I FIORETTI DI DON BOSCO
B.F.
Don Bosco FULMINI & SAETTE

Era la sera del 15 maggio 1861. A Valdocco, poco dopo la mezzanotte, tutta la Comunità era immersa nel primo sonno, quando con un formidabile rimbombo, un fulmine squarciò il tetto della casa dove dormivano i ragazzi e anche don Bosco.
Dopo un sepolcrale silenzio, che durò poco più di un minuto, si udì suonare il campanello nella camera di don Bosco. Due giovani, Reano e Rossi, con il cuore in gola corsero ansiosi e tremanti.
Trovarono don Bosco avvolto in una coperta che li guardò sorridendo e disse tranquillamente: «Malcreato di un fulmine! Senza chiamar permesso entra in mia camera, mette tutto sossopra, getta il letto da una parte e me dall’altra. Bisogna farlo stare a tavola di punizione. Neh Rossi? Oggi non gli darai la pietanza!»
Al piano di sopra, dove dormivano i ragazzi, la confusione era totale. Il fulmine, caduto sul frontone a mezzogiorno del dormitorio aveva gettati nel cortile due camini. Tegole, mattoni e calcinacci erano caduti sui letti.
Don Bosco non aveva ancor finito di vestirsi, che piombò nella stanza il giovane Ballario che affannato gridava: «È caduto il soffitto e quasi tutti i giovani sono morti!». Mentre saliva un giovane gli venne incontro e gli disse: «È caduto il fulmine e una trentina di giovani sono morti».
«Va ad osservare meglio» gli rispose don Bosco.
Dopo un istante lo stesso giovane ritornò in fretta: – I morti sono solamente sette od otto.
«Ritorna a vedere» replicò don Bosco ed entrò in dormitorio con volto imperturbato, sorridendo e facendo coraggio a tutti: «Non abbiate paura, disse; abbiamo in cielo un buon Padre ed una buona Madre che vegliano a nostra difesa».
Al vederlo i giovani respirarono come se fosse entrato un angelo consolatore. Quelli che erano già alzati corsero dintorno a lui. Quindi mandò subito a pigliare acqua ed aceto e di propria mano lavò i lividi e le contusioni dei colpiti.
Uno solo rimaneva immobile nel suo letto. Nessuno osava scuoterlo, temendo che fosse cadavere.
Don Bosco gli tolse una piccola scheggia dalla guancia.
A quest’atto il creduto morto si scosse, e immaginando di essere molestato da un compagno, diede un pugno a don Bosco, gridando in dialetto piemontese: «Brutt baloss! Lasciami dormire!»
Tutti scoppiarono in una risata di sollievo. Tanto rumore e un po’ di calcinacci, ma nessuna vittima.
Quando don Bosco fu certo che tutti stavano bene, si sfogò con un affettuoso Deo gratias! E intonò le litanie della Madonna.
Nei giorni seguenti, tutti chiedevano a don Bosco di collocare un parafulmine sul tetto della casa. Così don Bosco fece collocare una statua della Madonna sul frontone dell’edificio.
La statua è ancora là. E da allora fulmini e saette girano al largo.
















