BS Luglio/Agosto
2023

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

LA COMUNITÀ

Don Germano Proverbio

Morto a Biella il 27 marzo 2020 a 95 anni d’età, 79 di vita religiosa e 69 di sacerdozio

Nato a Palanzano, in provincia di Parma, dopo aver frequentato la scuola di Chiari, passò nel Noviziato di Montodine, professando il 16 agosto del 1940. Fu ordinato Presbitero l’11 giugno del 1950 a Modena. Affiancò gli studi civili a quelli ecclesiastici con la laurea e l’abilitazione in lingua e letteratura italiana, latina e greca.

Dopo aver insegnato al ginnasio di Treviglio e al Liceo Classico Salesiano di Milano, nel 1960 ottenne, nel Pontificio Ateneo Salesiano di Roma, la cattedra di Didattica Generale e in seguito quella di Didattica delle Lingue Classiche.

Nel 1974 divenne docente di Didattica delle Lingue Classiche e successivamente di Glottodidattica all’Università di Torino, ateneo dove aveva conseguito la laurea.

Terminata la docenza universitaria, dal 2002 svolse a Valdocco il servizio di Aiuto pastorale, continuando tuttavia la sua attività culturale a livello universitario. Dal 2016 era degente nella Casa di Torino Andrea Beltrami.

Tra chi lo conosceva, gli amici e i confratelli, era stimato per le doti professionali ed umane. Era dotato di una saggezza composta e gentile, sempre equilibrato e sorridente. Antonello Ronca, oggi direttore del “Foglio”, ricorda: «Per me è stato un maestro, non di latino (e greco) soltanto, ma di scuola e anche di vita. Era un prete salesiano, ma faceva lezione all’università di «Didattica delle lingue classiche», in giacca e cravatta. Qualcuno neppure sapeva che fosse prete. Austero e dolce allo stesso tempo, metodico. Ho seguito il suo corso e i suoi seminari per alcuni anni con gli insegnanti del gruppo che si riuniva attorno a lui, e da lui, dal suo metodo, ho imparato molto. Non so se posso dire di essergli fedele in toto, probabilmente no, ma non insegnerei come insegno se non fossi stato un suo allievo. Non mi sono laureato con lui, ma è come se. Tanto che una volta mi disse: «Ma lei, Ronca, non si è laureato con me?».

Il libro Eléments de syntaxe structurale dello slavista Lucien Tesnière fu nella parte finale del suo insegnamento il punto di riferimento di tante sue ricerche, studi e traduzioni, col gruppo di docenti che collaborava con lui. Da quel libro deriva la cosiddetta «grammatica della dipendenza», tanto sventolata nei corsi di aggiornamento da molti che ne capiscono poco e non gli riconoscono i meriti che dovrebbero: è stato lui a introdurla in Italia, ma sono in pochi a saperlo. Come forse sono in pochi a sapere che fu una figura fondamentale per Giuseppe Gozzini, il primo obiettore di coscienza cattolico in Italia. Don Germano Proverbio lo instradò a una lettura della Parola precorritrice delle comunità di base e in seguito si presentò come testimone al suo processo nel 1963. L’impatto di un sacerdote che testimonia a favore di un obiettore a quell’epoca si fece sentire. Non era mai accaduto prima.

Grande fu il suo impegno nel cercare di creare un “ponte” fra il mondo accademico e quello scolastico; innumerevoli i corsi, i convegni, le attività di studio e le pubblicazioni che stimolarono il dialogo e la collaborazione fra scuola e università. Negli anni torinesi, assai vivace e fertile di iniziative fu il Seminario di Lingue Classiche e Glottodidattica (basato su ricerche, sperimentazioni, testi e materiali scolastici) aperto a laureandi, insegnanti della scuola e docenti universitari.

Oltre a studi e manuali scolastici, scrisse editoriali di commento all’attualità, poesie e alcuni testi teatrali come Questi nostri giovani, una sorta di processo-dibattito sul conflitto fra le generazioni.

Accanto alla grande e profonda cultura, lo fecero apprezzare e amare la mitezza, la sensibilità al bello e alla poesia, un’attitudine affettuosa verso gli altri, di cui egli intuiva potenzialità e limiti, senza mai giudicare, ma sempre comprendendo, con un sorriso e con garbata ironia.

Come piccolo inaspettato ricordo della sua versatilità e della sua salesianità riportiamo una sua poesia per bambini sulla Cascina Moglia:

Chi varca questa soglia
di antico cascinale
che fu già casa Moglia
un fremito l’assale

Qui venne Giovannino
a far da garzoncello
e pur così piccino
fu a tutti noi modello

La terra coltivare
con zappa e rastrello.
La mandria a pascolare
tu giovin pastorello

Or Giovannin dei Bosco
tra voi vuol ritornar
per dire “io vi conosco”
e tutti riabbracciare

Qui noi vogliam entrare
e dire a Giovannino
“continua ancor sognare
per esser a noi vicino”

Salì al Cielo nel 2020, a 95 anni lasciando il ricordo di salesiano culturalmente molto preparato, insegnante appassionato della didattica delle sue materie. Ha donato tutta la sua lunga vita a Dio nella missione tra i giovani, in particolare tra quelli universitari, mettendo a servizio della Congregazione la sua grande cultura e le sue qualità umane e spirituali.

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