BS Luglio/Agosto
2022

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Cerco un centro di gravità permanente

A dispetto dell’insistente richiamo a mettersi costantemente in discussione per sottrarsi a ogni rigido determinismo, i giovani adulti del terzo millennio continuano infatti a cercare con tenacia un’identità stabile, un “baricentro” che unifichi le tante rappresentazioni di sé che offrono al mondo.

Nella cultura del pensiero debole, della modernità liquida e delle identità fluide, i giovani adulti sono ormai abituati a fare i conti con una percezione di sé sempre più plurale e frammentaria, in cui spesso fanno fatica a individuare un “centro di gravità” unitario. Stretti tra opposte aspettative sociali, scissi tra i molteplici ruoli che sono chiamati a interpretare nei diversi contesti esperienziali in cui sono immersi, invischiati in una quotidianità precaria e instabile che li costringe a continui rimaneggiamenti delle proprie aspirazioni e progetti di vita, diventano assai presto consapevoli della difficoltà di dare coerenza al proprio disordinato vagare e, come viandanti improvvisati e un po’ sprovveduti, si adattano a navigare a vista, rinunciando a qualsiasi pianificazione a lungo termine del proprio itinerario esistenziale. Una condizione, questa, che per quanto talvolta rivendicata come sinonimo di flessibilità e dinamismo, viene il più delle volte subita, nella misura in cui genera un perenne disorientamento e rende assai complicato costruire una biografia sensata e lineare.

A dispetto dell’insistente richiamo a mettersi costantemente in discussione per sottrarsi a ogni rigido determinismo, i giovani adulti del terzo millennio continuano infatti a cercare con tenacia un’identità stabile, un “baricentro” che unifichi le tante rappresentazioni di sé che offrono al mondo, per potersi salvare da un’esistenza sparpagliata e fluttuante, affidata alla contingenza degli obiettivi a breve termine e delle esperienze quotidiane. Al di là di una certa immagine stereotipata di una generazione che rifugge programmaticamente dal ristagno della “stasis” e che ha fatto dell’adattabilità la propria massima di vita, l’aspirazione a restituire unità al proprio percorso di vita resta uno dei bisogni più autentici che caratterizza la sensibilità giovanile, sebbene non necessariamente quello più appariscente.

Nel cammino verso l’adultità essi non mancano di fare esperienza di come il valore – per tanti versi funzionale alla crescita – della resilienza rischi talvolta di trasformarsi nella dolorosa e rassegnata accettazione dell’impossibilità di conferire una configurazione durevole alla propria personalità, di come le inevitabili e spesso salutari deviazioni dalla strada che hanno scelto di percorrere, se li costringono a perdere completamente di vista il sentiero maestro e la meta finale verso cui sono diretti, possano finire col decretare il naufragio del loro progetto di vita.

Per evitare di smarrirsi nell’inesauribile ricerca di sé, continuando a girare a vuoto tra continui cambi di direzione e improvvise virate fuoribordo, diventa allora quanto mai necessario tener ferma la rotta del proprio itinerario, riuscendo a dotarsi di tutti quegli strumenti e quelle competenze esistenziali che, pur nella laboriosità di un percorso sempre “in divenire”, garantiscano quanto meno la possibilità di andare progressivamente più a fondo nella conoscenza della propria interiorità e di modellare su di essa – e non su obiettivi contingenti o transitorie condizioni esterne – la costruzione della propria biografia.    

Sono un moralista, sono un nichilista,

cambio d’abito sovente, un trasformista,

poco disfattista, ottimo ottimista,

il soggetto più prezioso e prediletto

di qualsiasi terapista.

Un illusionista, esibizionista,

in dalmatica liturgica, esorcista,

preso alla sprovvista da protagonista,

una stella che ha paura di brillare

nella morsa di una svista.

Cerco ancora la strada di casa

sotto un sole che ride,

una pioggia che piange

e una brezza che tira,

per tornare a provare a cercarmi davvero,

per nascondere l’ira…

Cerco ancora la strada di casa

tra un ricordo che arriva,

la speranza che parte

e la rotta che vira.

Se per caso mi manchi davvero, ti prego,

di provare per sempre comunque a cercare la mira,

a cercare la mira…

Sono un alchimista, nato batterista,

che comunica col pop, ma è un jazzista,

Fred Astaire in vista, Messner sulla cresta,

che ha operato a cuore aperto il suo universo

senza aver l’anestesista.

Cerco ancora la strada di casa

sotto un sole che ride,

una pioggia che piange

e una brezza che tira,

per tornare a provare a cercarmi davvero,

per nascondere l’ira…

Cerco ancora la strada di casa

tra un ricordo che arriva,

la speranza che parte

e la rotta che vira.

Se per caso mi manchi davvero, ti prego,

di provare per sempre comunque a cercare la mira,

a cercare la mira…

(Francesco Gabbani, La mira, 2022)

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