BS Giugno
2024

I NOSTRI AUTORI

O. Pori Mecoi

Don Giorgio Zevini
IL MIO AMICO GESÙ

In un nuovo libro, Giorgio Zevini dischiude per giovani e adulti il desiderio di trovare nel silenzio la voce di Dio e l’amicizia personale con Gesù.

Si può autopresentare?

Sono un salesiano prete con 66 anni di professione religiosa nella famiglia di don Bosco. Sono nato a Castel Gandolfo all’ombra del Palazzo pontifico all’inizio della seconda guerra mondiale con tutte le difficoltà del suo tempo, da genitori religiosi e laboriosi e da una famiglia modesta e semplice. Io sono ultimo di quattro figli e gemello con mia sorella. Attualmente sono docente emerito di Sacra Scrittura dell’Università Pontificia Salesiana in Roma, dove ho trascorso gran parte della mia vita come professore e decano della Facoltà di Teologia. Naturalmente prima di questa missione ho avuto il tempo per la mia formazione umanistica e filosofica a Roma e successivamente per gli studi teologici a Gerusalemme presso il nostro Centro teologico di Cremisan, poi al Pontificio Istituto Biblico in Roma e ad Oxford per il conseguimento dei titoli accademici. La passione per gli studi biblici è nata nella Terra Santa dove ho vissuto vari anni. Gli studi ulteriori nel campo della Bibbia mi hanno portato ad avere un’ampia esperienza e conoscenza del mondo biblico, appresa non solo nel Medio Oriente ma anche in altre parti del mondo. Questo mi ha permesso di mettere a frutto i miei studi, a livello scientifico e pastorale, lavorando a servizio della Chiesa e in ambito salesiano, specie con i giovani in formazione, con preti, con consacrati e consacrate, con laici e laiche e quelli che conseguono titoli accademici come futuri formatori nella missione pastorale ecclesiale e salesiana.

Com’è nata la sua vocazione?

La mia vocazione è nata a contatto con i Salesiani frequentando sia la Parrocchia pontificia salesiana della mia cittadina, dove con gioia facevo da chierichetto nelle varie funzioni religiose, sia l’Oratorio salesiano, dove rimasi incantato nel vedere i giovani salesiani che felici giocavano e stavano sempre con noi nel cortile, interessandosi dei nostri piccoli problemi quotidiani. Ma l’esperienza che maggiormente ha fatto nascere in me il desiderio di seguire Gesù fu partecipare al catechismo e alla scuola di “dottrina cristiana”, come si chiamava allora, nella quale i salesiani ci raccontavano la “Storia sacra” scritta da don Bosco e i vari fatti della vita di Gesù, lasciandoci sempre un grande insegnamento di vita. Posso dire che l’amore per il Vangelo nacque fin da piccolo partecipando con i miei compagni alla “Compagnia dell’Immacolata” dove si leggeva il Vangelo, si pregava spesso con pause di silenzio e piccole riflessioni spontanee che noi ragazzi ci comunicavamo. In seguito il resto l’han fatto tutto il Signore e don Bosco, facendomi comprendere che il vero senso della vita si realizza quando ci si dona agli altri, servendo specie i giovani e coloro che sono più deboli e poveri.

Sono conosciutissimi i suoi libri sulla Lectio Divina. Perché questa predilezione?

Una persona che ha segnato la mia vita specie nell’approfondimento della Parola di Dio è stato il cardinal Carlo M. Martini, avendolo avuto prima come professore al Pontificio Istituto Biblico e poi come guida nell’esperienza della Lectio Divina. Lui spesso affermava: “I Concili prima del Vaticano II non avevano mai detto che la Sacra Scrittura deve essere pregata, ma ora la Chiesa ha sollecitato i cristiani a leggere e meditare la Scrittura per avere una fede che sia fatta di convinzioni, di scelta personale, d’interiorità”. E aggiungeva: “Il solo cristianesimo che sopravvivrà sarà quello fondato su convinzioni interiori profonde, perché non basteranno più le tradizioni esterne o i fenomeni di massa. È proprio l’esercizio della Lectio Divina pregata che può mediare questa convinzione di fede interiore e profonda”. Sono convinto, inoltre, che il cristiano per crescere nella fede nella nostra società, tanto portata all’esteriorità e al superficiale, ha bisogno di momenti di lettura e di meditazione sulla Parola di Dio per ritrovare se stesso e Dio. Per questo con P. Cabra e vari collaboratori ho dato vita alla collana Lectio Divina per ogni giorno dell’anno, che insegna a gustare i testi biblici proposti dalla liturgia lungo lo svolgersi dell’anno liturgico. E lo fa guidando il lettore nelle classiche tappe della lectio (lettura), della meditatio (meditazione), dell’oratio (preghiera), della contemplatio (contemplazione) e dell’actio (azione-vita). Anche papa Benedetto XVI ha affermato. “L’assidua lettura della Sacra Scrittura accompagnata dalla preghiera realizza il colloquio con Dio in cui leggendo Dio ci parla e pregando gli si risponde con il cuore. La lectio recherà alla Chiesa, ne sono convinto, una nuova primavera spirituale”. Non dimentichiamo mai che la Parola di Dio è lampada per i nostri passi e luce nel nostro cammino.

Perché in questo libro ha scelto il tema dell’amicizia?

La scintilla che mi ha spinto a scrivere questo libro sul tema dell’amicizia è stata duplice. La prima motivazione è nata dal fatto che, dopo l’esperienza vissuta nel periodo della pandemia, molti amici, adulti e giovani, mi hanno chiesto di riprendere gli incontri settimanali, che con regolarità da anni abbiamo realizzato nelle comunità religiose maschili e femminili e nei gruppi parrocchiali di preghiera e riflessione sulla parola di Dio. Ancora troppa gente è chiusa in casa, è sola e abbandonata, vive la tristezza della solitudine e la mancanza delle relazioni fraterne, che invece ha sperimentato nel passato, incontrandosi in comunità o nei gruppi. Combattere la solitudine è ricreare uno spirito comunitario, legami familiari, luoghi dove poter comunicare e condividere, darsi una mano a vicenda. Vivere l’amicizia e la comunione è sperimentare un amore possibile, perché è dono che viene da Dio e condiviso nella fede. Sapere che c’è qualcuno che ti accoglie con amore, nelle difficoltà e prove della vita, non è qualcosa da poco in questo tempo.

Il secondo motivo lo trovo nella mia vita personale di prete e di salesiano. Mi sono sempre più convinto della necessità di concentrarmi sull’essenziale, cioè sulla centralità della Parola di Dio e, di conseguenza, sulla relazione personale di amicizia con il Signore e con le persone che incontro nel mio ministero. Sappiamo, infatti, che la Parola di Dio non esprime un rapporto con qualcosa, ma con Qualcuno che ti ha preso il cuore. E non c’è realtà più bella e convincente nella vita cristiana che fare amicizia con Gesù, entrare nella sua interiorità, fare esperienza di discepolato con lui, consapevoli delle sue parole: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore e troverete ristoro per la vostra vita” (Mt 11,29). La realtà del cristianesimo è una Persona che reclama il nostro amore perché Egli ci ha amato per primo e con totalità. Oggi la vita cristiana è entrata nel suo stadio vitale, quello della reale esperienza di Dio. Il cristiano è colui che fa la vera esperienza di Dio, entra in amicizia con Gesù, sia in un rapporto esteriore con la sua umanità, sia nella relazione intima del suo cuore, cioè nella sua realtà umana e divina. Spero che il mio libro aiuti ad avere rapporti di amicizia tra noi e Dio.

Che tipo di amico è Gesù?

Quando Gesù era tra noi nella Terra Santa ci ha comunicato la sua esperienza, la sua interiorità, la sua azione, donandosi a tutti coloro che incontrava, invitando, poveri o ricchi, a seguirlo sulla strada della donazione di sé nella gioia e nella sofferenza. Per questo Gesù rimane l’Amico buono che sempre ci accompagna e ci soccorre in ogni difficoltà della vita. Gesù è la roccia su cui fondare la nostra dimora interiore, le nostre relazioni fraterne; colui che ci sta davanti, ci guida nel silenzio con la sua amicizia. Si deve ritornare ad avere una relazione profonda con il Signore ed entrare nella sua intimità, ricordando sempre che Gesù ci ama! Tale è l’esperienza da fare nella vita per sentirsi felici e realizzati: accogliere il dono di Dio e farlo crescere alla sorgente del Vangelo. Questa fu l’esperienza che hanno fatto i suoi discepoli. La prima impressione che colpisce chi legge il Vangelo ed osserva l’agire umano della persona di Gesù è constatare la grande passione che egli aveva nel cuore e lo spingeva a comunicare con zelo il suo messaggio di salvezza ad ogni persona e diceva: “sono venuto a gettare fuoco sulla terra e quanto vorrei che fosse già acceso” (Lc 12,49).

Qual è il volto umano di Gesù?

Il volto umano di Gesù è quello di chi si è fatto amico delle persone, specie dei più poveri, guarendo i malati e venendo in aiuto a tutti coloro che incontrava e che si rivolgevano a lui. Ha saputo affrontare anche i potenti del suo tempo e, per rimanere fedele al suo insegnamento, ha testimoniato con coraggio la parola del Padre fino ad andare incontro alla morte. Ha prediletto i piccoli e le persone fragili, la categoria dei peccatori e degli esclusi, come gli esattori delle tasse, le prostitute. Il suo stile di vita fraterna che accoglieva con tenerezza i rifiutati, i lebbrosi, i ciechi, gli zoppi, fino a farsi amico dei pubblicani e peccatori, scandalizzò i capi del popolo e gli osservanti. Coltivò con rispetto e accoglienza le donne che incontrava superando i condizionamenti del tempo e le trasformò in annunciatrici di salvezza. La sfida che il mondo di oggi, specie i giovani, lanciano alla nostra Chiesa è che li aiuti a scoprire che Gesù è la “stella del mattino” a cui guardare, è l’Amico buono da trovare ed amare, la guida che ti aiuta a scoprire il senso della vita facendo amicizia personale con Lui.

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