LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO
FRANCESCO MOTTO
Don Bosco “visto da lontano”
sulla STAMPA del BELGIO
Quando si parla di don Bosco, spesso lo immaginiamo a Torino, tra i ragazzi di Valdocco. Ma la sua fama travalicò presto i confini dell’Italia, arrivando fino in Belgio, dove le sue opere e il suo carisma catturarono l’attenzione della stampa e delle autorità cattoliche già dalla seconda metà dell’Ottocento.

I primi contatti con il Belgio
Il primo segnale concreto dell’interesse belga per don Bosco risale al 1867, quando alcune influenti personalità cattoliche chiesero al conte Luigi Francesco Zaverio Provana di Collegno di invitare don Bosco nel Paese, magari per partecipare a un congresso. Dieci anni più tardi, il cardinale Victor Deschamps, primate del Belgio, incontrò don Bosco a Roma e lo esortò a inviare i salesiani in Belgio.
Fu però a partire dal 1881 che la stampa belga cominciò a parlare di lui, grazie a traduzioni dal Bulletin Salésien francese. Gli articoli raccontavano dei grandi progetti di don Bosco: la costruzione della basilica del Sacro Cuore a Roma, le missioni in Patagonia, le opere educative in Italia. Nel 1883, il racconto del suo viaggio in Francia, della visita al conte Henri de Chambord e delle missioni in Sud America conquistò l’attenzione dei lettori.
Tra il 1884 e il 1887, la stampa belga seguì con interesse i suoi viaggi, l’aiuto durante l’epidemia di colera a Torino, le esposizioni culturali, la visita a Milano e l’inaugurazione della basilica del Sacro Cuore. Nel 1886, durante il primo congresso cattolico di Liegi, il nome di don Bosco fu evocato come possibile risposta alla questione sociale e si parlò di aprire in Belgio istituzioni per orfani simili a Valdocco.
A dicembre 1887 arrivò la notizia più attesa: su richiesta di monsignor Doutreloux, don Bosco accettò di aprire una casa a Liegi. La stampa cattolica parlò di “un’opera della divina Provvidenza”. Pochi giorni dopo, però, giunse la preoccupante notizia da Torino: “don Bosco è gravemente malato”.
L’immagine di don Bosco sui giornali
Nei resoconti della stampa belga, don Bosco emergeva come “superiore”, “fondatore dei salesiani”, “santo” e “taumaturgo”. Non mancavano però commenti più scettici, che mettevano in guardia dai racconti di miracoli. I giornali sottolineavano le sue qualità: umiltà, carità, zelo, povertà e bontà, riconoscendolo “di fama mondiale”. Non mancavano paragoni con san Vincenzo de’ Paoli, come “Vincent de Paul d’Italia” o “di Torino”. E si evidenziava il metodo educativo basato sulla dolcezza, la fede e la comunione quotidiana, piuttosto che sul castigo: “Non abbiamo altri mezzi di educazione che la dolcezza, la cappella, la confessione e la frequente comunione… al posto dei castighi usiamo sorveglianza e giochi.”
Al momento della morte
La morte di don Bosco sta sulla prima pagina nei giornali belgi. Riprendono articoli usciti sui giornali francesi. Da questo momento incomincia ad affermarsi l’approccio agiografico. Si usano termini quali “santo: “santo sacerdote”, “il santo di Torino”. Si anticipa anzitempo il termine “venerabile”. I giornali comunicano miracoli, guarigioni e profezie. Secondo alcuni cattolici don Bosco offre una soluzione per risolvere la questione sociale, anzi è il “pioniere dell’azione cattolica”. “Voilà le grand miracle accompli par cet homme, miracle vivant et visible tous les jours”.
Il politico liberale belga Jules Bara passa al contrattacco: vorrebbe abolire tutte le elemosine date a don Bosco; vorrebbe “dichiarare illegali tutte le donazioni a don Bosco e confiscare inoltre le sue istituzioni a vantaggio dello Stato, che ha il diritto di provvedere alle necessità sociali”. Ma un altro giornale liberale “Gazette de Charleroi” interviene nella discussione lodando la sua opera in favore dei destinati alle prigioni: “don Bosco li raccoglie, dà loro i vestiti, li strappa dall’ignoranza… consacrando anche il poco che possiede. È un uomo onesto di una devozione sincera e perseverante. Lo lodiamo senza riserve, basandoci sulle affermazioni dei nostri avversari…poco importa se credeva a storie in cui noi non crediamo, fintato che la sua vita è stata utile e la sua religione lo ha spinto a opere di carità”.
I giornali belgi seguiranno poi da vicino il processo della canonizzazione di don Bosco: dall’inizio locale a Torino fino all’esame finale di Roma. Nello stesso tempo vengono aperte case salesiane in diverse parti del Belgio.
Nel periodo della beatificazione e canonizzazione (1929-1934)
Nel contesto della beatificazione e canonizzazione, ha luogo un’esplosione di articoli su don Bosco e anche sui Salesiani e fma. Si fa grande uso dei titoli ufficiali che la Chiesa applica a don Bosco: “venerabile” (vénéré), “beato” (bienheureux) e “santo” (saint).
I giornali offrono abbondanti spiegazioni sull’atto della beatificazione, presentano i tratti principali della biografia e del sistema educativo di don Bosco. Nella cornice della beatificazione i salesiani organizzano a Bruxelles e a Gent un triduo su don Bosco. Il triduo riceve molta attenzione nella stampa e si scrive sulla venerazione del nuovo beato.
Dopo la beatificazione segue normalmente la canonizzazione. Già a partire dal 1932 appaiono le prime notizie dell’imminente canonizzazione: una serie di articoli che espongono la vita di don Bosco e parlano dei miracoli che si sono prodotti. Forniscono ovviamente informazioni dettagliate sulla solennità della canonizzazione, sul numero dei partecipanti, ma soprattutto evidenziano l’interesse di don Bosco per la gioventù popolare definendolo “padre degli orfani… protettore della gioventù”, “pioniere dell’azione cattolica”, precursore della joc (Gioventù operaia cristiana, associazione fondata nel 1925 da un prete belga), precursore dell’enciclica Rerum Novarum. La sua massima era: “Contro la scuola atea e la stampa atea noi poniamo la nostra scuola cattolica e la nostra stampa romano cattolica”. La sua pedagogia è caratterizzata come “una figlia dell’amore”, un sistema perfetto: “si tratta di un’educazione piena e completa che abbraccia l’uomo tutto intero, che insegna le scienze… le discipline umane, ma che non trascura le virtù soprannaturali”.
Grazie a queste opere e alla sua fama, don Bosco aveva ormai conquistato anche il cuore del Belgio, lasciando un’eredità educativa e spirituale che continua a ispirare ancora oggi.

















