BS Luglio/Agosto
2023

L'INVITATO

O. PORI MECOI

Don Gio Conti
Professione “anima” d’oratorio

«Quest’anno sono 20 anni! Da prete sono sempre stato incaricato di Oratorio».

Com’è nata la tua vocazione?

Nel mio Oratorio diocesano di san Vincenzo de’ Paoli a Milano. L’ho frequentato fin da piccolo, ma la svolta è stata quando mi è stato affidato il gruppo “18/19enni”. Nonostante fossi preso dal lavoro (lavoravo da un Commercialista) e dallo sport (giocavo a pallavolo in serie C) il pensiero fisso era a quei ragazzi per i quali organizzavo incontri formativi, ritiri, teatro, tornei, gite…

Dopo 4 anni, grazie anche “allo zampino decisivo” di don Tonino Bello, mi sono licenziato e sono entrato in Noviziato a Pinerolo!

Com’è la tua famiglia?

I miei genitori sono stati i miei maestri di vita e di fede.

Importante la loro scelta di farmi studiare dai Salesiani (le medie) e dai Fratelli delle scuole Cristiane (la ragioneria al Gonzaga).

Ma più ancora la loro testimonianza cristiana profonda e incarnata nel quotidiano. Loro mi hanno anche trasmesso l’amore per don Bosco.

Mia mamma Fernanda che ha studiato dalle suore fma di Via Bonvesin e per tanti anni è stata Presidente delle exallieve; mio papà Giulio “salesiano” sul campo… per la passione educativa che ci metteva non solo con i suoi figli, ma anche con i nipoti e i compagni di scuola dei suoi figli. Indimenticabili i sabati pomeriggio ai giardini di Porta Venezia con lui che non solo ci portava… ma ci animava “salesianamente”!

La tua “carriera” salesiana

Non è una carriera… è un bel cammino fatto con don Bosco!

Sono salesiano da 27 anni (settembre ’95). Ho fatto il classico iter formativo: noviziato a Pinerolo, post-noviziato a Nave, tirocinio nel centro di formazione professionale (settore Meccanico) di Sesto san Giovanni. Gli studi di Teologia alla Crocetta di Torino e l’anno di diaconato a Roma San Tarcisio con la Licenza in Teologia spirituale con una tesi su “La spiritualità mariana di don Tonino Bello”.

Il 7 giugno 2003 a Brescia sono stato ordinato dal vescovo salesiano Augustin Radrizzani (che era cugino di mia mamma!).

Da quanto sei Direttore di Oratorio?

Quest’anno sono 20 anni! Da prete sono sempre stato incaricato di Oratorio: 4 anni a Bologna don Bosco, 11 anni all’Oratorio Rondinella di Sesto san Giovanni e ora, da 5 anni, all’Oratorio sant’Agostino di Milano.

Qual è la tua esperienza?

Molto bella! Tra i motivi di grande gratitudine verso il Padre Eterno c’è l’aver potuto svolgere per tanti anni il mio ministero in Oratorio…

Nonostante la fatica e le difficoltà devo riconoscere che non ho mai perso l’entusiasmo e l’Oratorio mi ha conservato “giovane dentro”!

Che cosa pensi di quella cosa chiamata Oratorio?

Penso che nonostante tante cose siano cambiate… l’Oratorio resta attualissimo! Oggi è certo più difficile perché la concorrenza è spietata e agguerrita, ma l’Oratorio ha ancora molto da dire ai ragazzi e agli adolescenti di oggi. Può ancora affascinare e influire sulla crescita umana e cristiana di tanti ragazzi se conserva il suo stile di famiglia (“casa che accoglie”) e se riesce a fare alleanza con le famiglie!

 L’Oratorio può essere ancora oggi preziosa “scuola di vita” per rivelare che la vita
è vocazione e per ricordare, con proposte mirate, che tutti sono chiamati alla santità e alla felicità proprio come amava don Bosco:
“siate felici nel tempo e nell’eternità”!  

I tuoi ricordi più belli

Tanti, troppi. C’è una costante nelle tre esperienze che ho vissuto: l’importanza “strategica” del gruppo preadolescenti (II e III media). Se negli anni dell’iniziazione cristiana si gettano le basi dell’alleanza con i genitori allora è più facile “trattenere i ragazzi” anche dopo la Cresima. E se si offrono ai ragazzi esperienze significative… ecco che i “ragazzi” divenuti adolescenti sono pronti poi ad entrare da protagonisti nella Comunità con incarichi di servizio (aiuto catechisti, doposcuola, animatori del Grest…). E così si garantisce un ricambio continuo e l’Oratorio resta vivo!

Che futuro vedi per gli oratori salesiani?

Un futuro splendido… grazie a don Bosco e al suo carisma sempre attuale e vincente. Mi fa impressione quanto don Bosco sia amato e tenuto in considerazione! È bellissimo che per il Grest della prossima estate “sulla cura” gli Oratori Lombardi (Odl) abbiano preso ancora don Bosco come esempio e modello! Don Bosco c’è ed è vivo: a noi salesiani l’impegno di “incarnarlo”; perché l’Oratorio sia “officina intergenerazionale”: luogo di relazione, di accompagnamento, di prossimità e di educazione.

L’Oratorio può essere ancora oggi preziosa “scuola di vita” per rivelare che la vita è vocazione e per ricordare, con proposte mirate, che tutti sono chiamati alla santità e alla felicità proprio come amava don Bosco: “siate felici nel tempo e nell’eternità”!

Come sono i ragazzi e i giovani che conosci?

Sono ragazzi e giovani spesso smarriti e confusi che vivacchiano…

Molti sono con gli occhi spenti: la società tecnologica del benessere e delle comodità ha spento la luce da tanti dei loro occhi…

A molti di loro pare che gli sia stata sottratta l’anima. La loro vita è superficiale: spesso si accontentano solamente di ricercare popolarità, affogare nell’intrattenimento ed essere travolti dal consumismo!

La nostra sfida educativa è trovare il modo di “riattivare” la vita interiore… senza scoraggiarci, con proposte forti e testimonianze luminose.

Siamo chiamati a scommettere anche oggi sulle parole di don Bosco, che sono parole che non tradiscono mai: “In ogni giovane c’è un punto accessibile al bene. Dovere primo dell’educatore è di cercare questo punto, questa corda sensibile del cuore e di trarne profitto”.         

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