BS Gennaio
2024

PROPOSTE

DARIO BASILE

Don Bosco e le COLLINE TORINESI

Nelle Memorie dell’Oratorio la passione per l’escursionismo e le camminate in collina con i ragazzi di strada della Torino dell’800.

«Siccome poi facevamo frequenti camminate in luoghi anche lontani, così io ne descriverò una fatta a Superga, da cui si conoscerà come si facevano le altre». Così racconta don Bosco nelle sue Memorie dell’Oratorio svelando un aspetto poco conosciuto della sua vita: la passione per l’escursionismo e le lunghe camminate in collina con i ragazzi di strada della Torino ottocentesca.
Il trekking il «Cammino di don Bosco», organizzato in collaborazione con Città Metropolitana e Turismo Torino, ripercorre i sentieri dove il fondatore dei Salesiani portava i suoi giovani a camminare e tocca i luoghi legati alla vita del santo.

Oggi il «Cammino di don Bosco»

Un cammino di 165 km, dal centro di Torino al fiume Po, fino alle pendici delle colline del torinese, del chierese e dell’astigiano. Le gioiose camminate autunnali verso le colline e il Monferrato facevano parte del modello educativo di don Bosco. Erano escursioni rumorose che certamente non passavano inosservate. «Raccolti i giovani nel prato – scrive Giovanni Bosco – e dato loro tempo di giuocare alquanto alle bocce, alle piastrelle, alle stampelle, si suonava un tamburo, quindi una tromba che segnava la radunanza e la partenza». I colori autunnali e le vigne, dove ancora si stava raccogliendo l’uva, erano la scenografia di queste scampagnate ottobrine. Nulla era lasciato al caso, le gite e i percorsi venivano studiati sin nel minimo dettaglio. «Chi portava canestri di pane, chi cacio o salame o frutta od altre cose necessarie per quella giornata. Si osservava silenzio sin fuori delle abitazioni della città, di poi cominciavano gli schiamazzi, canti e grida, ma sempre in fila e ordinati».

Le prime camminate risalgono al biennio 1844-1846: all’epoca l’Oratorio non aveva ancora una sede e dei luoghi dove svolgere attività e così il giovane prete organizza con i ragazzi numerose visite ai luoghi più significativi della città. A piedi si recano alla Consolata, alla Madonna di Campagna, a Stupinigi, al Monte dei Cappuccini, a Sassi e a Superga. A partire dal 1847 fino al 1864 l’attività si sviluppa e le «passeggiate di ottobre» divengono un appuntamento fisso. Sono lunghe escursioni che durano sino a due settimane e, in una, don Bosco si spingerà fino alla Liguria.

All’inizio a partecipare erano i ragazzi più bisognosi poi, nel tempo, quelle gite divengono un premio ambito per coloro che avevano il migliore rendimento scolastico. Le escursioni venivano organizzate ad ottobre perché la scuola iniziava a novembre e avevano uno scopo didattico-pedagogico. Ne era convinto don Bosco che scrive: «Le passeggiate sono mezzi efficacissimi per ottenere la disciplina, giovare alla moralità ed alla sanità», il cammino era per i ragazzi un momento di crescita, un’esperienza di vita comunitaria in ambienti incontaminati. Eppure, più che a degli intrepidi escursionisti, don Bosco e i suoi giovani assomigliavano ai personaggi di una compagnia di giro che, spostandosi tra una località e l’altra, mettevano in scena i loro spettacoli: un gruppo portava con sé le quinte, gli abiti di scena, gli strumenti musicali e tutto il necessario per le esibizioni. I giovani, guidati dal santo, entravano in paese preceduti da una banda musicale e venivano accolti con grande gioia dagli abitanti delle borgate che certamente non si aspettavano una simile apparizione. I parroci e la gente del luogo donavano al gruppo ospitalità offrendo loro del cibo e un tetto per passare la notte. In cambio la compagnia di don Bosco animava le giornate autunnali dei borghi con riti religiosi, spettacoli tea­trali, suoni e canti. Per il fondatore dei Salesiani quello era anche un modo di far conoscere le sue attività e di incentivare le persone incontrate lungo il cammino a mandare i loro figli nella sua scuola di Valdocco. Ma non solo, grazie a quelle camminate il santo sociale tesseva nuove importanti relazioni, conosceva autorità religiose, politiche e civili. Non mancano gli episodi curiosi e divertenti. Un giorno un ragazzo si perde per le colline e per ritrovarlo percorrono le vigne suonando la grancassa come richiamo. In un’altra occasione il priore del Santuario di Crea non era stato avvertito dell’arrivo dei ragazzi e così i frati, terrorizzati dalla baraonda, si asserragliano nella struttura. (pubblicato il 16 ottobre del 2023 sul Corriere Torino). 

LE COLLINE DEL PO

Oggi il «Cammino di don Bosco» è un trekking che tocca ventuno comuni dal Santuario di Maria Ausiliatrice fino al Colle Don Bosco (da Porta Palazzo ai boschi, dai vigneti ai centri storici dei borghi collinari) e prevede tre diversi percorsi. Un viaggio a piedi a ritmo lento per ripercorrere non solo le vicende del maestro della gioventù ma anche per apprezzare i paesaggi, le bellezze architettoniche, storiche e culturali, nonché i sapori dei prodotti tipici del territorio.

LA PASSEGGIATA MIRACOLOSA

Don Bosco amava la natura, amava correre e pregare sotto il grande cielo di Dio, e portava i suoi ragazzi a camminare con lui, liberi come gli uccelli dell’aria e i fiori dei campi. Le chiamava passeggiate autunnali. In una di queste gite, nel 1864, arrivò a Mornese. Era lontano, i ragazzi avevano fatto una parte del tragitto in treno, ma arrivarono a notte. La gente venne incontro commossa, tanto più che don Bosco cavalcava un cavallo bianco che gli aveva prestato il parroco. La banda dei ragazzi suonava, molti s’inginocchiavano al passaggio di don Bosco chiedendo la benedizione. I giovani e la gente entrarono in chiesa, una breve celebrazione, quindi tutti a cena.

A cucinare e servire i giovani, in prima fila c’era Maria Mazzarello, 27 anni. Era l’anima di un gruppetto di sette ragazze che si riunivano per pregare insieme e lavorare per i bambini e per i poveri.

Al termine, don Bosco disse poche parole: «Siamo tutti stanchi, e i miei ragazzi hanno voglia di fare una bella dormita. Domani però ci parleremo più a lungo».

A Mornese, don Bosco si fermò cinque giorni. Maria ogni sera riusciva ad ascoltare la «buona notte» che dava ai suoi giovani. Scavalcava le panchette per arrivare più vicino a quell’uomo. Qualcuno la rimproverava di questo come di un gesto sconveniente: «Cosa vai a fare in mezzo a quegli uomini e a quei giovani?». E lei rispondeva: «Don Bosco è un santo, io lo sento».

Era molto di più di una semplice sensazione. A quante donne cambierà la vita? Basta un movimento, un semplice movimento di quelli che compiono i bambini quando si slanciano in avanti con tutte le loro forze, senza timore di cadere o di morire, dimentichi del peso del mondo.

Giovanni e Maria Domenica amavano dello stesso amore, erano fatti per intendersi, nutriti dalle stesse colline. Due contadini dell’assoluto. Due nomadi sulle proprietà invisibili di Dio.

Separati come i bambini un tempo nelle piccole scuole. Lei con le femmine, lui con i maschi. Separati nelle apparenze e nei luoghi. Riuniti nel colloquio incessante delle loro anime, nell’estasi d’aver trovato l’interlocutore privilegiato, colui e colei che capisce ogni cosa, anche i silenzi.

All’ispirazione venuta dall’alto, don Bosco unì la sua formidabile genialità organizzativa. Non ci fu bisogno di molte parole. Nato da un’intesa spirituale più unica che rara, l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, oggi diffuso in tutto il mondo, fiorì con sbalorditiva rapidità.

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