BS Ottobre
2022

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

MONSIGNOR IGNAZIO BEDINI

Don Franco Pirisi

Morto a Ittiri (SS), il 19 gennaio 2022, a 73 anni

Franco Pirisi, nato a Ittiri, Sassari, il 18 ottobre 1949, era arrivato a Mirabello la prima casa salesiana fondata da don Bosco fuori Torino e dove il primo direttore era stato don Michele Rua. Entrò in Noviziato e fu ordinato sacerdote nel 1977 a Gerusalemme, nella basilica del Gethsemani, e quindi fu destinato a Tehran dove ha avuto l’incarico di consigliere scolastico incaricato del Dabestan con circa 900 alunni.

Quando successe il fatto delle torri gemelle (11 settembre 2001), fu chiamato dalle Autorità iraniane a fare da interprete, per telefono, al dialogo che si svolse tra papa Giovanni Paolo II e il presidente Khatami. In occasione del terremoto di Bam si trovò a organizzare i rapporti tra le varie Caritas (Italia, Francia, Austria, Libano, Olanda…) e il governo iraniano, curando la spedizione di diversi convogli di aiuti per i terremotati. Questo lavoro caritativo non era solo cosa di un momento, ma è proseguito per mesi e mesi, trovando collaboratori e collaboratrici tra i nostri parrocchiani e vari amici che generosamente lo assecondavano.

Don Franco è stato un religioso umile e fedele, sempre sorridente anche in mezzo a tante difficoltà. Ha servito la chiesa generosamente sia come salesiano sia come addetto di nunziatura per tanti anni. Grande conoscitore della lingua farsi, usò questo suo carisma per far conoscere la parola di Dio. Il lavoro che ha svolto traducendo le scritture è stato enorme. È così riuscito a dare alla chiesa in lingua farsi tutti i libri della liturgia latina (messali feriali e festivi, libri sacramentali). In collaborazione con l’università islamica di Ghom ha curato la traduzione del catechismo della chiesa cattolica che la stessa università ha poi pubblicato.

Ha tradotto anche la vita di alcuni santi come don Bosco, Domenico Savio, Eusebia Palomino. L’anno scorso ha dato alla stampa un bellissimo libro di preghiere in lingua farsi e stava completando la traduzione della liturgia delle ore che è rimasta incompleta per l’avvenuta sua repentina morte.

Tutta questa attività gli è costata anni di lavoro, specialmente di notte. Credo che tutto questo materiale sarà anche per molti anni a venire la fonte inesauribile per la celebrazione liturgica e la preghiera. Credo che non sia esagerato paragonare il suo lavoro a quello di san Girolamo.

Tutto questo non impediva a don Franco di dedicarsi attivamente all’apostolato, sempre disposto a sostituire altri sacerdoti per le celebrazioni e i funerali.

Sempre disponibile per l’assistenza agli ammalati e ai moribondi. Era molto zelante per le celebrazioni liturgiche e per le feste e i funerali preparava sempre i libretti nelle varie lingue (italiano, francese, inglese e farsi) essendo le nostre comunità plurilingui, in modo che tutti potessero seguire e capire le cerimonie.

L’anno scorso gli era stata proposta anche l’assistenza alla piccola comunità di Trebisonda nella parrocchia dove è stato martirizzato don Santoro. Nel frattempo erano iniziati i forti dolori alla testa inizialmente scambiati per una sinusite. Passando qui da Bologna per salutarmi, io insistetti perché si fermasse in Italia per dei controlli medici più accurati, ma lui mi disse che preferiva andare qualche giorno in famiglia e dopo la visita medica rientrare in Turchia dove l’attendeva la nuova ubbidienza per Trebisonda dove c’era una bella comunità che già conosceva. Purtroppo il suo male era molto più grave di quello che si potesse sospettare e un dolorosissimo tumore maligno in poco tempo ha stroncato la sua vita ancora piena di progetti a servizio della chiesa. Una settimana prima della sua fine mi telefonava: “So che cosa mi aspetta, sia fatta la volontà di Dio… offro la mia vita per la chiesa d’Iran”.

Don Franco lascia come messaggio ai salesiani e specialmente ai confratelli della sua Ispettoria la fedeltà alla volontà di Dio espressa attraverso l’obbedienza serena ai superiori anche quando costa dolori e sacrifici. È il grano che muore per dare molti frutti.

Un alto rappresentante dei Mullah dell’università Adian di Ghom che conoscevano molto bene don Franco e con cui avevano collaborato, facendomi le condoglianze si esprimeva così: “L’Iran ha subito una grave perdita. Don Franco era una persona molto colta e non diceva bugie (parole testuali)”.

E un altro amico italo-iraniano si esprimeva così: “La chiesa iraniana ha perso un grande apostolo. La notizia della sua morte mi ha rattristato non ti dico quanto. Ora lui sarà con don Bosco con il suo solito sorriso. Non credo che abbia bisogno delle nostre preghiere, dopo tutte le sofferenze patite per causa degli uomini e del tumore. Speriamo che il buon Dio ci mandi vocazioni del suo calibro”.

Me lo auguro anch’io perché il frutto di tanto lavoro e tanta sofferenza non vada perduto e la vigna piantata in quella terra porti molti frutti.

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