MEMORIE SALESIANE

JEAN-FRANÇOIS MEURS (DA DON BOSCO AUJOURD'HUI)

Don Bosco e il colera

Le epidemie di colera si sono ripetute in Europa per tutto il XIX secolo. Nella vita di don Bosco conosciamo soprattutto quella del 1854, perché i giovani di Valdocco diventarono volontari al servizio dei malati. Tra loro c'era anche il giovanissimo Domenico Savio. Nessuno fu contagiato

Nel 1854 una nave salpata dall'India portò il colera in Inghilterra, scoppiò così una violenta epidemia. Da Londra il contagio arrivò a Parigi e a Marsiglia. La leggerezza delle autorità sanitarie locali permise lo sbarco anche di navi che avevano a bordo uomini infetti. L'epidemia arrivò al sud della Francia e perciò in Italia. Le autorità genovesi non si preoccuparono di avvisare tempestivamente la presenza del colera agli altri Stati italiani e il contagio si estese in tutta la costa ligure e tirrenica fino a Napoli e Palermo. Il colera è causato da un batterio che attacca l'organismo e se non contrastato conduce rapidamente alla morte. La presenza del morbo mortale fu denunciata a Genova a metà luglio 1854. Ormai il male minacciava Torino. A Torino l'allarme fu dato il 21 luglio: un manifesto del sindaco annunciava le precauzioni igieniche da prendere nelle case, nelle officine e nei negozi. La città creò dei “lazzaretti” per isolare i contaminati. Quello di Borgo Dora, a due passi da Valdocco, disponeva di 150 posti letto, con farmacia, cucina, servizi igienici, mezzi di disinfezione e locali per il personale di servizio.

Le autorità religiose diedero istruzioni per mobilitare il clero: misure profilattiche e igieniche, strutture per l'esercizio del ministero ai malati e ai moribondi, come anche la proibizione di lasciare la città. I cristiani furono incoraggiati ad implorare l'aiuto della Vergine “Consolata”, protettrice della città. Bisognava anche evitare qualsiasi raduno straordinario. Fu abolita la solenne processione del Corpus Domini.

Don Bosco in azione
Fin dal primo allarme, don Bosco aveva allestito il suo oratorio per affrontare il contagio. Fece fare dei lavori nei dormitori, dove erano ammassati un centinaio di giovani, per distanziare le file di letti. Si indebitò per aumentare la sua fornitura di biancheria, lenzuola e coperte. Si assicurò che tutti i locali fossero puliti e igienizzati.
Ma don Bosco credeva anche nell’efficacia dei mezzi “soprannaturali”: la preghiera a Maria e la conversione del cuore, evitando il peccato. A quel tempo la medicina non conosceva ancora le cause e i rimedi per quella piaga; bisognava contare soprattutto su Dio.
La città di Torino registrò più di duemila morti. L’area di Valdocco fu particolarmente colpita, con la popolazione decimata. Molte comunità religiose si erano impegnate non solo ad amministrare i sacramenti ai malati, ma anche a fornire servizi di infermeria a rischio della loro vita. La conferenza locale di San Vincenzo de’ Paoli con il suo presidente, il conte Cays, amico di don Bosco, era molto attiva, portando lenzuola, coperte, pane e carne alle famiglie.

I giovani si impegnano
Ma il comune era ancora alla ricerca di infermieri volontari. Don Bosco pensava di non aver fatto abbastanza garantendo la sicurezza della sua casa attraverso la sua organizzazione. Si appellò ai suoi ragazzi con l’approvazione delle autorità. Ci fu un primo gruppo di 14 volontari. Erano giovani: 17, 16, 14 anni. Provenivano da varie “compagnie”, i gruppi educativi creati da don Bosco con i giovani per animare l’Oratorio. L’obiettivo era quello di “praticare la carità”. Si affiancarono ai membri della Conferenza di San Vincenzo de’ Paoli, e quindi erano supervisionati e sostenuti da quegli adulti.
Don Bosco diede loro severe istruzioni per l’igiene, e istruzioni pratiche. Quei giovani dimostravano una grande forza per sopportare il vomito, la dissenteria, gli odori, il soffocamento, i volti emaciati e pallidi, i corpi torturati. I pazienti terrorizzati dovevano essere convinti a lasciarsi condurre al lazzaretto, che percepivano come anticamera della morte. Dopo pochi giorni, una trentina di giovani si unirono alla prima squadra di volontari. Tra essi c’era anche Domenico Savio, arrivato da poco nell’Oratorio.
Per i loro pazienti, prendevano in prestito dall’Oratorio biancheria, lenzuola e coperte. L’aneddoto di Madre Margherita che dona la tovaglia dell’altare, resto del suo corredo di nozze, come lenzuolo non è certo una leggenda.

Le conseguenze del colera nel 1854
Verso la fine di settembre, don Bosco inviò altri quattro giovani nel lazzaretto di Pinerolo. Quando l’epidemia si estinse, accolse un buon numero di orfani, sia per le lezioni durante il giorno, sia per dare loro un rifugio permanente sotto il suo tetto. Visitò i rifugi temporanei, accogliendo bambini di Ancona, Sassari, Napoli e della Sicilia. Dopo questa dura esperienza, che dimostrò ciò che i giovani potevano fare, per prolungare questo impulso di impegno al servizio degli altri, e probabilmente su richiesta dei giovani stessi, creò una “conferenza” di San Vincenzo de’ Paoli per adolescenti a Valdocco.
L’epidemia tornò nel 1865-1867, colpì tutta l’Italia, e coincise con la costruzione della Basilica di Maria Ausiliatrice, inaugurata nel 1869. Solo nel 1865 ci furono 11.000 morti. Per ragioni di prudenza, don Bosco rinunciò a predicare il triduo della nascita di Maria l’8 settembre. Poi, generoso come sempre, informò il ministro dell’Interno di essere disposto ad accogliere gli orfani, con la precauzione di metterli in quarantena prima di inserirli con gli altri convittori.
Non dimenticava mai di chiedere prudenza e rispetto per le disposizioni prese dalle autorità.
Il colera ricomparve nel 1884. Ancora una volta don Bosco sorprese tutti con la sua certezza che le opere salesiane sarebbero state salvate, a patto che avessero fiducia in Maria Ausiliatrice.
In agosto, rivolse le sue raccomandazioni a tutte le case salesiane in Europa e in America. Si potevano riassumere in tre punti: la preghiera, la prudenza e la carità. Alla fine dell’allarme, ebbe la soddisfazione di dichiarare che nessuna casa salesiana, nessun benefattore dei giovani, nessun fedele di Maria Ausiliatrice era stato colpito.

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