Le Nostre Guide

Joaquim Antunes

Don Ivo Coelho

Consigliere del Rettor Maggiore per la Formazione

“Dobbiamo essere preparati per accompagnare i giovani. Le nuove vocazioni sorgono a ritmi diversi, ma ci sono principi e norme generali che sono necessari. La fedeltà al carisma, l’investimento nella formazione, la pastorale giovanile e la promozione vocazionale sono la via.”

Lei è stato uno dei pochi consiglieri generali rieletti. Come valuta il suo primo mandato?

Il servizio è stato un privilegio, un’occasione di “immersione totale” nella salesianità, un grande momento di formazione permanente per me. Visitare e interagire con confratelli di tutto il mondo è stato molto arricchente. Sono stato anche benedetto da una squadra meravigliosa: possiamo arricchirci a vicenda e fare un grande lavoro. L’esperienza ci dice che il cambiamento avviene solo attraverso le relazioni. Un modo di lavorare sinodale, che sceglie di camminare con tutti, di ascoltare e discernere insieme, è spesso lento e complesso, ma sempre fruttuoso. Tuttavia, questo non è niente di nuovo per noi. È una nuova variante del “Cerca di farti amare”. Il Sistema Preventivo è uno stile di vita per noi.

Lei viene dall’India. Vuol raccontarci qualcosa di sé?

Vengo dalla provincia di Mumbai, sono nato ed educato nella città di Mumbai. I miei genitori venivano da Goa, la prima generazione di immigrati in città. Mio padre lavorava nel Bombay Port Trust e mia madre era una casalinga. Vivevamo in una parrocchia salesiana e frequentavo la scuola salesiana gestita dalla parrocchia. Lì ho trovato la mia vocazione salesiana. Poi seguirono le tappe della formazione: prenoviziato a Pune, noviziato a Yercaud nell’India del sud, quattro anni al Jnana Deepa Vidyapeeth dei gesuiti a Pune per ottenere una laurea in filosofia, due anni di formazione pratica con i post-novizi e un anno con i ragazzi di strada a Mumbai; professione perpetua e quattro anni di teologia a Bengaluru, sempre nel sud. Dopo due anni di servizio nel post-noviziato di Nashik, sono stato inviato all’Università Gregoriana di Roma per un dottorato in filosofia. E poi otto anni come direttore e insegnante al post-noviziato, sei anni come Provinciale e, poco dopo, tre anni come direttore a Gerusalemme, prima di essere chiamato, inaspettatamente, al servizio di Consigliere per la Formazione a Roma.

Quanti salesiani ci sono oggi in India? Come si spiega questa crescita vocazionale?

Attualmente abbiamo circa 2900 salesiani nella regione dell’Asia meridionale, con un’età media di 44,1 anni. Penso che una delle ragioni principali di questa crescita fenomenale sia la decisione di pionieri come l’amato don José Luis Carreño di andare attivamente alla ricerca di vocazioni locali.

I numeri continuano a crescere, anche se stiamo cominciando a vedere una crescita negativa in alcune province. È un momento di creatività: abbiamo bisogno del coraggio di riesaminare le vecchie soluzioni e trovarne di nuove. Credo che la via da seguire sia quella di migliorare la qualità della pastorale giovanile e della promozione vocazionale. Dobbiamo essere pronti ad accompagnare i giovani e ad aiutarli a discernere la loro vocazione.

“La via da seguire è migliorare la qualità della nostra pastorale giovanile e l’animazione vocazionale. Dobbiamo essere pronti ad accompagnare i giovani e aiutarli a discernere la loro vocazione”. 

Come si può garantire una formazione omogenea in culture così diverse?

La Congregazione è grande e si muove a varie velocità, ma poiché condividiamo un carisma comune, abbiamo bisogno di principi e norme generali. Alcune cose non sono negoziabili. Non ci può essere, per esempio, un salesiano che non abbia un cuore per i giovani poveri, così come non ci può essere un salesiano per il quale Gesù Cristo non significhi nulla o uno che non si preoccupa del “Cerca di farti amare”.

Si tratta di saper distinguere ciò che è essenziale da ciò che è secondario. Questa è la grande arte del discernimento, e non c’è una formula o una ricetta per produrre uomini dalla mente discernente! Ma questa è la chiave: imparare a discernere, e preparare confratelli che siano buoni discernitori. Questo deriva da una profonda fedeltà al carisma, unita al rispetto delle differenze e a una lettura intelligente delle situazioni particolari.

La Congregazione Salesiana ha formatori capaci di preparare le nuove generazioni?

Abbiamo buoni confratelli che sanno accompagnare i confratelli più giovani e li preparano a portare avanti il carisma di don Bosco. Tuttavia, è anche vero che siamo più bravi a preparare gli insegnanti che i formatori. Investire nella preparazione dei formatori è una delle chiavi. Cosa comporta tale preparazione? Certamente, una buona conoscenza del carisma salesiano e una solida esperienza pastorale. Inoltre, la volontà di lavorare su se stessi e di imparare ad ascoltare e accompagnare i confratelli in gruppo e come individui. Il corso per formatori dell’Università Pontificia Salesiana è molto utile, e siamo in procinto di aggiungervi una componente salesiana. La Scuola di Accompagnamento Salesiano è un’altra importante iniziativa che speriamo di iniziare a proporre quest’anno a Valdocco e al Colle. Ma ci sono anche molte esperienze utili a livello locale e regionale.

I giovani salesiani si stanno formando per guidare le strutture nei 134 paesi in cui si è stabilita la Congregazione?

Lo spero. Le Ispettorie sono attente a qualificare i confratelli per questo servizio che è un modo di rivelare, come Gesù, il volto misericordioso del Padre: essere segni e portatori del suo amore. Credo che il nostro posto nella Chiesa sia quello di stare con gli ultimi e gli esclusi, i giovani ai margini, e questo è centrale nel nostro carisma. Questi giovani sono la ragione della nostra esistenza, e quindi dobbiamo essere flessibili, lenti a giudicare, pazienti, capaci di ascoltare.

In tutto il mondo, in questo anno pandemico, ci sono stati lunghi periodi di chiusura delle scuole. Quali effetti negativi può avere questo sugli educatori?

Sono sicuro che le lezioni online sono faticose per studenti e insegnanti. E molti non hanno le condizioni necessarie. Le lezioni online non sono la panacea per tutti i problemi. Potremmo vedere la crisi attuale come un’opportunità per riesaminare il nostro attuale sistema di apprendimento in classe.

 ”Sono totalmente dalla parte
dei salesiani di don Bosco in maniche
di camicia! Credo che il nostro posto nella Chiesa sia quello di stare con
gli ultimi e gli esclusi, i giovani
ai margini, e questo è centrale
nel nostro carisma”.

Quali strategie saranno rafforzate riguardo alla formazione dei laici?

Anche se la CG28 si è conclusa prima di discutere della “missione condivisa”, si stanno facendo sforzi in questa direzione. Implica l’ascolto e il dialogo per andare verso il pieno riconoscimento del posto dei laici nella Chiesa e nella missione salesiana. Non si tratta di avere un numero sufficiente di salesiani per fare ciò che è necessario; si tratta della convinzione che Dio chiama molte persone a condividere la missione.

Oggi la missione è affidata a salesiani e laici. L’esperienza a livello mondiale è stata positiva?

La Congregazione si muove a varie velocità, per cui ci sono grandi aree dove questa convinzione non ha ancora messo radici, e ci sono vere difficoltà su come i non cristiani possono condividere la missione. Tuttavia, sono convinto che anche nelle province con un gran numero di confratelli, è non solo corretto ma necessario permettere ai laici di prendere il loro posto nella missione.

Quali sono i criteri fondamentali per affidare i settori primari ai laici?

Competenza e capacità di animare e governare, ma anche amore alla missione salesiana e formazione al carisma. Ovviamente, troveremo persone anche di fede diversa con i primi due requisiti. La sfida è investire nella formazione e trovare il modo che questa sia reciproca e “insieme”, con i Salesiani e la Famiglia Salesiana.

La formazione è un “lavoro artigianale”, com’è possibile in strutture complesse?

Se i membri, specialmente del nucleo animatore, sono veramente salesiani, con l’arte di saper toccare il cuore dei giovani, si faranno cose buone anche in opere molto complesse. Se don Bosco ha potuto dare un’attenzione personale ai suoi ragazzi e ai suoi salesiani pur essendo impegnato in mille cose, questo dovrebbe essere possibile anche per noi!     

Padre Ivo Coelho

È nato il 15 ottobre 1958 a Mumbai, in India. Entrò nel noviziato nel 1976, emise i primi voti nel 1977 e prese i voti perpetui sette anni dopo a Mumbai. È stato ordinato sacerdote a Panjim il 27 dicembre 1987. Tra gli altri incarichi, è stato Provinciale dell’India-Mumbai (2002-2008). È stato eletto dal GC27 consigliere generale per la formazione nel 2014. Il GC28 lo ha confermato per un secondo mandato.

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