BS Settembre
2023

LE CASE DI DON BOSCO

LA COMUNITÀ

Come la Fenice
Saluzzo

Storia di un oratorio che era un centro vitale nella città, sembrava chiuso e invece è risorto più vivo che mai.

Saluzzo è una città dalla storia avvincente, una capitale del passato da riscoprire. Tra le sue vie scenografiche, palazzi e chiese conservano veri e propri cimeli artistici, prodotti in un lungo periodo in cui in queste terre l’autunno del medioevo si intrecciava con l’esplosione dell’arte rinascimentale. Un vero e proprio cocktail di culture in un luogo che per secoli è stato importante crocevia di uomini, merci e idee.

Volevano i Salesiani a tutti i costi a Saluzzo. Avevano trovato il sito e le prime strutture, si trattava solo di convincere i superiori di Torino. Don Rinaldi, Superiore maggiore della Congregazione Salesiana, era alquanto contrario all’apertura di un Oratorio a Saluzzo non solo per i mezzi, ma soprattutto per mancanza di personale specializzato. Di questa idea era pure l’allora Ispettore. Favorevolissimo, invece, era don Ricaldone nonostante che anch’egli condividesse le preoccupazioni del Rettor Maggiore. I saluzzesi sono piemontesi solidi e testardi. Quando don Ricaldone successe a don Rinaldi, lo tempestarono di richieste per ottenere il consenso alla costruzione dell’Oratorio.

La Provvidenza si servì di un viaggio in treno. L’avvocato Villa, presidente del comitato per l’oratorio fece un viaggio da Roma nello stesso scompartimento di don Ricaldone e don Giraudi, economo generale. «Dopo i consueti convenevoli si parlò di tante cose» racconta l’avvocato. «Io tenni in serbo la mia istanza fino a Nervi, allorché, in un momento di buon umore, pregai don Ricaldone di autorizzarmi a iniziare i lavori di costruzione dell’Oratorio.

Egli mi guardò un po’ stupito; poi sorrise, chiamò don Giraudi e gli domandò: «Hai sentito cosa vuole Villa? Io direi di sì. Tu che ne pensi?». Don Giraudi diede pure il suo consenso. Allora don Ricaldone mi disse: «Ti autorizzo, caro Villa, a iniziare l’Oratorio: bada bene che noi non abbiamo il becco di un centesimo, e tu lo sai. Pertanto aggiustati». Io lo ringraziai vivamente e lo assicurai che ai mezzi avrebbero provveduto i saluzzesi.

Potete immaginare la mia gioia e quella degli amici che mi coadiuvavano nell’impresa. Il generale favore della popolazione ci diede sprone e coraggio contro le avversioni. Alla fine l’edificio con la Chiesa e le sale raggiunse il tetto.

Una sera d’autunno, nebbiosa, vidi spuntare in Via Donaudi un sacerdote, non alto, magrolino, rosso in volto, all’apparenza timido, il quale si accostò titubante al cancello della proprietà, mi disse che si chiamava don Casalis, che veniva da Cuneo, che era il Direttore dell’Oratorio… Quella sera festeggiai l’avvenimento a casa mia ove invitai don Casalis per la cena e per la notte, e così fu fino a che furono preparate cucina e stanza. E poi?»

E poi venne il resto, venne cioè fatto dalla bontà e dalla generosità dei saluzzesi, proprio alla moda delle opere di don Bosco: cioè dal nulla e con migliaia di piccole offerte. L’oratorio fiorì, frequentatissimo. Era normale il detto «Ciao Mama, vada aj Sale». In poco tempo i “Sale” erano entrati nel cuore dei saluzzesi.

Ugo Aimar ricorda: «Sono stato un allievo e assiduo frequentatore dell’Oratorio Salesiano don Bosco. A volte, forse per abitudine o per nostalgia, passo in via Donaudi e butto l’occhio su quel ben familiare caseggiato. Mi sovvengono allora con nostalgia i ricordi dei bei tempi passati.

Avevo circa sette o otto anni quando iniziai a far parte di quella grande famiglia che era l’Oratorio. Di ricordi ne ho un’infinità, ma in particolare mi ritornano in mente l’entusiasmo e l’ansia del mio cuore quando venivano indette «Le Olimpiadi». Quando iniziavano i giochi non conoscevamo orari. A volte a quei poveri sacerdoti non concedevamo nemmeno il tempo di pranzare in santa pace.

Ci raggruppavamo tutti vicino al cancello, alcuni addirittura salivano sul muretto e in coro chiamavamo per nome l’uno o l’altro prete affinché ci aprissero il portone.

Quando finalmente riuscivamo ad entrare era come se una marea di voci festanti e gioiose travolgesse il silenzio e tutt’attorno prendesse vita. Per me andare all’Oratorio era il motivo dominante della giornata. Non avrei potuto immaginare un luogo più bello!»

Addio e arrivederci

Dopo oltre 40 anni di presenza in città, i Salesiani lasciano Saluzzo nel 1981. La parrocchia di Maria Ausiliatrice che era affidata ai sacerdoti salesiani, viene suddivisa e inglobata in parte nella parrocchia di S. Agostino e un’altra parte passa alla parrocchia del Duomo. Viene creata frattanto la “nuova” parrocchia di M. Ausiliatrice nell’area fra via Torino e via Savigliano, dove era sorto e continuava a crescere un nuovo quartiere.

La Diocesi, per dare continuità al lavoro pastorale iniziato e portato avanti con competenza dai Salesiani, soprattutto in favore dei ragazzi e dei giovani della città, si impegna perché ci siano uno o più sacerdoti a coordinare le innumerevoli attività dell’Oratorio Don Bosco.

Non più legato ad una parrocchia specifica, in un primo momento l’Oratorio Don Bosco svolge un ruolo educativo importante nella città e diviene contemporaneamente un centro di aggregazione, di attività ed iniziative della Pastorale Giovanile diocesana.

Dopo alterne vicende ed esperienze, l’Oratorio prende l’attuale configurazione di: Oratorio Cittadino Inter-Parrocchiale. Una missione e un orizzonte condiviso, perseguito dalle comunità parrocchiali della città che, insieme, si impegnano con gioia a vivere.

Dall’ottobre 2018 una comunità di tre Figlie di Maria Ausiliatrice, Salesiane di Don Bosco, vive nell’appartamento all’interno della struttura e collabora con la diocesi, a pieno ritmo, in tutte le attività dell’ODB.

L’Oratorio, che viene chiamato in modi diversi (il Don Bosco, l’ODB, i Salesiani) è tornato ad essere uno spazio di vita e comunione tra bambini, ragazzi, giovani, educatori, famiglie, animatori, volontari, parroci della città e suore Salesiane; un luogo dove si condividono i valori dell’educazione, trasmessi attraverso il Vangelo, la solidarietà, l’integrazione sociale, l’incontro, lo sport, la cultura, il gioco e la testimonianza personale.

L’Oratorio è un tempo di opportunità dove ci si spende per la formazione umana e cristiana dei ragazzi e dei giovani nell’orizzonte ampio della fede e dell’esperienza di Chiesa con riferimento alla figura di don Bosco e alla sua opera educativa, sociale e spirituale.

Il cortile è uno spazio sempre aperto ai bambini, agli adolescenti e ai giovani con una presenza adulta attiva e amichevole.

È stato organizzato un efficace doposcuola per i bambini dalla 1° alla 5° elementare e per i ragazzi delle medie che necessitano di un sostegno individuale allo studio. Il progetto è attuato in sinergia con il Comune di Saluzzo e le Associazioni del territorio, per l’organizzazione di attività in orario extrascolastico.

Attivi sono i vari gruppi e anche cammini personalizzati per ragazzi universitari e corsi di formazione per animatori e volontari che collaborino per aiutare nel doposcuola, per far giocare, per progettare nuovi laboratori, per tenere puliti gli ambienti, per cucinare e per assistere i bambini. L’estate ragazzi e i campi estivi mettono in azione centinaia di bambini delle elementari, ragazzi delle medie e adolescenti. Come ai vecchi tempi.

C’è di più: il Centro Professionale

Palazzo Saluzzo di Monterosso, una delle dimore nobiliari più importanti della città, risalente alla fine del 1500, di proprietà comunale, dal 1972 al 2012 è stato utilizzato come sede dell’istituto d’arte, per poi essere abbandonato. Ora tornerà a nuova vita, pronto ad essere ristrutturato e adeguato per diventare la sede della scuola salesiana Cnos-Fap, oggi ospitata a poche centinaia di metri, sempre nella città alta, a Palazzo Solaro di Monasterolo. Il palazzo, 1250 metri quadrati di superficie disposti su tre piani e 1000 metri di giardino interno, si affaccia su via Santa Chiara.

L’ingresso è da cartolina. Dopo l’atrio si viene accolti da quella che, fino al 1991, era una corte interna, poi chiusa da una struttura in acciaio e vetro a formare un grande salone. Tutto intorno le stanze del pianterreno, mentre ai piani superiori gli spazi sono già suddivisi in aule. Ciò che resta oggi, accanto a grandi camere vuote, sono schegge di testimonianze del passato: muri decorati di epoca rinascimentale e qualche vecchio banco di scuola del recente passato. Nel seminterrato ci sono i vecchi laboratori dell’istituto d’arte, che potranno essere rimodulati per un uso laboratoriale della scuola professionale che, a Saluzzo, ha già attivi corsi di acconciatore, arte bianca, informatica e falegnameria.

Il centro di Saluzzo attualmente ha questi percorsi di qualifica professionale: Operatore del benessere, Erogazione di trattamenti di acconciatura, Operatore delle produzioni alimentari, Lavorazione e produzione di pasticceria, pasta e prodotti da forno, Operatore ai servizi di promozione e di accoglienza, Diploma tecnico dell’acconciatura.

Come studenti della formazione iniziale lo frequentano circa 200 ragazzi provenienti da Saluzzo e dai paesi limitrofi. Ci sono molti ragazzi cinesi provenienti soprattutto da Barge, che arricchiscono certamente la dimensione culturale del centro.

Il team dei formatori e in generale il personale del centro è piuttosto giovane e ben preparato. Negli ultimi anni, stiamo lavorando molto per la formazione carismatica, assieme all’ispettoria essendo il centro tutto in mano ai laici e mancando la comunità religiosa. Dal 2019 la direttrice è la signora Debora Gastaldi. Il centro è autonomo a tutti gli effetti. I Salesiani di Fossano sono un supporto soprattutto carismatico e vengono per le confessioni e le messe previste durante l’anno. Con l’ispettoria e la pastorale giovanile cerchiamo di lavorare in sinergia per continuare a formare il personale e a far conoscere la pedagogia salesiana. Da un paio di anni l’équipe educativa cerca di trovare le strategie più adatte per l’animazione pastorale e il supporto ai formatori.

«Personalmente posso dirti che mi trovo davvero molto bene» afferma suor Alice. «Ci sono tanta disponibilità e molta freschezza! I colleghi sono molto aperti alla formazione e anche a mettersi in discussione. Negli ultimi anni la visita ai luoghi salesiani, le formazioni ricevute dall’ispettoria, i ritiri organizzati nei tempi forti dell’anno stanno dando pian piano buoni e bei frutti. Si lavora molto e molto bene».           

 

DB LADRO
I fioretti di Don Bosco

Al ladro! Al ladro!

5_033
Il messaggio del Rettor Maggiore

Figli di famiglia

6_The author in a mountain hiking with students 2jpg
Don Bosco nel Mondo

Don Bosco nelle Filippine

Girl,Hold,Out,A,Flower
Tempo dello Spirito

La parola di sei lettere che fa miracoli

12_image_6483441 (7)
invitato

«Faccio don Bosco in Papua Nuova Guinea»

17_2005_1104saluzzo-4-11-050033
Le case di Don Bosco

Come la Fenice. Saluzzo

22_Asilo a Pilual
Diario missionario

Vita quotidiana a Lare, Etiopia

24_10944_Don-Alessandro-Stefenelli
Salesiani

Il Salesiano che ha dato il nome ad una città: Don Alessandro Stefenelli

28_Immagine1465380
La nostra Storia

La fontana, il pozzo e la cucina

32_IMG-20220313-WA0013
FMA

Aria di famiglia

Stampa
Come Don Bosco

Pedagogia controcorrente 8 - Il rilancio delle relazioni

First Crocus
La linea d’ombra

Esserci per un nuovo inizio

39_Immagine1467806
La storia sconosciuta di Don Bosco

Don Bosco nel giudizio di padre Edgardo Mortara

40_Hlond_17
I nostri santi

Il Santo del mese - Il Venerabile Augusto Hlond

41_Tafunga
Il loro ricordo è benedizione

Monsignor Jean-Pierre Tafunga

42_Relax settembre 2023 Schema
Il crucipuzzle

Scoprendo Don Bosco

43_Grotta azzurra copia
La buonanotte

La grotta azzurra