IL TEMPO DELLO SPIRITO
Don Silvio Roggia
COME UNA LUCE nella notte
Creare “home”, famiglie, fraternità, amicizie, comunità, cortili… dove si impara l’arte di volersi e farsi sinceramente del bene è una formidabile ecologia umana di futuro.

Sono all’aeroporto di Malta in attesa di rientrare a Roma, dopo tre giorni passati con 15 giovani salesiani che vivono e lavorano qui. Ci siamo ritrovati in una casa sul lato sud dell’isola, il Savio College di Dingli, dove ero stato per 4 mesi nel 1997 per imparare un po’ di inglese prima di partire per la Nigeria. È stato un homecoming non solo per il luogo che mi ha riportato con la memoria a una stagione importante della mia vita, ma per l’ambiente veramente di famiglia che ho trovato tra 15 giovani miei fratelli salesiani da Malta, India, Congo, Polonia, Ucraina. L’internazionalità non è una novità, ma la qualità delle relazioni tra di loro mi ha sorpreso molto in positivo.
Nelle attività che abbiamo portato avanti insieme più di una volta mi chiedevo: se avessero qui a fianco i membri della loro famiglia di origine, fratelli e sorelle con cui sono cresciuti fin da piccoli… sarebbe possibile la stessa sintonia che si è creata in pochi mesi pur provenendo da migliaia di chilometri di distanza?
Qui di fianco in aeroporto ho due giovani genitori francesi con 4 bambini, uno ancora nel passeggino e il più grande di circa 7/8 anni. Quando ero in volo da Roma sul sedile di fianco c’era un’altra coppia, con un bimbo di meno di un anno e la sorellina in età da scuola materna. Mi riempiono sempre di ammirazione la pazienza e la tenerezza con cui giovani adulti si dedicano ai loro piccoli: diventare padre e madre è un tirocinio d’amore che non ha pari nell’esperienza umana. Una vera trasformazione della persona, dove tutto viene coinvolto e nulla, né dentro né fuori, rimane come prima.
Purtroppo, è anche sempre più intenso e trasversalmente presente nei paesi dove mi vengo a trovare, indipendentemente dal continente, un senso di crescente difficoltà e fatica per la vita ordinaria delle famiglie. Chi lavora a diretto contatto con i giovani si trova ogni giorno di fronte a volti e storie che incarnano crisi familiari, il cui impatto è sempre importante e a volte tragicamente pesante per chi è nella stagione della crescita.
Proprio perché sono più complesse ed esigenti le situazioni, i contesti, i vissuti familiari che si creano dentro le mura domestiche, diventa tanto più prezioso poter offrire a ragazzi e giovani relazioni di genuina fraternità, paternità capace di sostenere, maternità che fa rinascere la fiducia nel vivere… Ogni relazione educativa che promuove ambienti e relazioni ricchi di questo tipo di umanità, con quella sintonia tra calore e forza che sono le energie indispensabili per aprirsi alla vita, è un dono prezioso, tanto per le nuove generazioni dell’Africa, come per quelle dell’Europa, America e Asia.
In una sua lettera del 2000 don Edmundo Vecchi, successore di don Bosco quando si è entrati nel nuovo millennio, ci dà questa foto del primo oratorio di Torino Valdocco: “Una comunità, non soltanto visibile, ma addirittura singolare, atipica, quasi come una lucerna nella notte: Valdocco, casa di una comunità originale e spazio pastorale conosciuto, esteso, aperto… In tale comunità si elaborava una nuova cultura, non in senso accademico, ma nella direzione di nuovi rapporti interni tra giovani e educatori, tra laici e sacerdoti, tra artigiani e studenti, un rapporto che rifluiva sul contesto del quartiere e della città”.
La lucerna nella notte. Questo è quello che don Bosco ha acceso e che ha a che fare con la qualità delle relazioni che si creano. Un qualcosa di così basico e fondamentale nell’essere umano, nell’essere genuinamente umani tra di noi, che vale dappertutto. Quando accade e si accende questa luce di rapporti veri e sinceri, la nazione di origine, la differenza di lingua e cultura, passano in secondo piano o, meglio, entrano dentro e si compongono in armonia. L’ho potuto toccare con mano in questi giorni qui a Malta come nei tre anni passati in comunità Zeffirino, in via della Bufalotta a Roma, dove l’arcobaleno delle nazionalità aveva 27 colori diversi.
La lanterna nella notte diventa ancora più luminosa e necessaria in questo nostro tempo in cui tutto è digitale, a partire dalla luce che dagli schermi dei cellulari riempie no-stop gli occhi, i pensieri e il cuore di chi è nato dopo che noi adulti questo habitat digital/social lo abbiamo per loro inventato. Basta guardarsi intorno qui in aeroporto… 8 su 10, non credo di esagerare, sono “a tu per tu” con il loro tablet o telefono. Del resto anch’io son parte dell’80%, visto che sto davanti allo schermo del laptop mentre vi scrivo.
Più si riducono gli spazi di interazione umana non mediati da una chat più diventano importanti, come è l’ossigeno per respirare quando scarseggia (le memorie del covid sono ancora ben presenti). Creare “home”, famiglie, fraternità, amicizie, comunità, cortili… dove si impara l’arte di volersi e farsi sinceramente del bene è una formidabile ecologia umana di futuro.
Anche perché l’unico futuro viene da bambini come quelli che ho incontrato qui in aeroporto o sull’aereo che mi ha portato a Malta. Proviamo a immaginare quale potenziale papà e mamma avremo tra dieci o vent’anni dagli adolescenti che incontriamo oggi per strada o sui mezzi pubblici.
Imparare l’arte di vivere da fratelli e da sorelle rende autenticamente umano il crescere da figlie e figli e rende possibile diventare madri o padri. La lanterna nella notte che don Bosco ci ha lasciato in eredità è proprio quel che ci vuole anche oggi, a tutte le latitudini.
Grazie a Dio ne trovo tante in giro per il mondo. Se a tenerla accesa sono dei giovani come quelli con cui sono stato in questi giorni a Dingli, vicino alle scogliere di Malta, tutto di guadagnato! Appartengono allo stesso habitat social ma sanno illuminarlo con quella luce che passa attraverso sorrisi, sguardi, gesti di prossimità e di amicizia che fan rifiorire la gioia e l’entusiasmo di vivere.
È iniziato il boarding su AirMalta per Fiumicino, e chiudo qui. Stasera sarò a Roma, nella stessa casa dove don Bosco ha scritto nel 1884 a riguardo dei giovani: “Non basta amare; bisogna che si accorgano di essere amati”. Grazie perché questa lanterna continua a farci vedere la strada sicura su cui camminare insieme, qualunque sia l’origine, il posto e l’età.

















