, e che può servire come strumento sicuro di formazione (Penitenzieria Apostolica, «Ti sono perdonati i peccati» (Mc 2,5). Celebrare il sacramento della Confessione oggi, a cura di K. Nykiel – M. Panero – U. Taraborrelli, San Paolo 2023, € 18).

A proposito di libri: La tenda del convegno… Com’è nato questo volume?

Si tratta, come recita il sottotitolo, di una raccolta di Meditazioni di vita spirituale, costruite attorno ad un’unica, consolante verità di fede: la presenza di Dio nell’anima, descritta allegoricamente attraverso l’immagine della tenda del convegno, il padiglione mobile realizzato da Mosè per ospitare l’arca dell’alleanza. La nostra anima è la tenda del convegno, laddove si realizza la nostra unione con il Signore che viene a prendere dimora in noi. È quanto la teologia insegna con il bel nome di “inabitazione”, e che in queste pagine tento di sviluppare in modo accessibile, preoccupato anzitutto del giovamento spirituale che il lettore ne può trarre.

Il contenuto del volume viene dalla predicazione, che ho rielaborato dandogli forma redazionale, ma conservando il tono colloquiale, libero da preoccupazioni di esaustività. Non è un testo “accademico”, ma un umile compagno di viaggio, scritto unicamente con la speranza che possa fare del bene a qualche anima, nutrendo la fede. Se il buon Dio vorrà servirsi di questo piccolo strumento, ben venga la sua diffusione!

Un’opera di “apostolato della buona stampa”?

Esattamente. Sappiamo quanto don Bosco desse importanza a questa forma di apostolato, da lui stesso praticata e sempre incoraggiata. Oggi la quantità di informazioni disponibili e di facile accesso è immensamente superiore, eppure proprio per questo risulta indispensabile una parola sicura di orientamento e formazione della fede del popolo di Dio. La vita di fede non può essere data per scontata nei credenti; spenta o corrotta la fede, anche l’espansione apostolica vien meno e la carità si raffredda, oppure assume forme secolarizzate o ideologiche.

Non si tratta di insegnare una “dottrina teorica ed astratta”, come dice bene il cardinale Mauro Piacenza, nella generosa prefazione al volume. Occorre piuttosto mostrare lo spessore e la bellezza delle grandi verità di fede, le loro implicazioni spirituali e morali, il loro impatto reale sull’esistenza, quando vengono assunte per ciò che sono, nella loro completezza. Sono convinto che ogni verità di fede, se rettamente accolta, eserciti un potere risanatore sull’intero organismo credente, rigenerandolo nell’integrità dottrinale e morale. In fondo, l’annuncio potrà iniziare da dove si preferisce, purché il seme sia trasmesso integro; per virtù propria, fecondato dalla grazia, germinerà nei cuori fedeli ben oltre le nostre aspettative. Davvero la fede cristiana, nel fascino della sua intangibile integrità, è il dono più prezioso che abbiamo da offrire, pegno di speranza per i piccoli e i poveri.

Altri libri nel cassetto?

Ho scritto Nella tenda del convegno nei ritagli di tempo, a fianco degli impegni di studio e insegnamento. Mi piacerebbe comporre un commento alle preghiere comuni del cristiano; mi pare un tema popolare e salesiano, che possa fare del bene e aiutarci a riscoprire il tesoro prezioso che, come cristiani, già possediamo. 

MARCO PANERO,
Nella tenda del convegno.
Meditazioni di vita spirituale.
Ed. Ancora 2023
€ 15
ISBN 978-88-514-2783-2

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