BS Settembre
2022

LE CASE DI DON BOSCO

PAOLO MOJOLI

Don Bosco a Pordenone

Una casa salesiana bella e varia in persone e iniziative. La Comunità Educativa Pastorale è ricca di valide e appassionate figure di salesiani, laici e laiche, che quotidianamente offrono le loro competenze didattiche ed educative.

Pordenone non è conosciuta come merita. È una città bella, moderna e mai noiosa, che si presenta con un pittoresco centro storico da percorrere rigorosamente a piedi, al fine di farsi sedurre dall’eleganza dei palazzi dipinti e dalle altre meraviglie della città. Così come la città, anche i dintorni sono ricchi di storia: l’intera zona è costellata da paesi dalla secolare storia, che si presentano ricchi di antichi edifici.

La città ha manifestato sempre una vivace e intraprendente vocazione industriale nei settori del tessile, della ceramica e della carta, grazie anche all’avvento dell’energia idroelettrica utilizzata a Pordenone già dal 1888. Già dai primi decenni del 1900 la città conosce un notevole sviluppo economico ed industriale nelle lavorazioni metalmeccaniche, siderurgiche, chimiche e del legno. Dinamismo e creatività che la caratterizzano tuttora.

Qui, la storia dei salesiani è centenaria. Bella e significativa.

Nel 1920 don Giuseppe Marin, sacerdote della diocesi di Concordia, inizia nella ex villa Querini, di sua proprietà, un centro-pensionato per gli alunni delle scuole cittadine: elementari e complementari e per il “Ginnasio Paterno” già fondato dallo stesso don Marin nel palazzo pure di sua proprietà. Già da allora il centro-pensionato è intitolato a don Bosco.

Nel 1924 il Centro viene affidato ai Salesiani, ai quali don Marin cede la proprietà. Nel contempo, don Marin si impegna a iniziare entro l’anno scolastico un nuovo istituto, attiguo ai locali esistenti, che fosse pronto per l’anno 1926-27. Nel primo anno scolastico i ragazzi non raggiungono il centinaio e la prima elementare con 25 alunni è interna, affidata ai Salesiani.

Comincia la vita di una comunità religiosa che ha come primo direttore don Renato Ziggiotti. Egli sarà poi il quinto successore di don Bosco, come Rettor Maggiore (1952-1965).

La medaglia d’oro

L’anno successivo due classi del “Ginnasio Paterno” passano all’Istituto e interna, assieme alla quinta, vi è anche la quarta elementare. Il 20 giugno 1926 si poneva come Ginnasio “Don Bosco”, il 7 agosto 1939 il Ginnasio “Don Bosco” è parificato alla scuola governativa. Il 6 ottobre dello stesso anno è autorizzata l’istituzione del Liceo Classico, continuazione del Ginnasio parificato. Si incomincia con la prima classe del Liceo che nell’aprile del 1940 viene parificata.

Nel 1951 gli allievi aumentano fino a 558. Su sollecitazione del Vescovo e delle autorità civili, si organizza una scuola per apprendisti meccanici. Il 2 giugno 1964, dalla Presidenza della Repubblica, su proposta del Ministero della Pubblica Istruzione, viene concessa al Centro Don Bosco la medaglia d’oro con diploma di prima classe, come “Benemerito della Scuola, della Cultura e dell’Arte”.

Il Don Bosco è stato il primo liceo classico cittadino. La scuola ha formato la classe dirigente attuale e del periodo fiorente della città: qui si sono diplomati medici, ingegneri, dirigenti politici, imprenditori (ad esempio Cimolai e Locatelli). Tra gli anni Ottanta e Novanta l‘intero istituto scolastico aveva raggiunto i 900 iscritti, per poi scendere a circa la metà. Dopo i tentativi di rilancio – tra cui la proposta di attivare gli indirizzi all‘internazionalizzazione con la certificazione del doppio diploma – attuati negli ultimi quattro anni, la scuola ha dovuto fare i conti con la crisi economica delle famiglie.

Oggi la casa salesiana si presenta bella e varia nelle persone e iniziative. La Comunità Educativa Pastorale si è arricchita di valide e appassionate figure di laici e laiche, che quotidianamente offrono le loro competenze didattiche e educative. Salesiani e laici sono pronti a mettersi in discussione per accettare la sfida sempre nuova dell’educazione.

Gli allievi delle scuole sono 498, i docenti e educatori 44, la segreteria e il personale ausiliario contano 16 persone, gli animatori e responsabili dell’oratorio estivo (Punto Verde) sono una settantina.

Provando a dare un volto ai differenti ambiti pastorali della casa salesiana di Pordenone, si è pensato di offrire una piccola intervista ad alcuni rappresentanti della passione e del lavoro con i giovani e per i giovani che si tenta di svolgere, secondo lo stile di don Bosco.

Il nostro pensiero

Per l’Oratorio, iniziamo con don Roberto Cappelletti, che fino a febbraio di quest’anno è stato missionario in Brasile, Amazzonia, precisamente a São Gabriel da Cachoeira. “Testimoniare Cristo, seguendo il carisma di don Bosco: quali impressioni ci regali, viaggiando tra il Brasile e l’Italia del 2022?”

«Si tratta di un viaggio sia nello spazio, ma anche nel tempo. Da una parte un modo semplice di vita oratoriana, fatta di bagni nel fiume, incredibile entusiasmo per un gelato, gli abbracci spontanei ad ogni incontro. Dall’altra, relazioni che cercano lo spazio per essere costruite nella frenesia e nella burocrazia dello stile di vita occidentale.

È una sfida bella, qui a Pordenone, che conferma quanto il carisma di don Bosco valga per ogni latitudine: il salesiano si sente a casa tra i giovani di tutto il mondo».

Il nostro oratorio nasce dalla dimensione del cortile, ha il desiderio di creare un ambiente educativo accogliente dove poter trascorrere il tempo libero.

Dopo 2 anni di restrizioni Covid, torna il Punto Verde al Don Bosco con 330 iscritti e 70 animatori. Si percepisce chiaramente il desiderio che i nostri ragazzi hanno di stare assieme e di vivere esperienze positive, dopo mesi e mesi di isolamento e distanziamento.

All’interno dell’oratorio si sviluppano le proposte di cammini formativi nelle associazioni Scout Agesci e nel Cammino Animatori, e con l’apertura al contesto sociale e nel Centro Diurno “Sai fischiare?”.

Durante il periodo estivo viene offerta la possibilità di partecipare al Punto Verde e al Puntino oltre ai vari campi scuola e momenti formativi.

Da più di dieci anni, il centro educativo diurno “Sai fischiare?” fa della cura dei giovani, destinatari della sua missione educativa, la sua ragion d’essere. Il centro ospita ragazzi che hanno incontrato alcune difficoltà, li sostiene nello studio, offrendo loro l’opportunità di partecipare ad attività ludico-sportive, espressive, di avvicinamento al mondo del lavoro e di cittadinanza.

ʺLa fiamma è sempre la stessa, ma continuamente in movimento. Così lo Spirito di don Bosco a Pordenone (da quasi cent’anni) continuerà nel prossimo secolo a far del bene ai ragazzi, nella misura in cui sarà fedele allo stesso fantasioso carisma del suo fondatore.ʺ  
Don Livio Mattivi, direttore dell’opera salesiana di Pordenone

Daniela è insegnante nella scuola primaria: ci potresti raccontare chi è stato ed è per te don Bosco? 

«Partiamo dai suoi occhi e dal suo sguardo. Fin da piccola mi hanno incuriosita, come se avessero qualcosa da dirmi. Dopo diversi anni, mi sono trovata a lavorare nella scuola salesiana, quasi per caso. Adesso mi accorgo che, se il mio lavoro e la mia passione è quella di insegnare ai bimbi e alle bimbe delle elementari, l’unico modo veramente possibile e buono di farlo è proprio quello salesiano. Quando, nelle occasioni formative, ci viene ricordata l’importanza della nostra presenza in ogni ambito della vita del bambino, ad esempio nel gioco in cortile, tutto ciò a me risulta particolarmente connaturale. Conoscere don Bosco mi ha permesso di tradurre in azioni quotidiane e buone pratiche un sentire che era già dentro di me. Don Bosco mi ha aiutata a conoscermi e ad apprezzare le altre persone come «preziose» agli occhi di Dio».

Giulia è nella Comunità Educativa Pastorale: quali ti sembrano le maggiori sfide e opportunità che vivi e che vivete cercando di essere don Bosco oggi?

«Quando si ha a che fare con i ragazzi, le sfide e le opportunità sono sempre varie e quasi innumerevoli. Per me, anche il fatto di aver frequentato questa scuola salesiana nel grado scolastico in cui sono impegnata, mi offre una visione complessiva: al di là e al di qua della cattedra, a distanza di qualche anno. Noto alcune differenze a livello formale, ma i cardini della salesianità sono rimasti gli stessi. Io, da ragazza, mi sono sentita voluta bene e adesso, come insegnante, sperimento la gioia e la fatica di avere a cuore ogni studente. Il fatto stesso di impegnarsi in modo professionale e personale nell’istruzione e nella cura quotidiana di ragazzi e ragazze dagli 11 ai 14 anni, è proprio una bella sfida! Si tratta di persone in costruzione, che impiegano molte energie nell’indagine di loro stesse, delle loro attitudini, del loro posto nel mondo e delle loro relazioni (familiari, con gli amici, con gli adulti…). Non sempre è facile, né per loro, né per noi insegnanti, coniugare l’acquisizione di competenze con l’esperienza di un’umanità fragile e, alle volte, già ferita. Infatti, «In ogni giovane, anche il più disgraziato, c’è un punto accessibile al bene e compito dell’educatore è di trovarlo e fare leva su di esso»: anche noi al Don Bosco di Pordenone ne siamo convinti.

Per me, insegnare nella fascia d’età delle medie, rappresenta certamente una sfida, ma che può trasformarsi in un’opportunità di crescita personale, professionale e come gruppo insegnanti».

Un genitore riassume così la sua esperienza: «Un’importante realtà scolastica a Pordenone che ha formato e seguito nella crescita tantissimi giovani. Ho vissuto ricordi qui che resteranno sempre nel cuore. Scuola Media di alto livello e personale docente molto professionale e preparato, ambiente molto bello e accogliente. Ci sono ottimi insegnanti».

LA PARROCCHIA

La parrocchia Don Bosco, facente parte dell’opera di Pordenone, è stata istituita dal vescovo monsignor Vittorio De Zanche il 1° luglio 1969. L’attività parrocchiale è protesa a costruire con i fedeli uno spirito di famiglia come preziosa eredità lasciata da don Bosco. È “animatrice… e luogo privilegiato della Catechesi… Riferimento per il popolo cristiano e dove tutti prendono coscienza di essere popolo di Dio”.

La parrocchia fa parte della Forania di Pordenone, dell’Unità Pastorale Pordenone Centro e comprende 2468 abitanti e circa 800 famiglie.

San Vincenzo (dal 1943): La Conferenza è l’associazione che si occupa della carità in Parrocchia. Molto attiva anche in città (progetto solidarietà con le scuole medie, assistenza e visita ai detenuti, distribuzione generi alimentari, ecc.), al «Don Bosco» ha un centro di ascolto settimanale e segue delle famiglie in difficoltà economica.

La Comunità cristiana di San Giovanni Bosco sente come dono affidato a lei la ricchezza carismatica e la specificità pastorale del progetto educativo salesiano. Essa è consapevole di doversi formare in questa spiritualità e di dover animare la pastorale secondo lo spirito di don Bosco.

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