IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE
Michelangelo Iossa*
Don Alessandro De Bonis (1888-1965)
L’armonia salesiana tra organo, canto gregoriano e musica sacra

Un’eredità che risuona: la musica, anima della missione di don Bosco. Nel vasto panorama della spiritualità e dell’educazione salesiana, poche figure incarnano con altrettanta completezza il binomio tra vocazione sacerdotale e talento artistico quanto don Alessandro De Bonis.
Sacerdote, compositore, organista e insigne teorico, De Bonis è una pietra angolare nella storia della musica sacra italiana e, in particolare, dell’Opera Salesiana nel Mezzogiorno. La sua vita, un ponte gettato tra l’eredità di don Bosco e la diffusione della bellezza liturgica, merita di essere riscoperta e celebrata.
Nato in una casa in Corso Matteotti a San Giovanni Rotondo il 22 agosto 1888, il suo ingresso nel mondo avvenne in un anno di grande forza simbolica: quello della morte di san Giovanni Bosco. Una coincidenza, forse, ma anche un simbolo potente della perpetuazione del carisma del Santo dei Giovani attraverso nuove forme espressive. La sua vita si è conclusa nel 1965, lasciando un’eredità che ancora oggi risuona.
L’impronta di don De Bonis è indissolubilmente legata alla comunità salesiana del Vomero, la collina di Napoli. Quella comunità fu voluta e creata da don Michele Rua, il primo successore di don Bosco, e rappresenta un punto focale per l’educazione e la fede nel capoluogo campano.
Fu proprio don De Bonis, nel lontano 1914, a volere e a far collocare l’organo nella Chiesa del Sacro Cuore. Per un salesiano, l’organo non è solo uno strumento musicale, ma il cuore sonoro della liturgia, la voce solenne e potente che eleva la preghiera e unisce la comunità.
La formazione di don Alessandro De Bonis fu rigorosa e internazionale. Oltre che compositore, don De Bonis fu anche un insigne teorico musicale.
La produzione compositiva di don De Bonis è sbalorditiva per quantità e varietà, interamente votata alla celebrazione liturgica. Il suo catalogo abbraccia l’intero ciclo dell’anno liturgico, fornendo alle comunità corali un repertorio ricchissimo e tecnicamente accessibile.
Tra le sue numerose composizioni si distinguono ben sette messe per voci miste e organo, una produzione imponente che include 9 mottetti mariani, 10 mottetti eucaristici e ben 30 mottetti per il ciclo dell’anno liturgico, ma anche un Magnificat solenne – per quattro voci miste, coro, solisti e orchestra – il Tantum ergo solenne, il Tu es Petrus e l’Ecce Sacerdos Magnus, tutti per coro.
Con i suoi brani per la didattica, le composizioni strumentali e pastorali, le rapsodie e gli intermezzi, don Alessandro De Bonis è stato un esempio luminoso di come l’amore per la musica e l’impegno sacerdotale possano fondersi in un’unica, armoniosa missione al servizio di Dio e della Chiesa. La sua opera rimane un patrimonio vivo, un richiamo costante alla bellezza, al rigore e alla gioia di cantare la fede, secondo l’insegnamento intramontabile di don Bosco.
* Michelangelo Iossa (1974): giornalista e scrittore, da oltre trent’anni collabora con le più importanti testate italiane ed è attualmente contributor per il “Corriere della Sera”, il “Corriere del Mezzogiorno” e altre testate del gruppo RCS. Docente di Educazione al Suono e di Musicologia presso l’Università degli Studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa”.
















