BS Settembre
2023

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Don Bosco nel giudizio di padre Edgardo Mortara

Dopo l’uscita a Cannes del film “Rapito” di Marco Bellocchio, da mesi si parla e si scrive di Edgardo Pio Mortara. I sorprendenti contatti con don Bosco.

Una pellicola esteticamente valida, storicamente non irreprensibile, che narra la tristissima vicenda dell’allontanamento forzato nel 1858 del bambino Edgardo Mortara dalla sua famiglia ebrea in quanto battezzato e dunque, secondo le leggi dell’epoca nello stato pontificio, da educare nella religione cattolica.

In questa sede però vogliamo semplicemente presentare la stima che il ragazzo, il chierico, il prete Mortara ha avuto per don Bosco ed anche alcuni convincimenti spirituali propri dell’ex “rapito”, che di certo il film non sottolinea.

Incontri ravvicinati a Roma nel 1867 – una visione

Nel gennaio 1867 don Bosco era ospite a Roma del conte Vimercati, residente non lontano dalla chiesa di S. Pietro in Vincoli officiata da Canonici Regolari Lateranensi, presso i quali stava il sedicenne Edgardo Mortara. Ecco quanto il giovane ricordava 37 anni dopo: “Fin dal 1867… ebbi l’onore e la gioia di vederlo e di assisterlo al santo altare, dove rimasi più volte edificato dalla sua profonda pietà e devozione, che però non presentava nulla di affettato, né di straordinario. Al ritornare alla sacrestia, mentre pie persone imploravano in ginocchio la benedizione del Venerabile Sacerdote, io non mi saziava di ammirare la sua modestia e umiltà, facile, disinvolta, senza violenza, riflesso genuino di una virtù profondamente impressa nel suo animo… Nel prendere un frugale rinfresco, Egli si porgeva a tutti amabile, gioviale, conversando con tutti di cose edificanti e istruttive, perfino di filologia e del greco moderno, che egli pareva conoscesse benissimo. Insomma al mirarlo superficialmente nulla di notevole si scorgeva in lui, se non una modestia e una compostezza esteriore che incantava e profumava l’ambiente; ma all’osservarlo attentamente s’indovinava l’uomo di Dio”. Un bel ricordo, si direbbe, di un don Bosco cinquantenne.

Poco dopo Edgardo entrò nel noviziato sulla via Nomentana ed anche colà ebbe l’occasione di incontrare don Bosco: “Ricordo che essendo [don Bosco] stato invitato alla nostra frugale mensa in S. Agnese fuori le mura, il dì della festa di quella gloriosa Vergine e Martire noi ci dicevamo l’un l’altro: – Avete veduto? Egli ha desinato come gli altri! Ma che parsimonia, che riserbo, che modestia nelle sue parole e ne’ suoi sguardi! – Don Bosco mi trattò sempre con speciale benevolenza, del che io non saprei indicarle altro motivo, senonché perché egli sapeva benissimo quello che aveva fatto e sofferto per me l’angelico Pontefice Pio IX… Dopo la S. Messa, egli mi dirigeva sempre qualche parola affettuosa, mi regalò la medaglia di Maria Ausiliatrice, invitandomi più volte a visitarlo in Torino ed onorandomi anche di speciali confidenze… Una volta mi chiamò a parte e mi pregò di scrivergli a Torino, giacché egli voleva manifestarmi un segreto.

Gli scrissi subito e mi rispose presso a poco così: – Caro mio D. Pio… Io debbo manifestarvi una cosa, che vi prego per ora di tener segreta. Nel ritornare alla sagrestia dopo la messa, io vidi sulla vostra fronte ondeggiare una nube oscura. Quando voi abbassavate la fronte, voi sembravate tutto sereno e ridente. Nell’alzarla però quella tetra nube ricopriva il vostro volto, che io non vedeva più. Al disopra di quella nube due angioli sostenevano una bella corona di fiammanti rose. Figlio mio, siate umile e tutto andrà bene per voi. L’orgoglio figurato da quella oscura nube sarebbe la vostra rovina. Quella bella corona il Signore ve la darà, se voi persevererete. Siate sempre fedele… Debbo dire, per amore della verità, che questa comunicazione segreta corrisponde perfettamente al mio stato interiore ed all’insieme del mio carattere e del mio temperamento, ed anche allo svolgimento della mia modesta esistenza”.

Incontro a Marsiglia con don Bosco taumaturgo nel 1880

I decreti francesi ostili agli Ordini religiosi, mandati ad effetto il 31 ottobre 1880 colsero padre Mortara a Marsiglia, ormai sacerdote e religioso con voti perpetui, perpetuo gravemente ammalato nel collegio dei Fatebenefratelli, dove rischiava di comprometterli. Fortuna o Provvidenza volle che una religiosissima signora madame Marcoselles, da lui già conosciuta a Roma nel 1869, gli offrisse ospitalità in casa sua, tanto più che era costretto a letto. Ragioni di prudenza consigliavano di occultare il suo rifugio, perché risultava in Italia renitente alla leva. Per questo il Direttore dell’oratorio salesiano S. Leone, don Giuseppe Bologna, si recava di nascosto a visitarlo. Saputo che don Bosco era in città, gli espresse il desiderio di vederlo.

Ecco dunque in che modo il padre Mortara narra la visita del Santo “Mostrai gran brama di vederlo, sperando che egli mi otterrebbe la guarigione. Un giorno difatti, il 5 febbraio, il venerabile sacerdote si recava da me. Io implorai la sua benedizione e lo pregai d’intercedere per me presso Dio affine di ottenermi la grazia desiderata, per adoperarmi per la sua gloria e convertire la mia cara madre (che purtroppo passò all’eterna vita il 17 ottobre 1896). Egli rispose esortandomi alla pazienza e rassegnazione ed a fare il sacrifizio della mia vita, se ciò a Dio piacesse. Quanto a mia madre, le mie preghiere sarebbero più efficaci nel cielo. Mi benedisse di nuovo e si congedò”.

La benedizione ebbe effetto tanto che morirà 60 anni dopo aver peregrinato come predicatore in decine di paesi europei e pure negli Stati Uniti. Alludendo a questa visita diceva in una lettera del 1884 a don Bosco dalla casa salesiana di Utrera in Spagna: “Quando Ella mi onorò di una sua visita a Marsiglia in casa delle signore Marcoselles, mi disse che il Signore poteva sospendere il decreto di morte già emanato per me. Il decreto fu sospeso, Ella me lo fece ritirare, ed ora guai a me se la vita che mi resta non la impiego tutta ad edificare, difendere e dilatare il mistico regno di Dio”.

Sempre a Marsiglia il trentenne padre Mortara per motivi di salute aveva bisogno di ritornare in Italia, da dove era fuggito segretamente dopo la breccia di porta Pia (1870) per timore di essere costretto a lasciare la vita religiosa. Ancora una volta, il 10 ottobre 1880, si rivolse a don Bosco chiedendogli se poteva fare qualcosa presso la famiglia reale perché potesse rientrare in Italia senza problemi.

Non si sa quale sia stato l’esito di tale supplica. Di certo padre Mortara venne più volte in Italia e passò a Valdocco nel luglio 1898.   

DB LADRO
I fioretti di Don Bosco

Al ladro! Al ladro!

5_033
Il messaggio del Rettor Maggiore

Figli di famiglia

6_The author in a mountain hiking with students 2jpg
Don Bosco nel Mondo

Don Bosco nelle Filippine

Girl,Hold,Out,A,Flower
Tempo dello Spirito

La parola di sei lettere che fa miracoli

12_image_6483441 (7)
invitato

«Faccio don Bosco in Papua Nuova Guinea»

17_2005_1104saluzzo-4-11-050033
Le case di Don Bosco

Come la Fenice. Saluzzo

22_Asilo a Pilual
Diario missionario

Vita quotidiana a Lare, Etiopia

24_10944_Don-Alessandro-Stefenelli
Salesiani

Il Salesiano che ha dato il nome ad una città: Don Alessandro Stefenelli

28_Immagine1465380
La nostra Storia

La fontana, il pozzo e la cucina

32_IMG-20220313-WA0013
FMA

Aria di famiglia

Stampa
Come Don Bosco

Pedagogia controcorrente 8 - Il rilancio delle relazioni

First Crocus
La linea d’ombra

Esserci per un nuovo inizio

39_Immagine1467806
La storia sconosciuta di Don Bosco

Don Bosco nel giudizio di padre Edgardo Mortara

40_Hlond_17
I nostri santi

Il Santo del mese - Il Venerabile Augusto Hlond

41_Tafunga
Il loro ricordo è benedizione

Monsignor Jean-Pierre Tafunga

42_Relax settembre 2023 Schema
Il crucipuzzle

Scoprendo Don Bosco

43_Grotta azzurra copia
La buonanotte

La grotta azzurra