LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO
FRANCESCO MOTTO
Don Bosco visto da lontano
nella corrispondenza dei
BENEFATTORI POLACCHI
Quando don Bosco era ancora in vita, infatti, la Polonia non esisteva come Stato indipendente: fino al 1918 il suo territorio era diviso e occupato da grandi potenze europee come l’Austria, la Prussia e la Russia.
Dopo aver considerato le testimonianze provenienti dalla Francia, dalla Slovenia, dai paesi di lingua tedesca e dal Belgio, vale la pena soffermarsi ora sulla Polonia – o meglio sui polacchi. Quando don Bosco era ancora in vita, infatti, la Polonia non esisteva come Stato indipendente: fino al 1918 il suo territorio era diviso e occupato da grandi potenze europee come l’Austria, la Prussia e la Russia.
Il primo contatto documentato tra don Bosco e alcuni polacchi risale al 1868. Il 28 agosto di quell’anno infatti la contessa Helena Sanguszko gli scrisse da Tarnów. Dallo scritto apprendiamo che già l’anno precedente suo fratello Piotr e sua sorella Maria avevano avuto l’occasione di incontrare personalmente don Bosco. Altre fonti, sebbene meno sicure, fanno pensare che già qualche anno prima alcuni giovani polacchi fossero stati ospiti a Valdocco.
Negli anni Ottanta dell’Ottocento la conoscenza di don Bosco tra i polacchi – sia in patria sia all’estero – si diffuse ulteriormente grazie alla traduzione in polacco della biografia scritta dal medico francese Charles D’Espiney. Quest’opera contribuì in modo significativo a far conoscere la figura e l’opera del sacerdote piemontese.
Nel corso degli anni Ottanta nelle mani di don Bosco arrivò una corrispondenza piuttosto ricca proveniente da polacchi: circa duecento lettere. Non tutte arrivavano dai territori polacchi occupati; molte furono spedite anche da città europee come Parigi, Nizza, Vienna e Dresda.
Le lettere erano scritte in diverse lingue. La maggior parte era in francese, ma molte anche in polacco. La loro origine è legata soprattutto alla diffusione del Bollettino Salesiano in lingua francese e alle immaginette di Maria Ausiliatrice che, nonostante i divieti della polizia zarista, riuscivano a entrare clandestinamente ovunque nei territori polacchi attraverso la Galizia austriaca.
A scrivere a don Bosco furono sacerdoti, religiose e anche laici. Tra questi figuravano membri di importanti famiglie aristocratiche, ma anche persone di provenienze molto diverse. Curioso, ad esempio, il caso di una signora polacca tartara [Rozalia Bohdanowicz] – quindi musulmana – che da Vilnius, nel marzo del 1885, supplicava don Bosco di pregare per un giovane gravemente malato. Nella lettera scriveva: «Credo fortemente che Dio, per la vostra intercessione, possa esaudirci, nonostante la poca fede che abbiamo io e questo malato».
Tra i sacerdoti che entrarono in contatto con don Bosco troviamo figure destinate a diventare importanti nella storia della Chiesa polacca, come il beato Bronisław Markiewicz e il principe August Czartoryski, che dopo molte difficoltà riuscì a diventare sacerdote salesiano. Tra le religiose spicca invece un notevole numero di superiore di conventi di città come Cracovia, Leopoli, Wieluń e Grodno. Particolarmente significativa è la figura di suor Maria Łempicka, anch’essa avviata verso la beatificazione. Durante un soggiorno in Italia ebbe modo di incontrare personalmente don Bosco, che la accolse tra i Cooperatori Salesiani. Una dozzina di persone mantenne con lui una corrispondenza abbastanza regolare.
L’immagine di don Bosco nei polacchi
Dall’analisi di questa corrispondenza emerge con chiarezza che, tra i polacchi, don Bosco godeva già in vita di una notevole fama di santità. Era visto non solo come un grande educatore dei giovani, soprattutto dei più poveri e bisognosi, ma anche come un uomo di Dio capace di intercedere presso il Signore.
Per questo motivo la maggior parte dei corrispondenti chiedeva preghiere per varie intenzioni. Le richieste più frequenti riguardavano la guarigione degli ammalati o il suffragio per i defunti. In alcune lettere comparivano anche domande di carattere spirituale, richieste di benedizioni particolari per soldati, oppure preghiere per rimanere fedeli alla propria vocazione o per essere ammessi in seminario. Non mancavano poi lettere di ringraziamento da parte di coloro che erano stati ammessi tra i Cooperatori Salesiani. In molti casi alle lettere venivano allegate offerte destinate alle opere salesiane.
Dalla corrispondenza risulta anche che don Bosco, insieme alle risposte e ai ringraziamenti per le offerte ricevute, inviava talvolta immagini di Maria Ausiliatrice chiedendo ai destinatari di diffonderle tra amici e conoscenti. Raccomandava inoltre di pregare la Madonna soprattutto per gli ammalati.
Tale diffusa devozione a Maria Ausiliatrice tra i polacchi è testimoniata anche dai numerosi ringraziamenti per grazie ricevute, inviati alla basilica di Valdocco. Dal 1897 queste testimonianze venivano pubblicate regolarmente nel Bollettino Salesiano in lingua polacca. Non sono mancati polacchi che pregavano la Madonna Ausiliatrice anche per una grande intenzione nazionale: la libertà della patria.
In questo modo la devozione a Maria Ausiliatrice arrivò in terra polacca ancora prima della presenza dei Salesiani.
I Salesiani in terra polacca
Dopo la morte di don Bosco la sua figura continuò ad arricchirsi di nuovi tratti: educatore geniale, sacerdote zelante, taumaturgo, innovatore nel campo pedagogico, scrittore, promotore di missioni. Questa immagine si diffuse soprattutto attraverso la stampa cattolica e grazie alle vocazioni salesiane polacche formate in Italia. Gli anni della beatificazione e della canonizzazione (1929-1934) segnarono poi un vero boom di interesse nella stampa polacca per il santo educatore italiano.

















