BS Aprile
2024

IL TEMPO DELLO SPIRITO

CARMEN LAVAL

Ciò che ci fa umani
IL RISPETTO

Un serpente inseguiva una lucciola per divorarla. Il piccolo insetto faceva l’impossibile per fuggire dal serpente, che la inseguì per giorni. A un certo punto la lucciola, stanca ed esausta, si fermò e chiese al serpente: «Posso farti una domanda, anzi tre?»
«Non sono abituato a rispondere a nessuno, ma dato che ti devo mangiare, chiedi pure»
«Faccio parte della tua dieta?» «No».
«Ti ho fatto qualcosa di male?» «No».
«Allora perché vuoi mangiarmi?» «Perché non sopporto vederti brillare».

La civiltà comincia con il rispetto. Solamente così la dignità di un uomo, la bellezza della natura o di un’opera d’arte possono brillare nel loro splendore. Si tratta di un atteggiamento conforme alla dignità dell’uomo. Ed è incredibile: Dio, l’onnipotente creatore di tutto ciò che esiste, rispetta la libertà dell’uomo!

Oggi consideriamo il rispetto anche come atteggiamento nei confronti di tutto ciò che è importante e prezioso. C’è qualcosa che non è “disponibile” per le creature, che non può essere “manipolato”. Tutto ciò che viene ed è di Dio è degno del massimo rispetto. Per questo viene definito “sacro”. Spadroneggiare su tutto è proprio il contrario del rispetto.

Cominciamo da Dio

Il vero ambito del rispetto è dato dalla grandezza e dal sublime che incontriamo in Dio e nella sua creazione: il rispetto comincia infatti con la meraviglia di fronte alla grandezza e alla bellezza del creato. Nell’Antico Testamento Dio è considerato terribile (cfr. Sir 43,29) e anche il luogo in cui si fa esperienza di Dio esige il nostro profondo rispetto. Quando Giacobbe si sveglia dal sogno della scala celeste, reagisce così: «Ebbe timore e disse: “Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo”» (Gen 28,17). In ultima analisi, dunque, il rispetto è sempre rispetto per il sacro. E sfocia nell’adorazione: lascio che Dio sia Dio, non me ne servo per i miei scopi. Gesù ci esorta a questo rispetto per il sacro con parole provocatorie: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi» (Mt 7,6).

La natura e le cose

Albert Schweitzer ha fatto del «rispetto per la vita» il cardine della sua etica: per lui il senso di ogni etica è avere rispetto per la vita e rendere giustizia al mistero della vita, preservandola. Il rispetto per la vita è per lui la ragione ultima del rispetto e della salvaguardia del creato, e questo conduce poi anche al rispetto per l’essere umano, non soltanto per i grandi uomini, ma anche per le persone umiliate e ferite.

Ogni persona è sacra

Rispettare è saper “guardarsi intorno”, capire che non siamo soli. Se ti rispetto vuol dire che ti vedo, che esisti e ti accetto. Rispetto e considerazione sono strettamente legati. Il rispetto è un sentimento di stima, fiducia, di riconoscimento dei diritti, verso una persona. Si dimostra attraverso l’empatia, accettare l’altro nella sua unicità e diversità, di opinioni e pensieri. A volte tutto ciò può venir meno e vi è una mancanza di rispetto che genera a sua volta un vissuto emotivo di rabbia. La tolleranza alla mancanza di rispetto varia da persona a persona. Il rispetto si può mostrare anche nella vita di tutti i giorni attraverso le due virtù della stima e della cortesia.

Invece ai nostri giorni c’è la smania di insinuarsi nel mistero di ogni essere umano e di far conoscere al mondo intero tutto ciò che fa nella sua vita privata. È la smania di banalizzare tutto quanto. Vogliamo insinuarci in ogni cosa, impossessarci di tutto. Il rispetto ha sempre a che fare con il mistero. E non si tratta solo di vedere, ma anche di ascoltare. Il rispetto non esiste se non sappiamo porgere orecchio a ciò che gli altri dicono. Questo è tutt’altro che facile, soprattutto al giorno d’oggi, nella “società del rumore”.

Rispetto per se stessi

Il rispetto è la considerazione che nutriamo nei confronti di altre persone ma non solo, prima di tutto bisogna imparare ad avere rispetto di se stessi. Se vuoi farti rispettare, devi partire da te e nutrire una buona autostima. Tante madri, “votate” totalmente alla loro famiglia, dimenticano che su chi si fa zerbino gli altri si puliscono i piedi. Spesso le persone troppo disponibili, sottomesse e che dicono sempre “sì” annullandosi, sono poco considerate.

Come pretendere rispetto? Il rispetto non va dato per scontato ma coltivato giorno dopo giorno, con gentilezza e reciprocità. Esigere il rispetto a tutti i costi, con l’imposizione, la sopraffazione è esso stesso mancanza di rispetto. Quindi ricordiamoci, prima di volerlo per forza, offriamolo agli altri, conquistando la loro stima e la loro fiducia.

I piccoli, i deboli, le donne, gli anziani

Ricordiamo come Gesù parla dei bambini e del «Guai a voi» che Egli pronuncia contro quelli che faranno del male alla loro anima (Mt 18, 6 ss.). Oggi tale rispetto è stato in gran parte dimenticato. Quanti sono quelli che si preoccupano ancora seriamente del male che si fa ai bambini? Quanti sono quelli che si pongono in genere consapevolmente il problema delle deleterie impressioni che creature ancora moralmente indifese ricevono da riviste, dal cinema, dalla radio e dalla televisione? Dice dunque Gesù: State attenti, «perché i loro angeli contemplano sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli». Dietro il bambino inerme sta la vigilanza dell’angelo che vede la santità di Dio. Ora, ciò che vale per il bambino vale per tutti gli indifesi.

L’uomo bencreato ha rispetto della grande personalità, dell’opera grande, ma anche dell’essere umano indifeso, dell’inesperto, del debole, del sofferente e dell’oppresso. Segno di montante barbarie è il fatto che la sventura venga offerta in pasto al pubblico e resa sensazionale attraverso la informazione visiva o audiovisiva degli illustrati e del cinema. Il sentimento dell’uomo fornito di dignità davanti al dolore e alla miseria umana è: Via le mani!

Solo il rispetto può sanare le ferite di questo mondo.

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