Giovanni Massaglia, volto della santa amicizia salesiana
RICERCHE
Ornella Ceruti
DOMENICO SAVIO e
GIOVANNI MASSAGLIA,
volto della santa AMICIZIA SALESIANA
«In questi anni ci sono stati contributi di studio, ma credo che non si tratti solo di un fatto di studio, ma di autentica esperienza carismatica, di vissuta sintonia spirituale, che può trovare una valida pista ne ricuperare la storia di grandi amicizie spirituali: quella di don Bosco con Luigi Comollo, quella di don Bosco con Maria Domenica Mazzarello, quella di Domenico Savio con Giovanni Massaglia, fondatori della Compagnia dell’Immacolata, quella del beato Augusto Czartoryski con il venerabile Andrea Beltrami…».
(Cardinale Ángel Fernández Artime, X successore di don Bosco)
Domenico e Giovanni, modelli di vera amicizia
Don Bosco è stato un grande maestro in materia di vera amicizia. Per orientare i ragazzi nella scelta degli amici, che spesso decide il loro presente ed il loro futuro, ha scritto la “Vita di Domenico Savio”, che culmina nel capitolo dedicato alla sua amicizia con Giovanni Massaglia, sfociata nella fondazione della Compagnia dell’Immacolata Concezione. Il segreto di Domenico e Giovanni, valso ad entrambi il raggiungimento della santità in tempi brevi, sta tutto nel loro legame fraterno, basato sul reciproco aiuto e sulla reciproca correzione. Ed ancor oggi, si può guardare alla loro esperienza fruttuosa e coinvolgente, come ad un esempio valido e concreto.
Nel 2004, in occasione del 50° anniversario della canonizzazione di san Domenico Savio, è stata fortemente avvertita l’esigenza di comporre una nuova “Vita”, radicata nella tradizione, ma perfezionata, ampliata e adatta agli adolescenti del nuovo millennio. Nel 2016, in occasione del I Seminario per la promozione delle Cause di beatificazione e canonizzazione nella Famiglia Salesiana, il Rettor Maggiore, don Ángel Fernández Artime (che diventerà cardinale), ha dato un forte impulso a questa iniziativa, invitando i figli di don Bosco a riscoprire “le grandi amicizie spirituali” generate dal carisma salesiano, come “quella di Domenico Savio con Giovanni Massaglia, fondatori della Compagnia dell’Immacolata Concezione”.
Nel suo piccolo, nel periodo 2012-2025, anche la Compagnia residente a Nebbiuno (no), ha contribuito a rilanciare i suoi Fondatori, compiendo le ricerche e gli studi necessari e pubblicando biografie illustrate, adatte a tutti i tipi di pubblico e distribuite gratuitamente. Le pubblicazioni principali sono state catalogate dalle biblioteche dei numerosi archivi storici consultati. L’intero progetto è esposto nel sito web www.massagliaesavio.altervista.org.
Domenico e Giovanni, volto della santa amicizia salesiana
Le conoscenze riferite all’aspetto fisico e alla personalità dei due giovani, sono diventate immagini grazie al contributo professionale di Patrizia Pollato, Antonio Farano e Giorgio Ceruti. I due ritratti definitivi si devono a Lucia Elisabetta Ceruti (che si è avvalsa dell’Intelligenza Artificiale) e ad Ornella Ceruti (autrice delle pubblicazioni della Compagnia).
L’immagine di Giovanni Massaglia (attuale Marmorito di Aramengo, 1838-1856), è la sorpresa che colma un vuoto durato centosettant’anni. Ritrarlo è stato semplice, perché la tradizione che lo riguarda è ricca e fondata. Tuttora, la famiglia Massaglia possiede la sua casa natale, le sue reliquie (materiale scolastico, manoscritti ed alcuni capelli) e possiede i ritratti dei parenti stretti che gli assomigliavano (uno è pittorico, quindi a colori). A Mondonio, residenza dei Savio dal 1853, Giovanni è di casa, perché vi abitano i suoi nonni materni e molti altri suoi parenti. Nel 1853, quando conosce Domenico Savio e don Bosco ed entra nell’Oratorio, ha quindici anni e si presenta come un bel giovane, di buona statura e costituzione forte, regolato dall’educazione ricevuta nel Collegio di Cocconato, sede del ginnasio inferiore. È il primogenito di una famiglia benestante ed istruita, che si lascia alle spalle per farsi prete e per aiutare Domenico a fare altrettanto. All’età di 17 anni, è già un chierico di don Bosco e la veste talare, che indossa con amore e rispetto, dice tutto della sua personalità. All’età di 18 anni, dieci mesi prima di Domenico, è già in Paradiso (parole riferite da don Bosco: “Morì della morte del giusto che lascia il mondo per volare al cielo”). A portarselo via, è la tubercolosi polmonare, contratta dal suo fragile amico.
L’immagine di Domenico Savio (1842-1857) non è una sorpresa, ma è una rivelazione, perché lo rappresenta con naturalezza, nel pieno della sua maturità umana e spirituale. La signorile maturità di Domenico, che lo caratterizzava già all’età di dieci anni, si ritrova nella testimonianza scritta di don Alessandro Allora, suo maestro elementare: “Era di aspetto grave e misto al dolce, con un non so che di grande e piacevole a chiunque”. La sua carnagione pallida ed i suoi occhi grigi si ritrovano in una testimonianza giurata di Giovanni Cagliero. Il suo volto ed il suo sguardo, al pari del suo cuore segnati dall’immenso dolore per la perdita dell’amico Giovanni, sono immortalati da don Bosco. E, a comunicare la sua fisionomia, ci pensano le immagini d’epoca, chiare e concordi (identikit disegnato nel 1858 da Carlo Tomatis, abbinato alle foto dei parenti stretti somiglianti).
Per concludere, non resta che gettare luce sulle parole attribuite da don Bosco a Domenico morente. La “bella cosa”, che si riflette nei suoi occhi limpidissimi, è uno scenario ben preciso. È il lieto fine della storia, che si svolge secondo quanto pattuito dai due giovani, scambiandosi una lettera d’addio. Le parole sono di Domenico Savio: “Mio caro Massaglia, facciamo così: colui che sarà il primo di noi ad andarsene al Paradiso prepari un posto all’amico, e quando lo andrà a trovare, gli porga la mano per introdurlo nell’abitazione del cielo”.


















