LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO
FRANCESCO MOTTO
Don Bosco VISTO DA LONTANO
I lettori del BS in genere conoscono la storia di don Bosco visto da vicino, ossia dai suoi scritti e dalle testimonianze dei suoi figli devoti e dei suoi amici-cooperatori soprattutto torinesi ed italiani. Ma lungo la storia quelli che non l’avevano mai avvicinato che immagine avevano di lui?
Quest’anno intendiamo presentare questa storia sconosciuta di don Bosco, vista appunto con gli occhi di persone che non l’hanno conosciuto personalmente, di non italiani, di residenti in paesi stranieri. Incominciamo dalla Francia, il paese più vicino e visitato da don Bosco. Che se ne scrisse ad esempio oltralpe al momento della morte?
Un amore ricambiato
La notorietà di don Bosco ha attraversato le Alpi fin dagli inizi degli anni sessanta. Nel 1875 nasceva a Nizza la prima opera salesiana. Nel 1878 due salesiani arrivarono a Marsiglia per prendere la direzione di una piccola opera divenuta subito Oratorio. Lo stesso anno fu fondata a La Navarre la prima colonia agricola. Tali opere rischiarono la chiusura per via delle leggi ostili ai religiosi nel 1880, ma, ironia della sorte, l’anno dopo i salesiani poterono costituirsi in provincia religiosa. Vari furono i viaggi di don Bosco nel sud francese, ma d’importanza capitale fu quello attraverso la Francia fino a Parigi nel 1883. Considerato santo taumaturgo, ebbe un forte impatto su una parte della popolazione soprattutto cattolica, grazie anche a due precoci biografie edificanti di ampia diffusione. Nel 1884 i salesiani assunsero a Lille un Orfanotrofio e a Parigi un Patronato.
Elogi funebri in occasione della morte
Si comprende così come alla sua morte in Francia la notizia finì su quasi tutta la stampa nazionale, regionale, diocesana, su molti giornali letterari e culturali, su quelli caricaturisti, satirici, su riviste specializzate nell’educazione e in sociologia. Ovviamente da parte cattolica si abbondò in elogi, mentre, in misura molto minore, si avanzarono critiche e qualche satira.
Particolarmente significativi i titoli attribuitigli nell’occasione: venne identificato come il san Vincenzo de’ Paoli italiano, il Vincenzo de’ Paoli del secolo XIX, il fondatore delle missioni di san Francesco di Sales, il Venerato Defunto, il Servitore di Dio, il creatore di una quantità di opere di beneficenza, il fondatore dei “Saliniens” (sic). In ambito più laico ma sempre rispettoso fu definito: il celebre religioso, uno Scienziato, il Venerabile, il Santo Prete, l’Apostolo di Torino, il Celebre Monaco, il Servitore, Questo Grande, l’Apostolo della carità…
Quanto ai diversi aspetti generali della sua personalità, sulla stampa francese non salesiana non è mancato chi lo ha considerato pericoloso, o addirittura pazzo. Ma in generale fu descritto come una simpatica figura di santo, un uomo sincero, una persona che conquistava con il solo suo aspetto. Nessuna eloquenza umana da parte sua, ma occhio dolce e penetrante. Sempre calmo e sorridente davanti alle prove della vita, aveva uno spirito di fede, di sacrificio, di carità, di sapienza, uno spirito missionario, molto pratico e giudizioso. Il defunto dimostrava buon senso, grandezza d’animo, intelligenza indefettibile, bontà verso tutti, una volontà indomabile, grande fiducia in Dio e nella Vergine Maria. In lui l’umano e lo spirituale erano uniti in un solo sforzo. Dotato di spirito gioioso e umoristico, secondo i Francesi don Bosco aveva una forte passione per la sua epoca e voleva essere sempre all’avanguardia del progresso; mai gemeva sul suo tempo. Quotidiani e periodici gli attribuirono profezia, perspicacia, santità, guarigione degli ammalati e poteri taumaturgici.
In un clima di polemiche il cattolico “Giornale di Roubaix” finiva un articolo con la domanda: “Abbiamo ragione di dire che questa morte, annunciata ieri, è tra l’Uno dei più grandi del suo tempo? Tutti voi che odiate il cattolicesimo, dove troverete, fuori di lui, nel campo della carità, degli eroi di questa statura e delle figure così degne d’ammirazione!?” Gli faceva eco con le stesse parole il liberale giornale di Milano “Il Corriere della sera”.
L’opera salesiana
Alla morte di don Bosco, la stampa francese collegò necessariamente la persona all’Opera da lui iniziata, che venne definita grandiosa, prodigiosa, monumentale, un’immensa opera di carità, “il prodigio del secolo”. Gli Istituti salesiani furono visti come una vasta impresa costituita da un insieme di realtà, quali convento, emporio, orfanotrofio, oratorio, patronato, laboratorio, scuole, collegio, rifugio, ospizio, colonia agricola, tipografia, casa di commercio, seminario industriale. L’espansione rapida dell’opera salesiana, in Europa e nel mondo fu fatta oggetto di grande ammirazione, così come le novità del metodo salesiano di educazione soprattutto verso la gioventù a rischio, per cui i giornalisti presentarono brevemente anche i punti particolari dell’educazione salesiana: dolcezza e amore, incoraggiamenti senza umiliazione ecc.
Un intermezzo doloroso e una “riscossa”
Pochi anni dopo, ad inizio XX secolo le nuove leggi anti congregazioniste misero a dura prova il nome di don Bosco e soprattutto le opere salesiane. Costretti a scegliere, i salesiani del Nord preferirono chiedere un riconoscimento formale: fu rifiutato, e così tutte le loro opere furono confiscate, i salesiani espulsi. Invece quelli del Sud e le Figlie di Maria Ausiliatrice scelsero di vivere in clandestinità, secolarizzandosi e affidando tutte le opere in mano ai laici. Poterono così sopravvivere, anche se i poteri pubblici non li lasciarono molto in pace. Solo dopo la grande guerra le acque si calmarono ed i salesiani del Nord ritornarono progressivamente alle loro opere, fondandone altre.
Nel volgere di pochi decenni don Bosco salì agli onori degli altari (1929-1934) ed allora in campo cattolico si ripresentarono per lo più gli entusiastici profili del secolo precedente. Lo aveva predetto alla morte un giornale francese: “Con funerali così grandiosi si può dire che si attende già la beatificazione e canonizzazione, che avranno la stessa solennità”. Lo furono molto di più.
Don Bosco ha amato la Francia, ne è stato riamato e pure aiutato economicamente soprattutto negli anni ottanta del secolo XIX. La basilica del Sacro Cuore alla stazione Termini di Roma si deve soprattutto alla generosità di benefattori francesi.

















