BS Dicembre
2023

IL NOSTRO NOBEL

ANA SAMANIEGO

Don Antonio Polo
Nobel dei missionari 2023

Salinas, paese della speranza.
«Tutto ha per me un piacevole sapore di fatica e gioia, di un rinnovato rapporto con il cielo e con un impegno per l’integrazione qui sulla Terra».

La 33a edizione “Premio Cuore Amico” – il cosiddetto “Premio Nobel” dei missionari – è stato consegnato come da tradizione a Brescia, alla vigilia della Giornata Missionaria Mondiale – sabato 21 ottobre 2023. Grande è stato il riconoscimento offerto quest’anno alla Famiglia Salesiana, con il “Premio Cuore Amico” assegnato a don Antonio Polo, SDB, missionario in Ecuador; e con un’ulteriore attestazione, la quinta edizione del “Premio Carlo Marchini”, assegnata nella stessa occasione a suor Giuseppina Carnovali, missionaria delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Brasile.

A Salinas de Guaranda il tempo può essere impietoso. Le mattine piene di sole e caldo sono talvolta accompagnate da pomeriggi freddi e forti piogge. Questo cambiamento di temperatura non altera le attività produttive che svolgono i suoi abitanti. Con il vulcano Chimborazo come vicino, questa popolazione di Bolívar è diventata un punto di riferimento per l’imprenditorialità in Ecuador negli ultimi 40 anni. Il marchio El Salinerito è una sorta di ambasciatore di questa cittadina situata a 3500 metri sul livello del mare. A 83 anni suonati, una lunga barba bianca e un basco che si toglie solo per dir Messa, padre Antonio Polo, un salesiano arrivato a Salinas nel 1970 con un incarico che gli avrebbe richiesto, in linea di principio, quattro mesi, continua a fare il parroco e a osservare, dalla scalinata della chiesa di Salinas, il suo villaggio diventare una città.

Don Polo ha incontrato nei giorni scorsi i delegati del Credito Cooperativo italiano e del Banco Codesarollo. Con lui, anche padre Pio Baschirotto, un altro salesiano veneto, dal fisico possente e dal sorriso contagioso. Missionari saliti sulle Ande a conquistarsi la fiducia degli indios vivendo nelle loro capanne, al gelo. Guide spirituali e sociali che hanno accompagnato un popolo a diventare proprietario di se stesso. Migliaia di indios strappati a condizioni di vita durissime, migliaia di ettari comprati dalle comunità, centinaia di villaggi “liberati” dalla povertà e dall’ignoranza nella Sierra che si estende tra le due cordigliere, sopra i tremila metri, dove neanche i conquistadores si spingevano volentieri.

Sei felice del premio che hai ricevuto?

Sì, molto felice, perché è il riconoscimento di un popolo di contadini, indigeni e meticci che sono riusciti a superare la povertà e lo sfruttamento nella durezza degli altopiani ecuadoriani alla luce del Vangelo. È un riconoscimento alla comunità salesiana che li ha accompagnati, e continua ad accompagnarli, per più di mezzo secolo, condividendo sogni, sacrifici e gioie.

Alcuni confratelli hanno già ricevuto il vero e definitivo “Nobel” dalle mani di “Taita Dios” (Papà Dio): monsignor Candido Rada, il vescovo salesiano che ci ha portato qui con lo slogan di annunciare, celebrare e costruire il sogno di Gesù: il suo Regno su questa terra. Dalla porta della chiesa all’esterno, dobbiamo vivere con coerenza e gioia ciò che viene annunciato e celebrato dalle porte della chiesa all’interno. Ispirazione nella pastorale e sostegno concreto attraverso il Fondo Ecuadoriano Populorum Progressio e personale fortemente motivato come Bepi Tonello nella sfida sociale”.

Padre Sandro Chiecca con la sua predilezione per i più esclusi, gli indigeni, con la sua costante e amorevole vicinanza agli animatori e ai catechisti di Simiatug.

Una sfida importante è quella di seguire le comunità più lontane: più di cento nelle tre parrocchie missionarie sotto la nostra cura. Questa cura è resa possibile dall’incredibile lavoro di due fratelli salesiani, don Matteo e Damiano Panteghini, che hanno aperto 180 km di strade sterrate, che per anni hanno visto noi pellegrini a piedi per giorni e giorni, in circostanze particolari di mancanza di risorse.

Come è nata la tua vocazione?

La mia vocazione è nata a Venezia, dove sono nato e dove l’oratorio salesiano si trovava (e si trova tuttora) proprio sotto casa mia. Quando mi chiesero che cosa volessi fare da grande, pensai al mio papà, sempre serio e lavoratore, e lo confrontai con i salesiani, sempre allegri e… giocosi. “Voglio essere un salesiano!” risposi.

Perché sei andato in missione?

Sono andato in missione perché, inaspettatamente, mi è stata data la possibilità di provare a realizzare un sogno nascosto che avevo fin da bambino. Al vescovo Rada era stata affidata una diocesi completamente nuova che non aveva nulla. Passando per l’Università Salesiana di Roma, inviò un messaggio: “Cerchiamo un sacerdote salesiano sociologo per accompagnare, per quattro mesi, un gruppo di volontari nell’Operazione Mato Grosso”.

L’anno era il 1970. L’obiettivo ufficiale dei quattro mesi era la costruzione della casa comunitaria. La festa di inaugurazione fu accompagnata dalle lacrime della popolazione: “La casa è bella, è quello di cui abbiamo bisogno. Ma se te ne vai, anche questa apparterrà al ‘capo’: perché non resti, piccolo padre”?

È quello che mi aspettavo di sentire: sono rimasto. Non sapevamo nemmeno da dove cominciare, ma la casetta serviva per incontrarsi, per pensare e sognare: la libertà dalla hacienda, la salute, le scuole, le fonti di lavoro… il pane quotidiano che nasce alla luce del pane della Parola di Dio e del pane dell’Eucaristia.

A Salinas e poco a poco nelle comunità che si stavano formando allo stesso modo: la Messa, l’incontro, la minga (lavoro collettivo gratuito), la scuola, la casa comune, la cappella e… il caseificio comunitario.

Qual è il tuo lavoro in Ecuador?

Quanto detto sopra mostra il lavoro che è stato fatto. Per il futuro, è necessario colmare le lacune e le sfide accumulate lungo il cammino (“strada facendo si aggiusta il carico”, come diceva il nostro caro monsignore): rafforzare le équipe pastorali in ogni comunità (si sta cercando l’aiuto di volontari pastorali laici Fidei donum), creare nuove opportunità per i giovani (molto diversi dai primi che abbiamo incontrato) puntando a un nuovo stile di evangelizzazione; un giovane salesiano indigeno, vocazione di padre Pio a Zumbahua, che si è recentemente unito alla comunità, è un grande appassionato di musica e ha una buona padronanza dei social media.

Anche i giovani sono alla ricerca di lavoro e sono molto attratti da ciò che è direttamente legato alla natura e alla cultura: il Salinas Yuyay (la memoria di Salinas) è sulla strada giusta e con il premio Cuore Amico, ora abbiamo nuove risorse per rea­lizzare i nostri sogni. La Casa della Gioventù “S.D. Savio” sarà potenziata e speriamo di vincere un’ulteriore sfida: in sinergia con il Progetto Salesiano Don Bosco per i giovani in difficoltà (già noto come “Bambini di strada”), accogliere nel nostro tranquillo angolo andino i ragazzi minacciati dalle bande nelle città della costa, offrendo pace, studio e formazione.

Quali sono le tue più grandi soddisfazioni?

Le Messe domenicali nel villaggio e, periodicamente, nelle comunità, la riflessione all’inizio della settimana a turno nelle associazioni, i bambini che possono muoversi liberamente come re nella calma di un popolo solidale e che mi corrono incontro per abbracciarmi con gioia. La natura un tempo distrutta e ora rigogliosa, le visite quotidiane di contadini e studenti in cerca di speranza. Aver assicurato l’istruzione e il pane quotidiano, attraverso il lavoro comunitario, a migliaia di famiglie prima povere e sfruttate.

Aver diffuso, con la parola e con l’esempio concreto, la pratica di dare valore aggiunto a tante materie prime di cui l’Ecuador è così ricco (ma rimane povero consegnando i suoi preziosi prodotti naturali allo stato grezzo). Il sale, il latte, la carne, il cacao, la frutta, il miele, i funghi, le erbe aromatiche, la lana, la paglia e molti altri sono diventati prodotti di qualità ben accolti sul mercato nazionale e internazionale….

Oggi i quasi 1000 abitanti sono imprenditori che partecipano principalmente alla produzione di formaggi e cioccolato. C’è anche chi apre attività come ristoranti o ostelli per approfittare dell’arrivo di visitatori. A cui si aggiungono i quasi 10 000 abitanti dei comuni limitrofi collegati alla rete produttiva di Salinas. “Quello che si è ottenuto è stato un susseguirsi di situazioni in cui ci siamo ritrovati con un partner nascosto – dice Polo guardando il cielo – che ci ha mandato la persona giusta al momento giusto. È stato un processo ricco di impegno da parte della comunità”.

Quali sono i tuoi bisogni più urgenti?

Persone: abbiamo già accennato alla presenza del nuovo sacerdote locale (sarà ordinato a Simiatug il 31 gennaio 2024) ma le comunità sono tante, l’età dei sacerdoti locali è avanzata. Contiamo sul prezioso supporto dei volontari salesiani e dei catechisti locali, ma la messe è abbondante, e ci mancano gli operai. Segnaliamo, da questo bollettino, un appello per le vocazioni pastorali laicali. Nel campo sociale dobbiamo molto al volontariato internazionale (formaggi, cioccolato, salumi, essenze, filatura, artigianato…), ma quello che è più urgente ora è rivitalizzare l’esperienza cristiana del lavoro comunitario… Sul versante pastorale, in tre comunità manca ancora una buona cappella e sogniamo di attrezzare tutti i centri per ricevere le celebrazioni a distanza. In ambito educativo, vorremmo sostenere le spese di alloggio dei giovani nelle residenze.

Finanze: qualsiasi aiuto per creare fonti di lavoro è ben accetto. Abbiamo sempre più idee che risorse. Puntiamo all’autogestione, ma non sempre gli inizi possono essere sostenuti rischiando il credito. Senza lavoro, i giovani emigrano verso le città e persino verso altri Paesi. Vogliamo ampliare la produzione di sale (un prodotto ancestrale che era praticamente caduto in disuso), avere un mulino per utilizzare i nostri mangimi nell’allevamento, rendere operativo il centro sperimentale per le innovazioni alimentari, sfruttare alcune belle fonti di acqua minerale, realizzare orti familiari e comunitari per i bambini malnutriti.

Qual è il futuro della Congregazione salesiana in Ecuador

Rafforzare il volontariato salesiano, puntando anche a renderlo sempre più fonte di vocazioni.

Rafforzare le “missioni andine”.

Rafforzare il Progetto Don Bosco.

Sinergia tra i due campi d’azione: andino e giovani a rischio del PoB…      

CONTATTI

P. Antonio Polo – apolosalinas@yahoo.it

0039 997853434

Ana Maria – anasamaniegol94@gmail.com

0039 983931504

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