BS Giugno
2026

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Don Bosco “visto da lontano”...
dalla SCOZIA

Come e quando il nome di don Bosco arrivò in Scozia? Piuttosto tardi, negli anni della canonizzazione; ma ci arrivò con un tratto inconfondibile: di patrono e modello degli insegnanti cattolici.

I precedenti

All’inizio degli anni ’30, le scuole cattoliche in Scozia erano gestite da un numero sempre crescente di docenti giovani ben qualificati a livello accademico e professionale, ma senza forti legami fra loro. Chiesero allora l’aiuto al dottor P.G. McGlynn, uno dei pochi docenti cattolici dell’Università di Glasgow, membro del personale del Dipartimento di Scienze Umanistiche, e al rev. dottor W.E. Brown, cappellano degli studenti cattolici dell’università ed ex docente del dipartimento di Storia. Venne anche interessato l’arcivescovo Donald Mackintosh di Glasgow, che il 16 settembre 1934, convocò una riunione invitando ogni insegnante cattolico dell’Arcidiocesi. Vi presero parte 2000 persone, che diedero avvio alla Scottish Catholic Teachers Guild (Associazione degli insegnanti cattolici scozzesi) cui si iscrissero 2300 membri, quasi il 100% degli insegnanti cattolici dell’Arcidiocesi. Il patrono? Il neo canonizzato don Bosco.

Don Bosco patrono dell’Associazione degli Insegnanti

Presiedeva la nuova Associazione il suddetto dottor Patrick McGlynn. Fu lui a promuovere la conoscenza di don Bosco utilizzando la biografia di don Agostino Auffray e a persuadere il carismatico canonico Thomas Taylor – fondatore nel 1922 con i minatori della zona del più importante Santuario Mariano in Scozia a Carfin – ad acconsentire all’erezione e alla dedicazione della statua di don Bosco. Lo stesso dottor McGlynn aveva accompagnato il canonico in aereo a Torino durante il pellegrinaggio giubilare verso Roma in modo che potesse vedere di persona l’opera di Valdocco, dove per altro furono accolti molto bene. Con loro viaggiavano molti insegnanti cattolici scozzesi a motivo dell’Anno Santo. Il viaggio fu determinante nel convincere il canonico a sostenere l’adozione di don Bosco come Patrono della nuova Associazione. Nell’occasione lo stesso dottor McGlynn scrisse il testo di un inno che fu cantato da ogni bambino delle scuole cattoliche della Scozia occidentale per i successivi 50 anni: “Tu che hai fatto amicizia con i senza amici”. Un inno adatto per gli insegnanti di una comunità di immigrati della classe operaia che lottano per educare i propri figli e loro stessi.

Inaugurazione della statua

Se don Bosco era stata canonizzato a Roma il primo aprile 1934, la sua statua, con tanto di processione con la reliquia, fu inaugurata nel santuario di Carfin esattamente un anno dopo con una solenne celebrazione. Ai piedi del santo si prostrarono duemila persone, fra giovani ed insegnanti. La spettacolare cerimonia segnò la presentazione di don Bosco come nuovo santo nella Chiesa, con l’obiettivo di attrarre una nuova generazione non solo di giovani, ma anche dei loro insegnanti cattolici. Il dottor McGlynn vide in questo un’opportunità irripetibile, da cogliere al volo, e il suo racconto della genesi della celebrazione è davvero intrigante.

“Non ci sono Salesiani in Scozia. Sebbene il Provinciale don Tozzi abbia visitato la Grotta-Santuario alcuni anni fa, chi scrive non lo ha visto. Erano stati proposti altri santuari per la costruzione. Era stata fatta un’offerta per la statua di san Vincenzo, padre delle Suore della Carità e della Società di San Vincenzo de’ Paoli. C’era anche la promessa di una statua del Beato Giovanni Ogilvie, martirizzato a Glasgow Cross e primo beato scozzese dai tempi di Margherita, la Perla di Scozia. Come ha fatto dunque il santo più recente del Calendario, in queste zone un italiano sconosciuto, ad arrivare a Carfin? È forse un mistero tanto quanto la scelta di lui come patrono dell’Associazione degli Insegnanti Cattolici, invece del grande san Tommaso d’Aquino – la prima di molte proposte all’inizio. Inoltre, non c’era un donatore. Le sottoscrizioni sono arrivate lentamente e in piccole quantità. Non sono ancora complete”. “Evidentemente”, continuò il dottor McGlynn, “questo non andava bene a don Bosco. Un bel giorno il santuario missionario si allontanò. Nel giro di un mese ne sorse uno ben più imponente, nello stesso luogo, che rivaleggiava con quello di Francesco e Teresa. In cima a una tripla rampa di scale sopra le rovine del santuario a mosaico, si erge don Bosco, con il venerabile Domenico Savio da un lato e il cardinale Cagliero da ragazzo dall’altro”.

Don Bosco fonte di ispirazione e modello per gli insegnanti

Il chiaro messaggio di questo gesto pubblico era quello di proclamare don Bosco non solo come patrono dei ragazzi, ma, forse ancor più significativamente, di promuoverlo come fonte d’ispirazione e modello per gli insegnanti. Toccò lo stesso tasto, ispirato dal professore, il brillante e appassionante discorso d’occasione di don Tozzi sulla “Vita e lo spirito di don Bosco”.

Ogni insegnante presente lasciò l’incontro pervaso da un maggiore zelo per l’opera di insegnamento ai giovani e con il segreto, promesso, di applicare il “modello educativo don Bosco” come era stato esemplarmente indicato dalla ricchezza di tanti aneddoti utilizzati da don Tozzi durante il suo intervento per l’occasione. Una visione peraltro diversa dal modello educativo prevalente in Scozia, dove l’uso tradizionale della “cintura di cuoio” per le punizioni corporali inflitte in classe, sulle mani degli alunni di entrambi i sessi, era il metodo normale per instillare la disciplina in aula.

Il futuro

L’Associazione in questione ha avuto un impatto considerevole sullo sviluppo sociale e culturale degli insegnanti cattolici scozzesi. Oltre al teatro, allo sport e ad altre attività ricreative, l’Associazione ha promosso una serie di gruppi di studio per esaminare le encicliche papali sull’educazione cristiana dei giovani, la Filosofia Scolastica, i libri di testo di storia, l’uso e l’abuso dei film e per compilare una lista di libri per le biblioteche scolastiche. Nel 1947 l’adesione era ancora costituita da 2100 insegnanti dell’arcidiocesi di Glasgow. Nello stesso anno l’Associazione tenne ad Edimburgo il primo di una serie di Congressi Nazionali come pure avviò la pubblicazione del Don Bosco Journal, una rivista che inizialmente con cadenza trimestrale e poi semestrale continuò ad apparire fino al novembre 1966.

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