FMA
EMILIA DI MASSIMO
Come buoni CASTORI
L’esperienza di Kunchada
Ogni pezzo di legno che veniva usato per formare la diga era l’impegno e la determinazione di ciascun componente del gruppo.
“Sfoglio l’album delle foto e mi accorgo che è trascorso davvero tanto tempo da quando ho vissuto l’esperienza del volontariato; osservo con attenzione i dettagli e provo una certa nostalgia ma è maggiore la gioia di aver fatto un’esperienza: aver dato gratuitamente, una realtà che non sono in grado di vivere ogni giorno. Aver svolto il volontariato è stata una fantastica esperienza per la mia vita”.
Kunchada Lertwitthayawiwat, una giovane thailandese, appartenente al gruppo di volontariato “Salesian Sisters Youth Volunteers”, noto anche come ssyv, desidera condividere la sua storia rivolgendosi soprattutto ai suoi coetanei, ai quali vuole narrare la sua esperienza dando voce alle fotografie. Le chiediamo come sia venuta a conoscenza della realtà di cui oggi fa parte e ci dice che “tutto è iniziato dall’invito fattomi da una suora quando frequentavo la scuola delle Figlie di Maria Ausiliatrice: ‘Vuoi venire a divertirti un po’ con noi?’”.
Un buon legno
Inizialmente non ho capito bene che tipo di proposta fosse né che cosa significasse ma ho pensato che in fondo non avrei avuto nulla da perdere. Le foto che mostrano i vari momenti dell’esperienza sono i singolari divertimenti ai quali la suora mi ha invitato a partecipare: un’opportunità di costruire uno sbarramento naturale imparando a conoscere la natura mediante il contatto delle proprie mani”. Kunchada prosegue così il suo racconto: “vedere i volti sorridenti di persone diverse unite per un unico scopo è stato meraviglioso. Ogni pezzo di legno che veniva usato per formare la diga era l’impegno e la determinazione di ciascun componente del gruppo. Il legno non proveniva tutto dallo stesso albero ma serviva a comporre una sola realtà, proprio come la straordinaria relazione che si è creata tra noi. Sento tanta riconoscenza per la possibilità che mi è stata regalata, in particolare per la conoscenza reciproca, arricchente in quanto non eravamo tutte della stessa età”.
“… aiuterò un pettirosso…”
Chiediamo a Kunchada qual è il ricordo più bello che ha e ci dice che è quello delle suore e delle giovani che, sedute per terra, pranzano insieme, aggiunge che ciò è “la semplicità che non conosce discriminazione, è la concretizzazione dello spirito di famiglia dove le relazioni, anche tra le diverse generazioni, sono vissute con parole e gesti carichi di umanità”. Guardando ancora le foto, prosegue dicendo che “sono state eseguite anche altre varie attività a beneficio degli abitanti che, attuate come se fossero un divertimento, hanno fatto crescere ciascuno”. Kunchada afferma che è maturata in lei la ferma convinzione che quando si fa del bene il risultato è sempre positivo se si fa con il cuore, indipendentemente dalla quantità dell’azione. Quando si compie qualcosa per gli altri occorre che sia piacevole, che si svolga con il cuore ed anche se costa fatica, ed alle volte ci si può anche scoraggiare, quasi senza che ci si accorga si diventa persone alle quali risulta piacevole fare qualcosa di buono per la società. In generale ai giovani piace che il bene si realizzi con allegria, come se fosse un divertimento. Sono molto contenta di far parte delle giovani che si sono dedicate a favore degli altri e sento una grande riconoscenza per la suora che mi ha invitata, per la spiritualità giovanile salesiana che mi ha formata fino ad oggi”.
Completiamo la significativa condivisione di Kunchada chiedendo a suor Mallika Dansom, educatrice, di darci alcune informazioni relative all’esperienza: “I membri del volontariato ssyv, Thidanukroh School, hanno partecipato al progetto “Salva l’ecologia” insieme ad un gruppo di “donne impegnate nel progresso” della provincia di Songkhla allo scopo di costruire insieme una diga per avere così un piccolo serbatoio d’acqua per gli animali selvatici, in particolare durante la stagione della siccità. Nella medesima occasione, si sono unite per piantare 1000 alberi nelle vicinanze, in quanto la foresta è stata distrutta quasi interamente, fatto che ha causato un minore accumulo di acqua nelle valli.
L’esperienza è rimasta impressa nel cuore di chi l’ha vissuta ed ha permesso loro di sentirsi consapevolmente collaboratrici nell’impegno di “restituire la natura alla natura” devastata, direttamente e non, dagli uomini. Il gruppo ssyv ha un motto: “Servire con gioia comunque, non importa come”.
La testimonianza ascoltata fa pensare ad una poesia di Emily Dickinson, “Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi… Se allevierò il dolore di una vita, o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido, non avrò vissuto invano”.
















